Affidati al mio fodero
Com'è sapere che nessuna di voi puttane può competere
(da “Throw Yourself To The Sword”)
Non lasciatevi ingannare dal sapore teutonico del nome: le Die Spitz sono quattro giovani musiciste originarie di Austin, Texas, 22 anni, amiche sin dai banchi di scuola. Cresciute consumando musica in maniera onnivora, come molti loro coetanei, giungono a far musica centrifugando una gran quantità di stili e influenze. Essendo in quattro a scrivere, amando scambiarsi gli strumenti e rimpallarsi il microfono fra una canzone e la successiva, il risultato non può che essere un cocktail eterogeneo, in grado di riunire sotto lo stesso tetto nineties alt-rock, metal, hardcore-punk, shoegaze e psichedelia. Se vi son piaciuti i recenti lavori di Lambrini Girls e Sprints, le Die Spitz non ve li faranno rimpiangere, anzi, tanto per iniziare cercate in Rete uno dei tanti concerti integrali reperibili, magari la recente performance registrata per KEXP.
Più di qualcuno si sta riferendo a “Something To Consume” come al loro primo album, in realtà il quartetto nel 2023 aveva già pubblicato “Teeth” (sebbene un po’ risicatino con le sue sette tracce in appena 22 minuti), che seguiva di un anno il vero e proprio esordio, l’Ep “The Revenge Of Evangeline”. Sono stati diffusi anche una manciata di singoli, ma tutto finora è passato abbastanza inosservato, almeno dalle nostre parti. Spetta dunque al ciclone “Something To Consume” cambiare la storia della band, considerata fra le più promettenti next big thing del circuito indipendente americano, destinate nei prossimi mesi a rinforzare i cartelloni dei Festival musicali che contano. Nel frattempo, con una firma posta in calce al contratto, la Third Man Records di Jack White è risultata la label più veloce ad assicurarsene le prestazioni.
Che siano piuttosto incazzate lo si percepisce subito, non appena ci si imbatte nella tensione proto-metal ai confini con i Motorhead di “Throw Yourself To The Sword” e nel terrorismo sonoro di “Riding With My Girls”. Basterebbero queste due tracce per conquistare qualsiasi ascoltatore amante di certi suoni chitarristici, ma le Die Spitz dimostrano di amare anche la melodia, non soltanto i riff, ed ecco che un velo di morbida psichedelia avvolge “Go Get Dressed” e “A Strange Moon/ Selenophilia”. Di colpi dal cilindro ne estraggono numerosi, come quando in “Sound To No One” decidono di far arretrare le voci per avvicinarsi all’estetica shoegaze (qualcuno ha detto My Bloody Valentine?), probabilmente una trovata del produttore William Yip, uno di quelli che sa come far suonare una band dagli evidenti tratti gaze-hardcore, visto che fra i suoi “clienti” abituali si scorgono nomi come Turnstile, Nothing, Mannequin Pussy, Touché Amoré, Scowl e Soul Glo.
Ma la vera quadratura del cerchio si trova nella rotonda perfezione di “American Porn”, una delle migliori rock song di quest’anno, un suono che si pone in scia al clit-rock di Hole, L7 e Babes In Toyland, insomma, i nostri anni Novanta. Ava Schrobilgen, Chloe De St. Aubin, Ellie Livingston e Kate Halter – questi i loro nomi – mostrano una libertà compositiva e un’energia vitale che stanno conquistando sia il pubblico che molti colleghi musicisti: fra i fan della prima ora delle Die Spitz ci sono band come Amyl And The Sniffers e Viagra Boys, con i quali non a caso hanno già condiviso diverse serate sul palco. Per proseguire nel migliore dei modi quel tellurico grido di emancipazione che idealmente parte dagli anni Settanta delle Runaways e giunge sino ai nostri giorni passando attraverso le esperienze di Bikini Kill e Sleater-Kinney. Combattendo il consumismo e l’America trumpiana, invocando sesso e desiderio.
04/12/2025