Two roads diverged in a wood, and I,
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference
(Robert Frost, “The Road Not Taken”)
Il secondo album del quintetto emo-rock di Fairfield, Connecticut, è un disco fatto di slanci e esitazioni, scatti punk e aperture melodiche, immediatezza e consapevolezza. “Bambi” affonda molte delle sue radici nei vari strati dell’emo, ma evita di restare impigliato nella nostalgia o nelle formule prevedibili. Rispetto alle più eclettiche fra le formazioni post-emo accasate sull’etichetta Run For Cover, gli stimoli degli Anxious sono forse meno centrifughi, ma compensano abbondantemente con la solidità di suono e scrittura, e fin dalle prime battute conquistano con la continua alternanza tra grinta e malinconia, rabbia trattenuta e apertura emotiva.
Sul piano sonoro, il modello è chiarissimo: emo-rock con un taglio alternative che guarda tanto ai Brand New quanto al piglio pop dei Blink-182 – con meno goliardia, altrettanto fervore, e più vulnerabilità in primo piano. Almeno metà tracklist ha le carte per una presa immediata, senza mai sembrare costruita a tavolino.
Già l’apertura con “Never Said” mette in campo i punti di forza: strofa ombrosa, un riff catartico, ritornello tagliente con la voce ruvida del chitarrista Dante Melucci a rincarare la dose. “Some Girls” lavora su un trucco da manuale del Midwest Emo: il riff arpeggiato si arrotola su sé stesso, uscendo dal 4/4 quel tanto che basta per rientrarci in scivolata, dando movimento al fraseggio melodico. Il brano suona pacato, perfino solare, ma le piccole irregolarità ritmiche della batteria e il volume in crescendo innestano nel quotidiano una dinamica nuova, un tocco grandioso che riesce a non diventare mai roboante.
“Counting Sheep” è la vera mina: apertura corale da brividi, un po’ primi Tribes per chi li ricorda (e non li ha detestati); batteria post-hardcore secca e segmentata – eppure votata a un’insistenza assai skatepunk; un riff su tre note che alterna salti obliqui di sesta e ottava creando tensione e rilascio. Melucci racconta che il pezzo nasce pensando ai Gorillaz del primo album – ma di quella suggestione non resta traccia, e va benissimo così.
Con “Audrey Go Again” arriva il lato più lento e malinconico, tra pianoforte, tappeti simil-Mellotron e una quarta minore strategicamente spaccacuori. In chiusura, un sempre efficace botta-e-risposta vocale emo, ad alzare il livello di struggimento senza mai perdere di incisività.
Anche “Head & Spine” punta sui botta-e-risposta, questa volta su un’ipercarica base pop-punk, a un passo dai Blink-182 ma con chitarre decisamente più sature e taglienti. Su coordinate simili anche “Sunder”, che stratifica ulteriormente il wall of soundchitarristico per dar voce ai sentimenti agrodolci associati alla difficile scelta del cantante di completare gli studi del college, con il rischio (poi superato) di mettere a repentaglio la stabilità della band:
Hey, I want to say
Take me back, now I know that these days
Last summer I sundered, it’s not fair
Take me now, I’ll just come back
Hey, while you’re away
I’ve been thinking about one or two things
Am I ever enough if not here?
Take me now, I’ll just come back
“Bambi” è un disco che – per una volta – sfugge dal racconto indie dell’adolescenza come ricordo nostalgico: l’avvicinarsi all’età adulta è il momento in cui le decisioni bruciano e definiscono, con una consapevolezza che si scopre via via più esigente. Undici canzoni scritte per lasciare il segno, suonate come se ogni scelta contasse. E infatti conta davvero.
13/07/2025