E’ un curriculum di tutto rispetto, quello della giovane soprano americana Elyse Anne Kakacek – Lauretta in “Gianni Schicchi”, Norina in “Don Pasquale”, Micaela in “Carmen”, Gretel in “Hänsel e Gretel”, Zerlina in “Don Giovanni” e Susanna in “Le nozze di Figaro” – un percorso che ha intercettato anche l’Italia, dove l’artista statunitense ha trascorso un periodo di tempo per un corso di perfezionamento di cantante lirica, un soggiorno durato più del previsto a causa della pandemia. Ed è proprio durante la sosta forzata che l’artista americana ha elaborato strategie mentali per vincere i timori provocati dallo stop all’attività artistica, la pratica dello yoga e una serie di canzoni nate per diletto puramente personale hanno poi aperto un nuovo fronte creativo, un’ulteriore sfida per Elyse, che aveva già sperimentato la forza terapeutica della musica con un album dove alla voce associava il suono delle campane tibetane (“Satyam”).
Per Elyse Anne Kakacek la forma canzone rappresenta così l’animo vulnerabile della propria identità musicale, un aspetto coltivato ascoltando Tori Amos, Cure, Fiona Apple, Björk, Cranberries, Sundays, Portishead e perfino i Clash, ferme restando le influenze armoniche e timbriche tipicamente classico-romantiche.
E’ questo intrigante insieme di suggestioni e passioni alla base di “The Seventh Gate”, nuovo album di Elly Kace, ovvero l’altra faccia dell’artista americana, quella incline a un dream-pop barocco, dove elemento di rilievo è una profonda connessione tra la musica e il canto con le emozioni, un legame vissuto con tutte le implicazioni sociali e culturali annesse.
La linearità e la ripetitività della musica pop diventano materia malleabile e imprevedibile nelle mani e nella voce di Kelly Kace: è difficile infatti non cogliere le colte trame armoniche di un brano come “Backwards In Blue”, senz’altro più affini a uno scenario neoclassico, ed è in questa capacità di adattare, attraverso l’arte del canto, una partitura per violino e violoncello in un estatico dream-pop dalle sfumature cangianti il punto di forza di “The Seventh Gate”. Ed è sempre la voce l’elemento catalizzatore in “Even With The Light On”, Kelly Kace domina le differenti situazioni melodiche e stilistiche con una dinamicità impressionante, ma è nell’avventurosa “The Body” che le qualità dell’autrice e cantante americana emergono con forza, virtuosismi operistici intercettano una canzone dagli stranianti tratti folk-pop che pescano tanto nella tradizione irlandese quanto in quella mediterranea per un’atipica pop song che mette in fila Enya e Dolores O’Riordan.
“The Seventh Gate” è un concept-album: a far da collante tra le dieci tracce sono poetiche riflessioni sui cicli lunari e sull’importanza dei segni zodiacali, in un misto di ricordi legati all’infanzia (il dream-folk di “Lisianthuses”), ai rapporti affettivi più intimi (la romantica e soave ”What Would Be Enough”), alla rinascita emotiva dopo la sofferenza (il trip-hop di “Dust”) e a quel misticismo spirituale che Elly Kace pone al centro delle sue incursioni nella musica pop (il finale aulico di “Pink Sky”).
In un panorama sempre più affollato di voci folk e dream-pop, l’album di Elly Kace rappresenta una piacevole anomalia, grazie a una serie di colte e complesse composizioni, al rapporto scambievole tra operistica, folk ed elettronica che offre più di uno spunto d’interesse (“Syzygy”, “Moon”) e a una spiritualità che rende l’ascolto di “The Seventh Gate” un’esperienza multisensoriale.
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27/03/2026