A distanza di un paio di mesi dalla pubblicazione dell’ottimo “Mosaic”, Christian Fennesz torna a offrire un ulteriore saggio di quella pratica sonora che lo ha reso a pieno titolo uno degli autori di riferimento della scena sperimentale contemporanea. Un’attività compositiva fertile che nel corso degli anni ha saputo rinnovarsi e cambiare rotta senza mai perdere in forza ed efficacia. L’occasione viene fornita dalla partecipazione all’attività produttiva – rigorosamente in formato digitale – della piattaforma australiana Longform Editions, come di consueto sotto forma di una traccia unica dallo sviluppo dilatato.
Registrato, come dichiarato dal titolo, negli ultimi giorni dello scorso maggio, il brano si presenta come un flusso ambient che rimette al centro il suono diluito, ma sempre pienamente riconoscibile della chitarra. Un intento non nelle premesse, promosso dal riascolto di un un pezzo del compianto Roland S. Howard. Fraseggi compassati, il riverbero delle corde lasciato libero di diffondersi fino al naturale decadimento per inabissarsi in un substrato sintetico saturo, finemente screziato. Una connessione stretta tra strumento ed elettronica che si riconnette con evidenza ai sei minuti di “Love And The Framed Insects” – apice dell’ultimo album – e prima ancora alle cinematiche derive di “Black Sea”, esaltando quel portato emozionale centrale in molte delle sue opere.
Ideato quale parte di un’installazione sonora destinata al festival Volume, curato dalla Art Gallery of NSW, “The Last Days Of May” è concepito per aderire e confondersi alle risonanze ambientali del Nuovo Galles del Sud, ma sconfessando tale intenzione, si erge a respiro contemplativo che conquista la totalità della scena, affascinando con la sua luminosa grazia.
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19/02/2025
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