Robert Pollard, da solo o a capo dei
Guided By Voices, ha rovesciato sui propri fan dal 1986 a oggi tonnellate di canzoni. Forse persino troppe, tanto che molti dei suoi dischi sono divenuti pressoché indistinguibili l'uno dall'altro, come una sorta di lungo e inarrestabile
stream of consciousness artistico. Una bulimia produttiva che tuttora continua a far impallidire quella dei molto più giovani
King Gizzard e
Ty Segall, altri personaggi che non scherzano affatto in termini di quantità di album prodotti.
Dopo i
tre lavori diffusi lo scorso anno, nel serrato enciclopedismo della prima emissione datata 2020, "Surrender Your Poppy Field", finiscono il
grungettone di "Volcano", il power-alt-pop di "Physician", le reminiscenze
Who di "Cul-De-Sac Kids", svariati
riffoni assassini ("Stone Cold Moron" pare figlia del
Ty Segall più stralunato) e personali rielaborazioni
beatlesiane, sponda
Lennon ("Steely Dodger").
Inoltre Pollard conferma la straordinaria capacità di mutare continuamente registro vocale, riuscendo ad approssimare la grana sonora dei Guided By Voices ora ai
Rem ("Year Of The Hard Hitter") ora agli
Interpol ("Man Called Blinder").
Robert e compagnia poi, pur non facendo registrare alcuna novità stilistica, restano imbattibili quando riescono a concentrare in una manciata di secondi tutto quello che intendono dire, sfrondando qualsiasi elemento non indispensabile. In tal senso risultano da manuale il minuto e mezzo di "Queen Parking Lot" e ancor più la
so 90's "Always Gone", il pezzo più "figo" dell'album. Del resto i quasi contemporanei
Minutemen di "
Double Nickels On The Dime" qualcosa al mondo avranno pur insegnato...