Vieri Cervelli Montel

I

2022 (Tanca) | experimental songwriting

Il musicista fiorentino Vieri Cervelli Montel, classe 1995, studia musica jazz alla Siena Jazz University ed esordisce nel 2021 con una promettente versione stratificata e destrutturata di “Almeno tu nell'universo” di Mia Martini. Nello stesso anno si era già fatto notare suonando da spalla a Incani nel tour di “Ira”, rendendo quindi inevitabile che la neonata Tanca Records puntasse su di lui nella sua prima pubblicazione.

Vieri Cervelli Montel è un cantautore anomalo, capace di complesse opere di destrutturazione in cui emergono costantemente melodie che potrebbero definirsi cantautorali. La canzone italiana, il cantautorato impegnato e la musica elettronica genericamente intesa, ma certamente meno convenzionale, convivono in un altrove non semplice da etichettare. Quel che è certo è che “I” (Primo) è uno di quegli album da ascoltare e da leggere: da ascoltare sia come Lp sperimentale sia come una seduta psicoanalitica e da leggere come un'autobiografia.

C’è una forma di claustrofobia che avvolge tutta l’opera e che sembra costituire il comune denominatore dei nove brani, un continuo ritrovarsi in spazi chiusi che non offrono alcuna protezione, ma dove gli eventi, spesso negativi, si succedono senza tregua. Un continuo ritrovarsi in case vuote, in stanze chiuse, in scale escheriane che non sembrano portare a nulla se non a un continuo ritorno nel medesimo punto, dove si piange e si è paralizzati ma non c'è una via di fuga, non c’è nessuno pronto a salvarti. E quando non si è in spazi chiusi, è la nebbia ad avvolgerti. Proprio come nell’inizio del disco (“Nebbia”), brano quasi per solo voce con pochissime note a tessere parvenze di melodie ischeletrite.

“Maestrale” deve parecchio a “Ira” e si spera possa essere l'inizio di un'influenza sempre maggiore nella musica italiana. Si giunge a “Risveglio”, il vero inizio di racconto autobiografico, dove la tragedia familiare e personale (la morte del padre) può essere estesa a tutte le tragedie vissute da ogni uomo, passate, presenti e future. Una lieve melodia di piano viene destrutturata dalla batteria per fare da colonna sonora alle parole della madre che deve comunicare ai figli, con parole introvabili, che il padre non c'è più e lei ora è sola come la luna in cielo. Si termina con un loop di tastiera che fa da preambolo a “Stanca”, altro momento minimale incentrato essenzialmente su piano e voce, in particolare sulle parole “Se non ci sei più”, ripetute prima da Vieri Cervelli e poi in loop da una voce femminile su vocoder, similmente al recente Bon Iver. E' il momento della presa di coscienza su quanto sia necessario andare avanti: il loop “se non ci sei più” termina infine con "ci sono io", primo passo verso un nuovo inizio.

Il percorso si fa sempre più claustrofobico passando da stanze vuote (“Stanze”), segno di una perdita incolmabile, e scale che non portano a nulla. Proprio “Scale” potrebbe rappresentare il culmine emotivo del disco, con dieci minuti alienanti ancora una volta costruiti su pensieri che si sviluppano nel buio di una stanza-prigione ("chiamo ma non mi sentono, piango ma non si svegliano") dove la sofferenza personale non è in alcun modo condivisibile con terzi, in quanto prettamente individuale. A volte sembra emergere una melodia quasi riconoscibile ma viene immediatamente soffocata, almeno sino a metà brano dove - per pochi secondi - emergono gli archi a dare il senso catartico di un pianto liberatorio, che rapidamente svanisce quasi in una sonata classica, prima che questa venga rigurgitata in un orrido gorgo di rumore bianco.

La triade conclusiva “Alba”, "Ultimo" e “Primo” rappresenta il nuovo inizio, la cura per cicatrici indelebili. Prima dialoghi familiari trasfigurati dai ricordi, poi violente destrutturazioni elettroniche, infine il ritorno al canto, quasi come una medicina, l’unica medicina possibile che (noi) conosciamo. La musica.

(22/05/2022)

  • Tracklist
  1. Nebbia
  2. Maestrale
  3. Risveglio
  4. Stanca
  5. Stanza
  6. Scale
  7. Alba
  8. Ultimo
  9. Primo
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