MATMATAH - Miscellanées bissextiles

2023 (La ouache / margipop)
breton-folk, prog-rock

Parte “Erlenmeyer”, vera e propria cavalcata di 19 minuti, e capisci da subito che questo non è il classico album dei Matmatah. Lo capisci anche se non li hai mai sentiti nominare prima. Un simile dispiego di ambizione progressiva non è ciò che ci si può aspettare da una formazione bretone che, attiva dal 1995, abbia negli anni costruito la sua credibilità su una simbiosi fra tradizione folk e rock alternativo. Certo, in vent’anni il quintetto di Brest non è certamente stato fermo a contemplare lo stesso orizzonte musicale, e attraverso tutti i suoi album precedenti ha sperimentato linguaggi e stili che gli hanno fruttato una reputazione di band poliedrica e sempre personale. Ma con una struttura da doppio album dei vecchi tempi andati (un’ora e dieci di musica in tutto) “Miscellanées bissextiles” è davvero qualcosa di nuovo.

Elevando all’ennesima potenza spavalderia e spirito camaleontico, il gruppo capitanato dal cantante e polistrumentista Tristan Nihouran manda a farsi benedire ogni possibile pronostico: l’attesa alchimia folk-rock è ancora ben in vista, ma è ibridata al massimo ventaglio di opzioni. Hard rock? Pop psichedelico? Elettronica? Ska? Francese, inglese, bretone? C’è tutto, e quel che è più incredibile è che tutto fila e sta insieme, in una miscellanea impostata su composizioni perfettamente concatenate tra loro. Un pot-pourri di stimoli e influenze che coniuga un’enfasi inedita al carattere ruspante che da sempre caratterizza la formula della band, esaltandone al tempo stesso tutta la raffinata duttilità e donandole nuove accezioni.

Magie di una penna pop eccezionale, affinata nel corso dei decenni e qui più che mai capace di sorprendere con la sua immediatezza e la fantasia delle soluzioni escogitate. Strutture semplici che svelano ricchezze inattese, strofe da due accordi che aprono a bridge e ritornelli da canzoniere sunshine-pop, arrangiamenti guizzanti in un continuo gioco fra irruenza punk e ponderatezza progressiva: nello zibaldone di “Miscellanées bissextiles” c’è spazio per tutto fuorché per la noia.
Le scoppiettanti “Populaire”, “Fière allure” e “L’aventure”, come il roccioso sound di “Obscène Antropocène”, mostrano il gruppo nei suoi territori più familiari, da qualche parte fra patchanka e alternative rock. Anche il tagliente folk-rock di “Le rhume des foins” (“Raffreddore da fieno”) ha senz’altro echi da tardi Nineties, ma “Hypnagogia”? Parte sul dream-pop, muta in un pezzo dei Beatles, poi si allarga in una coda prog/trip-hop che non stonerebbe su un disco dei No-Man… Anche “Bet You And I” gioca coi migliori trucchi armonici Sixties, mentre “Trenkenn Fisel” è Alan Stivell riletto in salsa acid-croft, fra distorsioni elettroniche, riffoni bluesy e controtempi ska che duellano col suono lancinante della bombarda.
In chiusura, la ballatona pianistica “Let’s Say It’s Alright” e il patchwork stilistico di “Coupette” scoprono un perfino un versante “avant” che difficilmente si sarebbe potuto sospettare.

Noncuranti delle mode e dell’età che avanza, ma avventurosi e variopinti come non mai, i Matmatah figureranno in poche “liste di fine anno” al di fuori del loro paese, ma certamente non mancheranno nelle nostre.

24/07/2023

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