Andrew Bird

Sunday Morning Put-On

2024 (Loma Vista)
jazz-folk, traditional pop

Chicago, anni Novanta. Un vecchio residence nel quartiere di Edgewater, frequentato dai gesuiti della Loyola University e dagli scagnozzi della mafia russa. La domenica mattina, dalle finestre di uno degli appartamenti, arriva sempre l’eco di una radio sintonizzata su un programma di musica jazz. Il jazz della “Golden Era”, quello degli anni Trenta e Quaranta, presentato dalla voce baritonale di Dick Buckley. Nell’appartamento vive un ragazzo di vent’anni, con una custodia di violino immancabilmente al seguito. Si chiama Bird, Andrew Bird.
Da allora, di anni ne sono passati ormai una trentina e il nome di Andrew Bird di certo non ha più bisogno di presentazioni. Ma quegli scampoli di tempo dedicati al jazz di un’altra epoca hanno lasciato un segno indelebile dentro di lui. È proprio dal jazz e dal swing, del resto, che ha preso le mosse la sua carriera nella musica, prima con gli Squirrel Nut Zippers di Jimbo Mathus e poi con i suoi Bowl Of Fire. Ecco perché la nuova uscita del songwriter americano, intitolata emblematicamente “Sunday Morning Put-On”, suona davvero come la chiusura di un cerchio.

“Faccio musica perché non riesco a trovare in un negozio di dischi quello che sento nella mia testa”: Bird ama riassumere così la sua filosofia artistica. In questo caso, lo spunto viene dalla difficoltà di scovare dei grandi album di jazz vocale capaci di mettere il violino al centro della scena. “La ragione è semplice, ed è la stessa per cui nella maggior parte della musica rock il violino non è mai prevalente: non può competere con il volume degli altri strumenti”. Ecco perché Bird, per questo tributo alla sua anima jazz, ha scelto il formato del trio, con la sua voce e il suo violino accompagnati dal contrabbasso di Alan Hampton e della batteria di Ted Poor (oltre al contributo occasionale di Larry Goldings al piano e di Jeff Parker alla chitarra). “È un formato che offre tutto lo spazio necessario perché l’intera gamma di frequenze del violino possa suonare ricca e piena”.
Bird si accosta al repertorio degli standard jazzistici con questo approccio minimalista, affrontando anche la dimensione dell’improvvisazione dalla prospettiva del cantautore: “Non posso fare a meno di trattare questo materiale come se fosse mio. Non riesco proprio a sfuggire alla mia sensibilità pop, al mio amore per le canzoni con un testo efficace e con una melodia concisa”.

Non c’è da stupirsi, allora, che brani come “You’d Be So Nice To Come Home To” di Cole Porter o “Softly, As In A Morning Sunrise” compiano l’incantesimo di una vera e propria trasmutazione in autografi birdiani. Il violino offre tutte le sfaccettature delle sue corde (ora fulcro ritmico, ora chiave lirica dei brani), la voce si presta con leggerezza all’elegia romantica. I toni restano soffusi, pigri, un po’ svagati: proprio come si addice alla colonna sonora di una domenica mattina.
Viene da pensare al viaggio nel Grande Canzoniere Americano intrapreso da Bob Dylan nella sua infatuazione per i grandi crooner del passato (quella che ha partorito “Shadows In The Night”, “Fallen Angels” e “Triplicate”): il desiderio di andare alla ricerca dell’essenziale, tra i souvenir del modernariato di Tin Pan Alley, è lo stesso che si sente sul languore di “I Fall In Love Too Easily” e di “I’ve Grown Accustomed To Her Face” o sui contorni eterei di “My Ideal” (dove fa capolino anche l’immancabile compagnia del fischio di Bird).

Tra le ombre di “I Didn’t Know What Time It Was” e la danza nervosa di “Caravan” (Duke Ellington, nientemeno), Bird mette in chiusura l’unico brano che porta la sua firma, una divagazione strumentale nel suo stile più tipico intitolata “Ballon de peut‐être”. Ma la sua canzone preferita del lotto, confessa, è “I Cover The Waterfront”, con il suo senso di attesa profumato di oceano: “Where are you?/ Are you forgetting?/ Do you remember?/ Will you return?”. Sembra quasi di sentirle arrivare ancora dalla finestra del suo vecchio appartamento, quelle note di violino cullate dalle spazzole e dagli intarsi della chitarra. E viene voglia di fermarsi lì ad ascoltare, senza dover pensare a nient’altro per un po’, nella mattinata perfetta di un giorno di festa.

09/06/2024

Tracklist

  1. I Didn’t Know What Time It Was
  2. Caravan
  3. I Fall In Love Too Easily
  4. You’d Be So Nice To Come Home To
  5. My Ideal
  6. Django
  7. I Cover The Waterfront
  8. Softly, As In A Morning Sunrise
  9. I’ve Grown Accustomed To Her Face
  10. Ballon de peut‐être


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