Tra i musicisti più autenticamente legati al rock primigenio non può certamente mancare il mitico Reverendo che – nonostante l’età e le migliaie di birre – prosegue le sue collaborazioni con “It’s A Matter Of Time”, Lp in cui si conferma come guru del ritorno alle radici del rock più maledetto, volgare e anticonformista. Di certo, a volte esagera, come quando cade nel trivio da bar con la fin troppo esplicita “I Want To Fuck You Baby”, ma nel complesso Reverend Beat-Man non tradisce mai il suo rockabilly maledetto e la sua poetica da emarginato consapevole.
Il blues più anarchico è al centro di tutto (come sempre), ma brani bizzarri come la blasfema “Jesus Christ Twist” o il rock’n’roll indemoniato di “Shut Up!”, con quel canto sporco e la chitarra apparentemente sgangherata, danno un’anima alla musica del reverendo che la maggior parte degli epigoni del blues si sognano.
Per il resto quasi sempre brani brevi, persino al confine del country, che raccontano di futili esperienze quotidiane trattate con ironia (“Banned From The Internet”), o talvolta rallentati a ricercare poesie rhythm’n’blues (la title track).
Quando il reverendo torna alle sonorità più ruvide forse raggiunge il suo meglio, ad esempio nel noise di “Mongolian Talks To Alien”, momento sperimentale caotico che fa comprendere quanto non ci troviamo di fronte a un semplice bluesman, ma a qualcosa di decisamente più complesso e autentico.
02/07/2023