YUSSEF DAYES - Black Classical Music

2023 (Yd/brownswood)
nu jazz

Il titolo è impegnativo, le premesse ambiziose: “Black Classical Music”, un concetto esteso e magniloquente che può pesare come un macigno. Ma l’ascolto che state per intraprendere prova a dare comunque una possibile chiave di lettura, sempre che siate disposti a mettere da parte ogni ideologia d‘approccio e abbracciare la visione di un protagonista abbastanza particolare. Sì, perché questa “Black Classical Music” è un esercizio stimolante, a tratti confusionario nel suo saltare gli steccati uno dopo l’altro, ma che, nonostante tutto, ripaga della fatica proprio grazie all’ingrediente chiave: quella blackness che fa da collante umano oltre ogni confine e tradizione.

Lungo diciannove tracce per settantaquattro minuti di musica, infatti, passato e presente del jazz si mescolano in un continuo gioco di specchi e di rimandi tra classicismo e innovazione, tracciando geografie che abbracciano tutta la diaspora pan-africana, da New Orleans alla Jamaica, la Nigeria e l’Inghilterra. Afrobeat, cumbia, elettronica e musica da camera vengono impiegate per dar fiato tanto alle istanze più spirituali della tradizione nera quanto alla frenetica energia delle metropoli occidentali. Ospiti e collaboratori provenienti da tutto il mondo offrono una pletora di voci e strumenti diversi, un puzzle complesso e a tratti smagliato, ma tenuto assieme, nei limiti del possibile, dalla vivace ambizione di un percussionista londinese che pesta contro pelli e tamburi con la foga d’un reggimento militare: Yussef Dayes.

Convenientemente, l’ascolto si apre con l’esplicativa traccia che dà il titolo all’intero lavoro; Yussef e Alexander Bourt mettono mano al tessuto percussivo, assieme al basso di Rocco Palladino (figlio del celebre Pino, quello che suona con D’Angelo, per intendersi), formando una sezione ritmica serrata e roboante, sopra la quale si dispiegano i disegni quasi elettrici al sassofono di Venna, e un’eccellente prova al pianoforte di Charlie Stacey, che vola lungo i tasti con la foga di un Rachmaninoff. Lo stesso ensemble a cinque compone anche la successiva “Afro Cubanims”, esplicativa sin dal titolo di un calore più avvolgente, che si accosterebbe volentieri ai lavori della concittadina Nubya Garcia. Già con due sole tracce, la “Black Classical Music” di Dayes si presenta stilosa e viscerale, moderna e giovanile, pur rispettosa del passato.

Ma c’è ancora tanto da sviscerare; su “Raisins Under The Sun” entra in scena il blasonato Shabaka Hutchings, mentre “Rust” è un jazz-funk ispirato all’Herbie Hancock anni Settanta, qui concottato assieme a Tom Minsch, col quale Yussef qualche anno fa aveva dato alle stampe un intero album in collaborazione, “What Kinda Music”. Ecco ancora le sintetiche rifrazioni fusion di marca Azymuth su “Chasing The Drum”, il celestiale intermezzo d’arpa “The Light” per coccolare la figlioletta Bahia, il cosmico minimalismo lounge di “Gelato” e “Birds Of Paradise”, la new age esoterica per dipingere il proprio quartiere di “Crystal Palace Park” – questa addirittura più adiacente ai lavori dell’ex-collega Kamaal Williams.

Troppa carne al fuoco? Ci sta, ma Yussef è intenzionato a fare del proprio album un universo sonoro tutto suo, anche a costo di perdere qualche bullone per strada. Stonano sia la moderna canzonetta caraibica “Pon Di Plaza”, con la voce del jamaicano Chronixx, che l’anonimo intermezzo “Presidential”, meglio semmai l’apporto di Masego sulla spiritosa improvvisazione “Marching Band”.

Ma l’ascolto riprende lentamente quota con la fusion di “Jukebox”, si disidrata dentro al neo-soul alla Sade di “Woman’s Touch”, con la soffice voce di Jamilah Barry, poi riparte con convinzione lungo gli oltre sette minuti di notturne esplorazioni nu-jazz di “Tioga Pass”, con romantiche cornici di archi a respirarvi tutto attorno fino a un avvincente crescendo orchestrale dal piglio cinematografico. Poteva essere il gran finale, invece sopraggiunge “Cowrie Charms”, un vago collage di stampo hip-hop altamente personale quanto indecifrabile per l’ascoltatore da casa.

Yussef Dayes non sarà quindi l’autore più a fuoco, il suo indomito spirito collaborativo prende il sopravvento sulla classica stesura di un long playing propriamente inteso, anche quando l’idea di fondo era concettualmente solida. Eppure, anche queste smagliature di scrittura fanno di “Black Classical Music” un ascolto ambizioso e mai parco di fantasia; tra voci, ottoni e tamburi, l’autore pesca a piene mani dalla storia e dalla geografia della diaspora pan-africana, attua un sapiente slalom tra le trappole ideologiche delle conversazioni più prettamente didattiche, e si lancia infine in un sentito omaggio alla propria famiglia, ad amici, colleghi e antenati. Con tale rete di supporto alle spalle, “Black Classical Music” non è solo un saggio di storia passata, ma dona anche speranza per il futuro.

11/10/2023

Tracklist

  1. Black Classical Music
  2. Afro Cubanism
  3. Raisins Under The Sun feat. Shabaka Hutchings
  4. Rust feat. Tom Minsch
  5. Torquoise Galaxy
  6. The Light feat. Bahia Dayes
  7. Pon Di Plaza feat. Chronixx
  8. Magnolia Symphony
  9. Early Dayes
  10. Chasing The Drum
  11. Birds Of Paradise
  12. Gelato
  13. Marching Band feat. Masego
  14. Crystal Palace Park feat. Elijah Fox
  15. Presidential feat. Jahaan Sweet
  16. Jukebox
  17. Woman's Touch feat. Jamilah Barry
  18. Tioga Pass
  19. Cowrie Charms feat. Leon Thomas, Barbara Hicks

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