Se vi trovate ancora spaesati di fronte ai meccanismi di TikTok, non siete certo i soli. E questo per tacere delle opportunità offerte da playlist, pubblicità e serie Tv, un’infinita rete di canali personalizzabili che l’industria manovra per portare i propri prodotti nelle tasche di milioni di ascoltatori. Ma sappiate anche che, talvolta, l’algoritmo funziona. Questa perlomeno è la storia di David Anthony Burke in arte d4vd, classe 2005 (sì, ha diciotto anni appena compiuti), autore e cantante cresciuto in Texas, dove fino a qualche mese fa andava ancora a scuola.
Il sospetto che d4vd sia una temibile industry plant (termine che tanto arruffa le penne tra gli ascoltatori dalla memoria corta) è certo molto forte, ma il suo charme è innegabile abbastanza per separarlo dal resto della ciurma: voce ricca ed espressiva, canzoni dolciastre e adolescenziali ma scritte e suonate “alla vecchia maniera”, con eleganti folate vintage e un nervosismo rock che si agita appena sotto la superficie.
Due i brani che l’hanno catapultato nell’etere: la dolente e polverosa ballata chitarristica “Romantic Homicide”, a un passo dal più ciondolante Brian Molko, e il lacrimevole giro di giostra da luna park abbandonato di “Here With Me”, perfetto per incastonare i momenti più intimamente nostalgici della vita di tutti i giorni. Entrambi brani hanno già totalizzato oltre mezzo miliardo di ascoltatori ciascuno su Spotify.
Eppure, la mezz’ora scarsa di “Petals To Thorns” riesce nell’intento di fornire un ascolto suadente, a tratti naif e zuccherino, ma impacchettato con cura. In un panorama spesso protratto verso dance, hip-hop e reggaeton, le canzoni indie-soul di dv4d mostrano eleganti arrangiamenti da camera (“Don’t Forget About Me”, quasi un tributo a Rhye), delicatezze jazz-folk (“Sleep Well”) e finanche dream-pop (“Backstreet Girl” è una ballata alla Beach House), seguendo la scia di colleghe più tradizionali, come Miley Cyrus e Olivia Rodrigo.
Il morbido duetto con Laufey, “This Is How It Feels”, volteggia come un valzer per pianoforte e quartetto d’archi, ma abbondano anche sentori emo per cuori inquieti: la disperata grancassa di “WORTHLESS”, l’intensa trama wave di “You And I” e il corpulento finalone indie-rock di “The Bridge”. Nulla di nuovo per chi magari ha più di diciott’anni, ma, a rischio di passare per reazionari, ogni tanto fa piacere incontrare sonorità familiari anche al di fuori della propria nicchia social.
Difficile stabilire cosa sarà del futuro di d4dv a così breve tempo dalla sua ripidissima ascesa. Dove sono già passati i rapper Roddy Ricch e Desiigner, può benissimo affievolirsi anche la sua stella, persa tra i rifrulli di un algoritmo che si ciba di dieci secondi appena di canzone senza alcuna cura per il resto dell’opera – chiedete a Steve Lacy come ci si sente nell’ottenere fama con mezza frase presa fuori contesto, dopo un decennio di duro lavoro.
Ma al momento il nostro giovanissimo cantautore sembra aver imboccato la strada giusta, se anche non dovesse più riacchiappare i consensi di TikTok, la sua proposta rimane facilmente individuabile, nonché nata a prova d’invecchiamento perché già collocata fuori dalle mode passeggere.
L’ascoltatore più attento potrà trovare l’esecuzione di “Petals To Thorns” formulaica e patinata, ma se l’ascolto vi dovesse stuzzicare comunque le corde del cuore, esiste là fuori un intero panorama di autori simili già più adulti, capaci e ispirati, pur lontani dall’algoritmo – qualche nome da cui iniziare? Tobias Jesso Jr, Charlotte Day Wilson e MorMor. Buon ascolto.
14/06/2023