POWERPLANT - Bridge Of Sacrifice

2026 (Arcane dynamics)
black metal, deathrock, egg-punk, garage-rock

Theo Zhykharyev, in arte Powerplant (mente ucraina trapiantata a Londra e diventata figura di culto nell’underground DIY europeo), prende tutto quello che aveva costruito nei lavori precedenti e lo getta dentro una cripta infestata da black metal, synth-punk, dungeon-synth, post-punk gotico, horror-punk e garage. Il risultato, sulla carta confusionario oltre che ambizioso, funziona invece in maniera incredibile. Più che essere un semplice album, “Bridge Of Sacrifice” sembra una campagna di Dungeons & Dragons trasmessa da Cartoon Network alle tre del mattino. È sporco, melodrammatico, lo-fi, buffo, epico e romanticamente ridicolo. È un disco che alterna blast beat e melodie Nintendo-style senza perdere coerenza emotiva. La colonna sonora perfetta di un castello immaginario dove Bathory, Devo e Cure convivono con un gruppo di adolescenti necromanti bedroom-punk.

Tra richiami ai più grezzi demo norvegesi dei primi anni Novanta, hook power pop e teatralità vocale tra il gargoyle posseduto e il crooner punk, Theo canta strafatto di energy drink e malinconia. “Florida” racconta letteralmente di un vampiro stanco del suo castello innevato che sogna di trasferirsi nello stato americano. Dietro quei synth sciocchi, quei cori medievali e quelle melodie da carnevale infestato, si avverte una continua alienazione.
Qui c’è musica che cambia pelle ogni trenta secondi ma che riesce comunque a mantenere una direzione precisa, come un sogno lucido che continua a mutare senza mai spezzarsi. “Transactions” parte come un rituale dungeon-synth e si trasforma in una specie di industrial-dance gotica in stile Nine Inch Nails. Totalmente geniale nel suo nonsense, “The Fork” mostra invece un lato sorprendentemente vulnerabile del progetto, con le sue chitarre acustiche e il violoncello che narrano una storia folk decadente. Theo si rivela un ottimo songwriter, riuscendo ad accumulare influenze improbabili ma a costruire una credibile atmosfera.

 

In un’epoca in cui molta musica estrema sembra essere ossessionata dalla propria rispettabilità artistica, i Powerplant (oggi una band a tutti gli effetti) ci ricordano che si può essere visionari rincorrendo un’ambizione folle. L’eccesso è il motore creativo e la vera forza di “Bridge Of Sacrifice”, anche quando il disco sembra collassare sotto il peso delle sue idee. Fallimento totale oppure una piccola opera di culto? Non abbiamo dubbi che possa prevalere la seconda prospettiva.

12/05/2026

Tracklist

  1. Bridge of Sacrifice
  2. Running Cross
  3. Florida
  4. Transactions
  5. The Fork
  6. Hall Of Wolves
  7. Bad Moon Motel
  8. Last Wheel
  9. Arborglyph
  10. Red Death
  11. Wingspan

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