Oneohtrix Point Never - Tranquilizer

2025 (Warp)
progressive electronic, new age

Daniel Lopatin torna ad affacciarsi sul mondo, dopo essersi rinchiuso due anni fa nel suo assurdo multiverso con l’accecante “Again”. E per farlo cede alle critiche sui contrasti e gli eccessi più ovvi della società iper-capitalista in cui viviamo. “Tranquilizer” è infatti “un disco modellato su kit audio commerciali di un’epoca passata, un indice di cliché rovesciato dall’interno”, come ha raccontato lui stesso. La memoria recente non può quindi che correre subito ad “Atlas Of Green” di Dialect, album che romanza elettronicamente tale concetto. Ma a differenza di Andrew PM Hunt, Daniel Lopatin mostra una maggiore schizofrenia durante le quindici tappe del suo viaggio, alternando stasi ambient e virulente partiture in Hd come del resto ha quasi sempre fatto.

Fatte le opportune premesse sul concept a monte dell’opera, le prime sensazioni sono di stordimento misto a mera perdizione. Perché se da un lato l’avvio è un uno-due in soporifera trascendenza (“For Residue”, “Bumpy”), tra esotici sfarfallii e docili cambi “ritmici”, “Lifeword” inscena soltanto l’ennesima giungla cibernetica a cui il marchio Onehotrix Point Never ci ha abituati da tempo immemore.
I cinque movimenti posti in partenza scorrono più o meno assecondando tale approccio, prima che le note al piano di “Fear Of Symmetry”, frastagliate in assetto vapor, esondino dal piatto, scatenando così una nuova suggestione che sembra fare il pari con le lame raffigurate in copertina, un'opera intitolata "Blue Interval" e dipinta nel 1972 da Abner Hershberger.
Insomma, meno follia e più contezza. Lopatin, tuttavia, non opera per sottrazione, anzi rincara la dose, pur senza strafare o fiondarsi a capofitto nel suo proverbiale guazzabuglio. Ne emerge così una calma semi-piatta che colpisce, al netto di qualche passaggio eccessivamente “tibetano” o, senza girarci troppo intorno, maledettamente new age, messo in fila quasi come se Lopatin volesse riprendere tra le mani i costrutti armonici di maestri come Gershon Kingsley o la spiritualità insondabile di Michel Uyttebroek (“Bell Scanner”).

Certo, dietro questa fuga luminosa dalle cattive abitudini del pianeta si stagliano anche momenti meno allineati al movente, come l’esoterica “D.I.S.”, persa così com'è dentro glitch telefonici e imprecisati sketch cinematografici. Un episodio che potrebbe essere stato pensato anche come una potenziale colonna sonora di una pellicola che narra un futuro già programmato. Non è un caso, infatti, che nel frattempo il compositore newyorkese abbia curato le musiche di "Marty Supreme", il nuovo film di Josh Safdie con Timothée Chalamet, in uscita negli Stati Uniti a Natale.
“Tranquilizer” è ovviamente la summa delle velleità del disco esposte poc’anzi, mentre i bagliori in field recording di “Storm Show” nutrono la propensione al terzomondismo insita a gettoni nell’animo del compositore newyorkese. Qualche bizzarria electro spunta poi suprema in coda, vedi “Rodl Glide”, ma è solo uno schizzo di lava su una tela perlopiù bianca.

Con “Tranquilizer” Lopatin immagina la sua Pandora. Volarci sopra senza farsi troppe domande potrebbe essere, al netto di qualche zona d’ombra, a suo modo rivelatorio. Un disco che per certi versi lega anche con opportuna maestria l'approccio visionario di "Age Of" e l'inspiegabile confusione di "Magic Oneohtrix Point Never", confermando le abilità sartoriali di uno dei maggiori talenti dell'elettronica del Nuovo Millennio.

22/11/2025

Tracklist

  1. For Residue
  2. Bumpy
  3. Lifeworld
  4. Measuring Ruins
  5. Modern Lust
  6. Fear of Symmetry
  7. Vestigel
  8. Cherry Blue
  9. Bell Scanner
  10. D.I.S.
  11. Tranquilizer
  12. Storm Show
  13. Petro
  14. Rodl Glue
  15. Waterfalls






Oneohtrix Point Never sul web