ANAIIS - Devotion & the Black Divine

2025 (5db)
nu-soul, r'n'b

Di Anaïs Ada, in arta anaiis, si dovrebbero conservare gelosamente i primi due dischi, che la cantautrice però ha deciso di spacchettare, dando al secondo, “this is no longer a dream”, il privilegio del debutto, pur essendo in buona parte meno riuscito di “Darkness At Play”, effettivo esordio datato 2019, quando la Ada ancora si faceva chiamare semplicemente Anaïs. Quattro anni sono comunque trascorsi dalle ultime uscite della musicista franco-senegalese. Un’era geologica, dati i tempi sempre più pressanti delle etichette discografiche. Ma una benedizione per tutti gli amanti della (sua) musica, perché “Devotion & the Black Divine” rischia di essere fin da subito un nuovo centro. 

Registrato ai 5dB Studios di Londra, “Devotion & The Black Divine” nasce come concept sulle insicurezze dell’anima e la volontà di accettarsi a prescindere dai mali subiti, come ben espone il biglietto da visita. Concetti maturati durante la nuova maternità della Ada, che graffia in punta di piedi come una gatta nell’ombra, e punta a miagolare con il mondo che la circonda, emozionandosi per ogni cosa, lasciando che il soggetto dei suoi testi resti sempre e comunque uno spirito libero, aperto a ogni esperienza e alla magnificenza della natura umana.
Sì, è possibilista, Anaïs. E venera il pianeta e l’uomo con la grazia di una cantrice soul fuori dal tempo, per un approccio maturato in quanto da poco anche madre. Musicalmente, l’opera si inquadra ancora in quel calderone nu-soul che abbraccia Solange e Kelela, ma che facendo uno sforzo rievocherebbe in alcuni frangenti gli sfarzi notturni e le progressioni di Kissey Asplund, nome ultra-dimenticato di un macrocosmo la cui eterna fluorescenza è ben restituita dalle quattordici canzoni di “Devotion & The Black Divine”, tra spirituali prime messe in scena (“Something is Broken”) e bassi alla Tricky che giocano con ritmi tipici di altri nomi sepolti di un passato vicino eppure ormai lontanissimo da tutto, come potrebbe esserlo il duo Dusk + Blackdown (“Deus Deus”).

Non mancano nemmeno passaggi più nebulosi, si prenda da esempio l’incipit appena sussurrato di “Call Me (a) (B)”, che anticipa una seconda parte più ariosa e suonata al solito divinamente, mentre si alternano inserti magnetici e pause circensi. Gli archi spuntano spesso solo di lato, senza mai effettivamente dominare la scena, e accade lo stesso anche per i cori, preziosi in momenti più lirici come “Here Comes The Sun”. Ben vengano poi anche gli episodi marcatamente soul vecchia maniera, che sottolineano l’umore rilassato di un album di base stilosissimo (“My World (beyond)”).
“Devotion & The Black Divine” è in definitiva un’opera nu-soul di pregevole fattura. E ridona all’universo-mondo la portata artistica di una cantautrice meno estroversa del primo passato e di certo più allineata melodicamente. Una musicista finalmente libera dai richiami di un’effettistica art-soul che spesse volte appesantisce, rendendo l’ascolto spiazzante, ma meno godibile sulla lunga distanza. Canzoni circolari e definitive in tutto come “Gree Juice”, del resto, non nascono all’improvviso. E se anche in coda riaffiora un piccolo gioiello dallo scrigno, tra sussulti tribali e accordi new wave (!) che ne assecondano l’essenza, non si può fare altro che celebrare a cuore aperto il ritorno di una delle firme nu-soul più interessanti (e purtroppo ancora semi-nascoste) degli ultimi cinque anni.

28/09/2025

Tracklist

  1. Something Is Broken
  2. Deus Deus
  3. "freedom dreaming" [amb's interlude]
  4. Dreamer Too
  5. Moonlight
  6. In Real Time
  7. Call Me (a) (B)
  8. Here Comes The Sun
  9. "an act of togetherness" [amb's interlude]
  10. My World (beyond)
  11. "love and devotion" [Jatovia Gary's interlude]
  12. Green Juice
  13. "every part of my aliveness" [Sanah Ahsan's interlude]
  14. Bright Lights

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