Il confronto col “
Nosferatu” di Friedrich Wilhelm Murnau, uno dei tanti capolavori del cinema muto espressionista tedesco, sembra avere un fascino irresistibile per un numero sempre maggiore di musicisti. Proprio nel 2022
Jozef Van Wissem ha pubblicato un suo "Nosferatu", ultimo di una lunga serie di artisti che hanno cercato di trovare una musica capace di accompagnare le potentissime immagini di
Murnau. Tutti vivono all’ombra del capolavoro dei
Popol Vuh che con la
colonna sonora del
remake di
Herzog hanno raggiunto vette difficilmente eguagliabili.
Gli italiani
Earthset si erano già dedicati alla musica da film con “
L’uomo meccanico", primo film italiano di fantascienza, titolo quasi sconosciuto ma che ha rappresentato un momento importante per la cinematografia del nostro paese. Il confronto con un monumento del cinema mondiale è sicuramente più coraggioso e per certi versi intimorente. La band bolognese si accinge quindi a inserire le sonorità
post-rock all'interno di un film muto del 1922, riuscendo perfettamente a far percepire all'ascoltatore le sue memorabili immagini.
Incentrato su una breve melodia che si ripete ciclicamente nei diciotto brani, “Nosferatu” coglie molto bene le atmosfere macabre e le immagini iconiche del film. Dopo la breve
intro “Sinfonia del terrore”, si parte subito con la
title track, con le note della chitarra aggressiva che portano l'ascoltatore direttamente in Transilvania, un po’ come gli
Iron Maiden fecero col loro
esordio del 1980.
Separate tra loro da brevi arpeggi di chitarra, che creano quindi una continuità, le tracce si susseguono con vari punti in comune, dove il
riff di chitarra che fa da fondamento all’album viene elaborato, rallentato e variato continuamente (“La cripta”, “Wisborg”). Spiccano alcuni momenti particolarmente riusciti, come “Il lungo viaggio”, tra il
post e l’alternative rock, o la dirompente “Spinnen!”, che partendo da una singola nota di synth in
loop, predispone un'opera di addizione di suoni andando in crescendo di minuto in minuto.
Le canzoni acustiche, come “Il conte Orlock”, o la sua variazione in tema (“La lettera”) accompagnano i momenti più meditativi del film, mentre tra le tracce più convincenti c’è “L’ombra del vampiro”, con un’improvvisa accelerazione dopo circa due minuti attraverso un
riff deciso, quasi stoner. Le melodie si ripetono per chiudere il cerchio con “La caccia” e "Nosferatu il vampiro”, versione alternativa della
title track.
“Le prime luci dell'alba” conclude l’opera come avrebbero fatto i
Mogwai, con la speranza di un nuovo inizio dopo la fine di un incubo. Gli Earthset si confermano una band in una fase di grande maturità e coraggio: si spera che - come accaduto per “L’uomo meccanico" - il loro tour nei teatri continui più a lungo possibile.