TOKYO SHOEGAZER - Remains

2026 (Higher hell)
shoegaze

C’è qualcosa di spettrale nello shoegaze giapponese, non tanto per l’uso massiccio di riverberi e distorsioni (ormai un linguaggio comune) quanto per quella capacità di trasformare il rumore in paesaggio emotivo. Con “Remains”, i veterani Tokyo Shoegazer comprimono questo panorama fino a renderlo più denso, fisico, quasi più terreno rispetto alle atmosfere più accessibili e rilassate dell’acclamato “Moonworld Playground” (2022).

Con l’iniziale “Pulse” si percepisce chiaramente questa nuova traiettoria. La batteria di Hiroshi Sasabuchi emerge con una presenza quasi aggressiva, tagliando la massa sonora con colpi netti e dinamici. Allo stesso tempo, le chitarre di Kiyomi Watanabe e Yoshitaka Sugahara non si limitano a creare atmosfera: si muovono sistematicamente, addensandosi e ritirandosi in onde di distorsione che cambiano continuamente densità. In mezzo a questa turbolenza, si inserisce la voce di Kyoko Sahara, fragile ma sorprendentemente stabile, capace di rimanere sospesa sopra il caos senza esserne inghiottita.

La svolta più evidente arriva però con “The Reckoning”, dove il gruppo abbraccia una dimensione decisamente più aggressiva. I ritmi accelerano, le chitarre diventano più abrasive e per un momento il disco sfiora territori più vicini al noise-pop di nuova generazione. È un passaggio che dimostra come la band stia cercando di espandere il proprio linguaggio senza rinnegare le radici.

In alcuni frangenti del disco, il gruppo lascia respirare maggiormente le armonie, avvicinandosi per un momento a territori di matrice dream-pop. L’atmosfera diventa più contemplativa, come se il caos avesse finalmente trovato una tregua: è il caso di “Vega” (dolcemente nervosa come un vecchio brano dei Cranes) oppure della prima parte della superba title track, una lunga composizione capace di sintetizzare al meglio l’intero viaggio dei Tokyo Shoegazer. Dopo la quiete iniziale, la canzone si trasforma in una sorta di sinfonia noise dove chitarre e batteria costruiscono una tensione crescente. È un finale che sembra raccontare ciò che suggerisce il titolo stesso, ovvero ciò che rimane dopo il collasso.

Dopo oltre quindici anni di attività, i Tokyo Shoegazer dimostrano di saper maneggiare il loro sound con una rinnovata consapevolezza. Piuttosto che limitarsi ad amplificare la formula classica dello shoegaze – inevitabilmente legata all’ombra lunga di “Loveless” dei My Bloody Valentine – il gruppo decide di comprimere e ridefinire quella grammatica con un prodotto soave e violento allo stesso tempo, dove il rumore sceglie di esprimersi in forma poetica.

10/05/2026

Tracklist

  1. 1. Pulse
  2. 2. Wisteria
  3. 3. The Reckoning
  4. 4. Missing
  5. 5. Haze
  6. 6. Vega
  7. 7. New Dawn
  8. 8. Remains

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