Oneida

Success

2022 (Joyful Noise) | psych-rock, kraut-rock, noise-pop

A quattro anni dal prescindibile “Romance”, gli Oneida tornano in pista con la loro ormai classica fusione di psichedelia, kraut-rock e robuste trame d’ascendenza garage/proto-punk, a cui, per l’occasione, sono stati aggiunti, come ricorda il batterista Kid Millions, echi di Jonathan Richman e Velvet Underground, nonché discrete dosi di quel pop chitarristico neozelandese che, tra gli anni Ottanta e il decennio successivo, trovò riparo all’ombra della mitica Flying Nun.

Nel venticinquesimo anniversario della sua fondazione, il quintetto di Brooklyn dimostra di vivere in un universo parallelo in cui la gioia di fare musica rock è più forte di qualsiasi tensione innovativa, e questo significa che “Success” è quel che si dice un disco “solido”, uno di quelli capaci di rendere felici i fan a oltranza di certe sonorità di matrice settantiana, lasciando un po’ di amaro in bocca a quanti, invece, si aspettavano qualcosa di diverso o, comunque, qualcosa in più.
Ma è chiaro, ormai, che gli Oneida fanno gli Oneida almeno da una ventina d’anni e, fatte salve alcune prove mediamente più eccentriche, il sentiero è di quelli battuti e ribattuti, per cui inutile farsi illusioni: gli ingredienti li conosciamo benissimo e sappiamo per filo e per segno dove vogliono e dove possono andare a parare nelle mani dei nostri cinque amici.

Detto questo, l’ascolto delle sette tracce qui raccolte è comunque godibilissimo, a cominciare da una "Beat Me To The Punch” il cui scampanellare chitarristico (che sembra evocare una variante jangle-pop dei Ramones) si trasforma in un’infuocata distorsione che si trascina come un drone schizofrenico praticamente fino all’ultimo solco. Anche l’abrasiva “Opportunities” e lo scoppiettante singolo di lancio “I Wanna Hold Your Electric Hand” scivolano via che è un piacere, la prima scortata da tutta una serie di ghirigori elettronici che fanno pensare a un brano dei Chrome seconda maniera, pur se con meno angoscia esistenziale nello specchietto retrovisore, la seconda una catchy love-song che corre verso orizzonti imprendibili.

 

Con “Low Tide”, che dura quasi nove minuti, si entra in quel tunnel kraut-rock in cui ripetizione, ipnosi e ossessione vanno di pari passo. Un tunnel che gli Oneida conoscono benissimo e che, infatti, percorrono con grande convinzione dei propri mezzi, aiutati dalle tastiere di Fat Bobby, che nella seconda parte spingono il brano verso una rumorosissima conflagrazione al largo di galassie lontanissime.
L’eco della grande stagione musicale tedesca, quella di Can, Faust e Neu!, per intenderci, torna a farsi prepotentemente sentire nei quasi undici minuti di “Paralyzed”, dove sintetizzatori e chitarre filtrate trovano in un ritmo incessante lo sfondo contro cui proiettare il loro instabile duello fatto di fraseggi obliqui, coloriture astratte, pennellate vigorose e vagiti alieni.

 

“Success” è un continuo alternarsi di colpi “terreni” ben assestati e sguardi gettati oltre l’esosfera, come dimostra anche la doppietta finale costituita da “Rotten” e “Solid”, punk spedito tra le stelle, la prima, torrida jam heavy-psych, la seconda.

(18/09/2022)

  • Tracklist
  1. Beat Me To The Punch
  2. Opportunities
  3. Low Tide
  4. I Wanna Hold Your Electric Hand
  5. Paralyzed
  6. Rotten
  7. Solid
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