PREOCCUPATIONS - Ill At Ease

2025 (Born losers)
post-punk

Di quel grande movimento che è stato e continua a essere il revival post-punk, i Preoccupations hanno sempre rappresentato in qualche modo, e alla loro maniera, l’anima più pura e intransigente. Se possibile, anzi, finora i canadesi avevano reso sempre più spigolosa la proposta sonora man mano che, dagli esordi sotto il nome di Viet Cong al cambio di nome loro imposto, la discografia si arricchiva, come se rincarare la dose fosse l’unica strada percorribile, fino ad arrivare a questo “Ill At Ease”, titolo che è tutto un programma (“a disagio”, suppergiù) e che gioca con le tematiche e le sonorità di sempre (“I’ve been buried alive/ but feel delighted”, recita la title track), provando però in parte anche a rinnovarle.

I minacciosi colpi che danno il via a “Focus” e all’album stesso sono un avvertimento, più che un presagio, mentre il brano corre nervoso e notturno senza cercare né trovare soluzione, mostrando tuttavia come i Preoccupations siano tuttora in grado di produrre dei perfetti anti-inni post-punk. Su questi stessi binari si incanala “Panic”, anch’essa programmaticamente annunciata da colpi che qui assomigliano a spari, meno introversa e incorniciata da uno dei migliori ritornelli del lotto. A chiudere il terzetto “sonico” è una “Andromeda” che strizza l’occhio a lidi più orecchiabili, risultando però anche la proposta meno interessante di questo versante.

A destare curiosità sono i passaggi in cui Matt Flegel e soci decidono di variare sullo spartito, in cerca di soluzioni meno scontate. “Bastards”, in questo senso, è un brano al 100% Preoccupations, eppure la freschezza melodica e il suo saper giocare sul filo di una tensione che cresce e si stempera mostrano un lato meno spigoloso ma altrettanto verosimile dei canadesi. “Ill At Ease” si concede addirittura il lusso di virare verso un indie-rock americano ancora sferzato dalla drum machine che imperversa in sottofondo, ma dominato da arpeggi di chitarra che al senso di ostilità prediligono una introspezione meditabonda.

Uno dei picchi dell’album è “Retrograde”, che parte evocando i Joy Division e suona come se stesse per esplodere e invece si risolve in una specie di ballata che galleggia per tre quarti del suo cammino, decidendo soltanto in extremis di trovare una forma compiuta e definitiva. C’è ancora tempo per una “Sken” dalla patina new wave, prima che “Krem2” chiuda i giochi ciondolando in uno spazio indefinito che continua ad avere le sembianze di un buco nero.

Otto canzoni, otto macigni – spesso si sforano i cinque minuti – che però sono meno pesanti di come ci si aspetterebbe, dopo aver provato a descriverli a parole.

25/05/2025

Tracklist

  1. 1. Focus
  2. 2. Bastards
  3. 3. Ill at Ease
  4. 4. Retrograde
  5. 5. Andromeda
  6. 6. Panic
  7. 7. Sken
  8. 8. Krem2

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