Difficile non incuriosirsi al cospetto di un titolo che richiama uno dei paradisi del Mediterraneo, sorellina minore e più fighetta di Ibiza, la culla della Balearic Music, fenomeno che nel tempo ha dimostrato di saper influenzare molte formazioni, non soltanto di area electro. Fra queste possiamo menzionare i Metric, indie band canadese in pista da venticinque anni, caratterizzata dalla voce e dal carisma della biondissima Emily Haines. Canada e Isole Baleari, due scenari geograficamente, climaticamente ed emotivamente piuttosto distanti, ma che nelle nove tracce di “Formentera” riescono a trovare la perfetta, simbiotica coesistenza.
Sulle spiagge di finissima sabbia bianca che circondano l’isola, migliaia di turisti ogni giorno assistono al rito del tramonto, apprezzandone quei colori che non vogliono rappresentano soltanto il malinconico epilogo di una giornata, bensì soprattutto il preludio all’ennesima indimenticabile notte. Tutto questo è fotografato alla perfezione negli oltre dieci minuti di “Doomscroller”, il vero highlight dell’album, una sorta di rave-pop che ricorda a tratti New Order e Faithless, indie-rock chitarristico che alterna frangenti di pura pace con le progressioni che caratterizzano le hit programmate in qualsiasi club ibizenco.
Voglia di fuga, di respirare la vita con lentezza, immersi in un fluido che avvolge e rassicura, alleviando le ansie del quotidiano: questa è la title track, che a un’ouverture sinfonica fa seguire un’efficace sintesi fra Chromatics e Beach House. “All Comes Crashing” è quanto potrebbero produrre gli XX se decidessero di puntare tutto su ritmo e chitarre, in “What Feeks Like Eternity” la Haines gioca a fare la Debbie Harry del nuovo millennio, architettando una wave dal piglio dance, mentre nella plasticosa “False Dicothomy” l’influenza determinante arriva dagli Yeah Yeah Yeahs di Karen O. Quasi tutto decisamente ispirato, per rivitalizzare un marchio lievemente sbiadito dalle prove più recenti.
15/07/2022