In una contemporaneità abbattuta da sconvolgimenti e drammi, la musica di Iron & Wine può essere una piccola consolazione. Una certezza. Le superstar del pop cambiano veste a ogni disco, i colleghi cantautori sperimentano nuove vie: Samuel Beam invece ci porta ancora una volta nel suo mondo, immaginifico e simbolico. Un universo dove è tornata l’ispirazione immobilizzata negli anni della pandemia.
Contraddistinto sempre da toni sereni e pacati, “Light Verse”, settimo album della sua discografia pubblicato ancora da Sub Pop, è caratterizzato da momenti “leggeri”, anticipati fin dal titolo. E che tutto sia tornato alla normalità, lo capiamo con “You Never Know”, la traccia iniziale. Superati i rumori e le distorsioni dei primissimi secondi, ecco – come se niente fosse – il ritorno di Iron & Wine accompagnato dalla chitarra acustica, l’inconfondibile voce e quei suoni “scricchiolanti” che ci danno l’impressione di vederlo suonare sul portico in legno della sua abitazione.
Meno fragile e romantico rispetto ai lavori passati, sostenuto da suoni corposi e arrangiamenti strumentali con cui spesso “duetta” (basti ascoltare il finale di “Tears That Don’t Matter”), Beam compone ancora grandi canzoni: da quelle sorprendentemente più trascinanti – “Sweet Talk” o la pregevole manifattura pop di “Anyone’s Game” – ai momenti più struggenti che lo hanno reso celebre in tutto il mondo (“Taken By Surprise”, la conclusiva “Angels Go Home”).
Se poi nel gioco ci si mette anche Fiona Apple, l’asticella della qualità si solleva. Il timbro vocale del cantautore si incastra perfettamente ai graffi rochi della collega e il suo pianoforte in “All in Good Time”.
Il resto è cantautorato americano di qualità garantito 100 % dalla ditta Iron & Wine.
26/04/2024
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