Kamaal Williams - Stings

2023 (Black Focus)
jazz
Sulla separazione che nel 2018 ha colpito il duo delle meraviglie Yussef Kamaal avete già letto tutto su queste colonne. Così come sul fatto che da quel giorno sia Yussef Dayes che Kamaal Williams abbiano continuato a produrre musica, ognuno per la sua strada. Kamaal ha appena pubblicato il suo terzo album solista, “Stings”, mentre Yusseff ha dato alle stampe la sua prima opera, magniloquemente intitolata “Black Classical Music”, un imperdibile dizionario soul-jazz.

La partenza di “Stings” è mutuata dall’amore di Henry Wu (il nome di battesimo di Kamaal Williams) per Debussy: “The Last Symphony”. Subito dopo un groove ultrasonico, “The Guvna”, si muove lentamente sotto un’elegante fusion che ricorda per molti aspetti il genio di Prince: mentre suonava sotto mentite spoglie sui dischi di Eric Leeds; con la band fusion-funky-pop dei Madhouse; e nel capolavoro di fine carriera “Rainbow Children”. Scorrono seguendo queste direzioni i crescendo funk dell’omonima “Stings” e le languide frasi al piano elettrico di “Little River”.

Più in generale, il suono del nuovo album di Wu è un tripudio di organi elettrici, rhodes ed effetti analogici: come se Kamaal Williams volesse omaggiare il funk futuristico dell’Herbie Hancock degli anni 70, quando dalle ceneri del fantasmagorico “Bitches Brew” il pianista americano si inventò una serie di incredibili pietre miliari (“Mwandishi”, “Crossing”, “Sextant”, “Head Hunters” etc). “Dogtown” ne è un esempio. Sembra nato da una jam session su un tema di Jaco Pastorius: più di sei minuti in cui il basso elettrico costruisce un danza irresistibile sotto un crescendo fusion che fa venire voglia di riascoltare i vecchi dischi di Stanley Clarke e degli Steps Ahead. Anche se Kamaal aggiunge una spiritualità assente nella maggior parte degli artisti fusion cui assomiglia: l’assolo del sassofono sulla ballata “Repercuissions” percorre strade simili a quelle di Paharoah Sanders guidato da Bill Laswell; il lirismo di “Taiwan” è un omaggio toccante alla terra dei propri avi; “Ronan”, scritta per il funerale di un amico, è descritta, correttamente, sul comunicato stampa come se “Bill Evans avesse registrato per la Brainfeeder”.
Quasi a fine scaletta, lo zenit dell’album: il tema di “Magnolia”, presente su ben tre dei tredici brani in scaletta, è una sequenza che entra subito in risonanza con tutti i neuroni, prima in una versione jazz, senza orchestra; quindi in una versione orchestrale, introdotta da un rap; e infine Theo Crocker, con la sua tromba, aiuta Wu a realizzare una magnifica “Magnolia II”, degna di una colonna sonora di un film di Spike Lee. Gran finale "ipercinetico" con i tre minuti scarsi di “PKNNO”, future-funk tra 4Hero, Massive Attack e MC 900 FT Jesus.

Ad assistere Kamaal nel suo terzo disco solista ci sono il fidato arrangiatore Miguel Atwood-Ferguson (Flying Lotus, Bonobo), il bassista Sharay Reed (Urban Knights), la violinista Stephanie Yu (Beyonce, Mariah Carey), DJ Harrison (Stones Throw), il batterista Greg Paul (Katalyst Collective), il tastierista Brian Hargrove (Katalyst, Adrian Younge) e il sassofonista Quinn Mason.

Tracklist

  1. The Last Symphony
  2. The Guvna
  3. Stings
  4. Little River
  5. Dogtown
  6. Repercussions
  7. City Of God
  8. Taiwan
  9. Ronan
  10. Magnolia
  11. The Last Symphony / Magnolia
  12. Magnolia II ft Theo Croker
  13. PKKNO

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