MINHWI LEE - Hometown To Come

2023 (Mirrorball)
chamber folk, jazz-folk, songwriter

A volte non esiste un ritorno a casa. Perlomeno, non esiste nel senso letterale dell’espressione. Talvolta questa casa può risultare a portata di mano, per ritrarsi all’ultimo minuto. Talaltra è da ritrovarsi in una dimensione altra, intangibile, nel contatto con persone e contesti che sanno colmare la mancanza. A questo senso di ospitalità, a questa luce che sopperisce alla carenza e all’abbandono, l’autrice coreana Minhwi Lee dedica il suo secondo album. Ai tempi metà delle freak-folker Mukimukimanmansu, raffinata polistrumentista e ideatrice di obliqui quanto apprezzati bozzetti cameristici (il suo debutto solista “Borrowed Tongue” è stato premiato come miglior album folk ai Korean Awards), con “Hometown To Come” la musicista raccoglie anni di idee e ne sviluppa il sottile filo narrativo, ne acuisce la sottile intensità operando con accorta sottigliezza, in un generale senso di accoglienza e calore che appiana ogni asperità. Una casa in piena regola, insomma, in cui trovare ristoro.

Non molto distanti dall’offerta sonora del predecessore, i brani dell’album sfruttano pastellate atmosfere cameristiche, scansioni jazz-pop, sventagliano umori settantiani appena screziati da una sottile aura psichedelica. È la giusta dimensione, il fremito leggiadro che accompagna storie di (stra-)ordinaria speranza, di un’intimità riacquistata dopo lungo attendere: ogni accenno rumorista, ogni singola nota scomposta farebbe franare l’elegante equilibrio di canzoni che vestono come un pennello la propria classicità.
Non che il disco si adagi su un canone, sa donare opportuna soggettività a ciascuna delle otto vignette; resta comunque forte il senso di dolcezza, di familiarità che il caldo contralto di Lee rimarca a ogni battuta. Dalle arpeggiature in minore, quasi in fascia Alela Diane, dell’apripista “Blue Flower”, strumentale dall’aria cinematica, agli sparsi fraseggi di “The Station”, quasi una sorta di slowcore liofilizzato, Lee traduce i suoi rientri a casa con impeccabile finezza, ne restituisce la più vivida impressione interpretando con diffuso calore.

Laddove intervengono i contributi jazz, non è difficile individuare il sottile filo rosso che da Lee Sang Eun e il suo sofisticato codice arty ha portato alla nuova ventata di autrici innamorate del genere, per quanto in Lee traspaia una posatezza che si incentra più sulla scrittura e il contenuto melodico (il passo rado di “Returning”). Non che gli arrangiamenti passino in secondo piano: il controllo sulle orchestrazioni, la gestione dei colori, il sottile dinamismo degli interventi strumentali (la lieve accelerazione impressa nella seconda metà di “Mother’s Mother”) parlano di un’autrice che maneggia perfettamente la complessa arte del songwriting, che nei dettagli esprime un universo intero. La speranza non poteva dotarsi di un’intermediaria più eloquente.

18/12/2023

Tracklist

  1. Blue Flower
  2. The Station
  3. Returning
  4. Mirror Therapy For Phantom Pain
  5. Lost Land
  6. Penitentiary
  7. Mother's Mother
  8. Hometown To Come

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