“Lullabies”: ninna nanne per i tempi moderni, favole per musica parole e immagini che sfidano la soffocante seduzione tecnologica, un disco che nell’elegante versione in vinile si trasforma in un gioco di immagini in movimento riflesse su uno specchio progettato sulla falsariga del fenachistoscopio di Joseph Plateau.
Dall’art-pop in chiave electro-noise del precedente album “Brutal”, il passo all’ambient-pop di “Lullabies” è indolore: l’artista svizzera-canadese Camilla Sparksss non ha smarrito lo spirito punk degli esordi (è stata co-fondatrice dei Peter Kernel), le otto tracce sono caratterizzate da delicati groove di mellotron e dal vibrare della voce recitante, un connubio ipnotico e seducente ma mai malizioso.
Quelle di “Lullabies” sono favole che ridestano il bambino che si cela ancora dietro la frenesia della vita moderna, è la vittoria dell’artigianato sulla tecnologia – ci sono voluti mesi per creare lo specchio e le relativi immagini rotanti – ed è la celebrazione dell’immaginazione come prototipo dell’arte futura.
Minimalismo, introspezione, spoken word, atmosfere che tendono al silenzio: il nuovo progetto di Camilla Sparksss è indolentemente rivoluzionario. La fisicità delle armonie è naturale, le ninna nanne sono taumaturgiche (“Temper Temper Mother Nature”), rilassanti (“The Imaginary You”), a volte ambigue (“My Way My Love”), emotivamente vibranti (“Watch Me”). Mellotron e voce recitante sono un unico palpito, apparentemente ostico. Uno spaccato sonoro atipico, da approcciare con la giusta predeterminazione e con uno spirito libero dall’affanno della contemporaneità.
Maneggiare con cura.
28/01/2024