SNUTS - Burn The Empire

2022 (Parlophone)
indie-rock, pop-rock

Era abbastanza facile immaginare che gli Snuts non ci avrebbero mai fatto saltare sulla sedia dalla gioia, ma parte del debutto “W.L.” e alcuni singoli d’esordio in alta rotazione, ruffiani quanto basta da suscitare un discreto appeal nella loro versione live, avevano portato una piccola fetta di pubblico a dare fiducia ai quattro ragazzi di West Lothian. Una speranza che si è rivelata vana.

 

“Burn The Empire” arriva a un anno e mezzo dal primo album, piazzandosi in vetta alle classifiche scozzesi, esattamente come il suo predecessore, assestandosi tuttavia su una strada indie-rock/pop adolescenziale priva di inventiva e contenuto. A conferire un’illusoria aria di novità al repertorio della band sono la title track d’apertura, dove sferzate di basso e ritmi serrati si intrecciano a dettagli elettronici, confezionando un degno tormentone che assolve al proprio compito, e le atmosfere danceable di “Zuckerpunch”, che rimandano in parte all’efficace “Fatboy Slim” del “Mixtape Ep” (2020), con tanto di giri di batteria campionata e riff di chitarra nel finale.

L’abitudine di riuscire a piazzare un paio di pezzi strategici non salva Jack Cochrane e soci dall’imminente disastro: “The Rodeo” strizza l’occhio ai Libertines (cosa che può essere vista come un complimento) e ai coretti scanzonati à-la Kaiser Chiefs, mentre il pop danzereccio e slavato di “Knuckles” subisce le influenze degli ultimi Kooks (non è decisamente un complimento), ai quali non a caso avrebbero dovuto aprire le date del tour prima dell’emergenza Covid. Tale mood si avverte anche con il piattume degli archi sintetici di “End Of The Road”, duetto pop-rock condiviso con Rachel Chinouriri, cantautrice balzata agli onori delle cronache e arrivata a firmare un contratto con la Parlophone grazie a TikTok.

 

Come già dimostrato dagli ultimi pezzi minimali appartenenti al debut, la pseudo-ballad “13” e l’acustica “Yesterday” non apportano grandi contributi all’operato degli Snuts, mancando di profondità nei testi, mentre “Hallelujah Moment” e “Cosmic Electronica” tentano di risollevare le sorti del disco, riproponendo la formula “indie-rock miscelato a elettronica ballabile” senza pretese.

Vale la pena risparmiarsi dallo spendere ulteriori parole sull’inutile “Pigeons In New York”, anche perché il motivo di scrivere una canzone sui piccioni di New York, Glasgow, Mosca, Dublino e Londra è tuttora avvolto dal mistero, così come sulla chiosa finale dal titolo più evocativo possibile “Blah Blah Blah”.

 

Pensato quasi esclusivamente per la dimensione live, il sophomore del quartetto scozzese si apre con una traccia di protesta, promettendo battaglia, per poi buttare tutto in caciara e consumarsi in poco più di mezz’ora nella totale indifferenza, senza indugiare troppo su qualsivoglia contenuto minimamente elaborato e realmente interessante. Tutto ciò non lascia presagire svolte o il raggiungimento di una possibile maturità musicale nell’imminente futuro.

13/12/2022

Tracklist

  1. 1. Burn The Empire
  2. 2. Zuckerpunch
  3. 3. The Rodeo
  4. 4. 13
  5. 5. Knuckles
  6. 6. End Of The Road (feat. Rachel Chinouriri)
  7. 7. Pigeons In New York
  8. 8. Hallelujah Moment
  9. 9. Cosmic Electronica
  10. 10. Yesterday
  11. 11. Blah Blah Blah