Gli album di Greta Kline sotto il nome di Frankie Cosmos sono sempre una ghiotta occasione per riconciliarsi con l’indie-rock. Le graziose miniature e gli scarsi trentotto minuti di riff sornioni e melodie carezzevoli ma mai stucchevoli del nuovo album sono un’ulteriore appendice a quanto già scritto dalla cantautrice newyorkese.
Va però dato atto a “Different Talking” di riuscire a offrire un campionario più convincente e coeso di quanto espresso in passato. Nello stesso tempo il minutaggio, compreso tra il minuto e trentasei secondi di “Not Long” e quello di due minuti e circa trenta secondi di molte delle composizioni (attenzione due brani viaggiano intorno ai due minuti e quarantasei secondi), non rappresenta un limite per l’estrosa natura power-pop della Kline.
Sarà forse l’aver superato la soglia dei trent’anni o la più solida sinergia con il resto della band, ma il nuovo album dei Frankie Cosmos (da moniker ormai si è tramutata in una vera band) contiene una varietà di stati emotivi che profumano di spensieratezza sfuggente e di consapevolezza naif (“Pressed Flowers”).
Le cadenze pop-soul del singolo “Vanity” sono un riuscito concentrato di melodie vezzose e ritornelli ruffiani, la malinconia che agita “Bitch Heart” è frutto di istantanee catturate con una vecchia polaroid, anche le velleità shoegaze di “Tomorrow” esprimono rimpianto ma senza rabbia.
La natura jangle-pop dona leggerezza e un briciolo di quel senso di meraviglia che gli eterni Peter Pan della musica pop riescono a preservare fino alla vetusta età. Come giustificare altrimenti lo slancio sixties di “Your Take On”, la vena surf-beat di “Porcelain”, l’identità puramente indie-pop di “One Of Each”, il fremito psichedelico di “Joyride”. Queste sono canzoni di un’autrice che non accetta di dover crescere senza rinunciare ai sogni e a un briciolo di sana follia.
22/07/2025