Wovenhand

Silver Sash

2022 (Glitterhouse) | americana, gothic-rock

La musica di David Eugene Edwards sembra essere una delle poche certezze dell’affollato panorama contemporaneo. Undici album con i Wovenhand e cinque con la band dei 16 Horsepower, una scrittura superiore alla media, una progettualità sempre ben definita e una spiritualità gothic-folk dal forte e quasi rude impatto fisico certificano una delle personalità più solide della musica americana.
Il nuovo album “Silver Sash” giunge dopo un periodo di lungo silenzio, David Eugene Edwards questa volta non ha rispettato la cadenza biennale del progetto Wovenhand, restando fuori dal circuito per ben sei anni, dei quali quattro trascorsi a sperimentare nuove soluzioni espressive, frutto di un serrato dialogo creativo con Chuck French dei Planes Mistakes For Stars.

La forte componente religiosa e la natura apocalittica dei testi non hanno perso vigore o smalto, ma è evidente che gli anni della pandemia hanno influito non poco sulla genesi di “Silver Sash”. Una più ricca componente elettronica e un’energia più tipicamente psych-rock, hanno in parte stemperato il solenne misticismo, a favore di un tono più confessionale e pragmatico.
Questa lieve semplificazione concettuale apre le porte a selvagge incursioni a metà strada tra post-rock e industrial (“Dead Dead Beat”), pronte a tracimare verso un nichilismo in chiave Swans/Scott Walker (“The Lash”).
La struttura delle canzoni è apparentemente meno solida, scelta creativa che va a tutto beneficio delle intense e intelligentemente definite partiture sonore. L’epica e granitica “Temple Timber” detta da subito le coordinate di un viaggio nell’oscurità, che non teme potenziali ostacoli narrativi, abilmente affrontati con sferzanti riff (“Sicangu”) e variazioni sul tema gothic-folk dal seducente e diabolico fascino (“8 Of 9”).

Un trittico di canzoni più solidamente ancorate alle distorsioni rock-noise del passato - “Acacia”, “Omaha” e la temeraria ”Duat Hawk” - risveglia antichi ardori e regala qualche asperità a un disco decisamente più cupo e ricco di oscuri presagi, un progetto compatto ma raramente ripetitivo o titubante, un’altra prova di coerenza e integrità artistica che di questi tempi suona quasi come un trionfo.

(02/04/2022)

  • Tracklist
  1. Temple Timber
  2. Acacia
  3. Duat Hawk
  4. Dead Dead Beat
  5. Omaha
  6. Sicangu
  7. The Lash
  8. 8 Of 9
  9. Silver Sash
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