L’intelligenza artificiale troverà una ragazza a Vittorio
Perché lui ci crede ancora che l’amore esiste
Alla formula Tutti Fenomeni si aggiunge un altro Giorgio. Giorgio Poi è infatti produttore e musicista del terzo atto firmato Giorgio Quarzo Guarascio. Scelta importante (e ad ascolto terminato, vincente), dopo che i primi due capitoli – “Merce funebre” e “Privilegio raro” – avevano visto in consolle Niccolò Contessa. Il risultato si chiama “Lunedì” ed è il prodotto più felicemente pop fatto da Guarascio. In questo lavoro, infatti, possiamo sentire il nostro lanciarsi in ritornelli accattivanti (“Mao”) e in potenziali hit “indie”: “Col tuo nome” qualche anno fa avrebbe fatto la fortuna delle playlist di Spotify e delle radio più scaltre. Il tutto sostenuto da morbidi e avvolgenti manti sintetici (sentite l’intro di “Morire vista mare”) e spunti capaci di impreziosire i brani, come quel tocco di sassofono in “Formentera” che avrebbe potuto stare benissimo in “Cosa succede in città“.
Un topos ciclopico come l’amore è calibrato nel linguaggio/stile ormai riconoscibile di Guarascio, fatto di citazionismo, cinismo e giochi di parole: “Per tutta quella coca serviranno due cuori/ Per tutte quelle amanti serviranno due nomi” (“Piazzale degli Eroi”).
Sancisce invece “Vanagloria”, il brano-quintessenza di “Lunedì”: “L’amore è mettersi davanti in una sparatoria/ La mente è una vagina/ Il clitoride è nell’orecchio/ E mentre te lo dico già mi sto facendo vecchio/”. “Lunedì” procede tra scorci personali e frecciate alla contemporaneità, alternando piacevoli sorprese – “La felicità del cane” – o la marcetta-filastrocca di “29 febbraio”. A suggellare l’ascolto ci pensa il finale di “Love Is Not Enough”, con quel crescendo degno del miglior pop tricolore.
26/01/2026