Con più di vent’anni di carriera alle spalle e al loro decimo album, i canadesi Metric si confermano come una delle realtà indie-rock più sottovalutate e ingiustamente ignorate degli ultimi decenni. Lo conferma “Romantcize The Dive”, il nuovo disco che li vede rinsaldare le loro capacità e riaffermare la solidità di uno stile eclettico ma compatto, fatto di influenze diverse che vanno dal rock alla disco, ma che si ritrovano in un uno stile coerente e unico, che meriterebbe ben più attenzione di quella che regolarmente ottiene.
Già con la recente doppietta “Formentera” (2022) e “Formentera II” (2023) il quartetto canadese aveva fatto voltare parecchie teste anche presso il pubblico della nuova generazione, che non era lì quando la band esordiva nel lontano 2003 con “Old World Underground, Where Are You Now?”. Con questo nuovo lavoro, Emily Haines e colleghi cercano proprio di riguardare a quelle origini lontane ma mai dimenticate.
Secondo la frontwoman, infatti, il disco recupera quella che si può considerare “l’essenza” della band, intesa come la base solida e ormai sperimentata e cementificata di un suono che funziona senza eccessi o sbavature: un indie puro ma anche sfaccettato, che accetta inclinazioni pop, non dimentica le lezioni dei synth negli anni Dieci, ma recupera, tendenza ormai molto diffusa anche tra le band più attempate, un certo vigore rock che negli ultimi anni pareva mancare.
Lo si sente bene in una canzone dai tratti nostalgici come “Time Is A Bomb”, o in “Tremolo”, entrambi brani che riportano la mente all’era del primo indie chitarristico degli anni Zero. Ma c’è spazio anche per momenti synth-disco come “Crush Forever”, la canzone migliore dell’album e gioiello inaspettato; o per il dream-pop in crescendo – con climax shoegaze – di “Clouds To Break”.
In undici tracce, il disco regala una vasta gamma di sfumature indie sostenute dalle capacità di una band che è sulla scena da abbastanza tempo per sapere bene quello che vuole, e come ottenerlo. Questo non significa che “Romanticize The Dive” sia esattamente un capolavoro: difficile definirlo il miglior album dei Metric, anche solo in questo decennio; ma impossibile allo stesso tempo non sentire un lavoro sicuro e diretto, uno spessore e una qualità da gruppo rock “d’altri tempi” e non confezionato tra TikTok, influencer e ricerche di mercato.
In sostanza, i Metric si riaffermano come una di quelle realtà musicali alle quali guardare sempre con sicurezza, anche perché paradossalmente rimasta sempre ai margini della scena: proprio per questo ancora “onesta”, pur con tutta la sua crescita e il suo percorso dietro le spalle. “Romanticize The Dive” non sarà certo l’album dell’anno: ma è un bene, nel 2026, che un gruppo come i Metric sia ancora in giro a proporci musica come questa.
05/05/2026