Rosalía - LUX

2025 (Columbia)
avant-pop, modern classical, musica sacra
Chi potrebbe vivere tra i due
Prima amare il mondo
E poi amare Dio
(da "Sexo, Violencia y Llantas")
Negli ultimi due anni, dopo la chiusura del trionfale tour a supporto di "Motomami", avvenuta il 22 luglio 2023 al Lollapalooza Paris, Rosalía ha dato l'impressione di essere più interessata a sviluppare la carriera di modella rispetto a quella di musicista e compositrice. Era possibile vederla ritratta in gigantografie promozionali di grandi maison della moda (Dior, Calvin Klein, Skims...) tanto per le strade di Madrid quanto per quelle di Los Angeles, testimonial contesa sia per il fascino latino sia per la popolarità acquisita in tutto il mondo ispanico, grazie a una lunga serie di duetti con molte popstar sudamericane. Le sue storie su Instagram certificavano una vita glamour: una diva che da qualsiasi angolo del globo condivideva gran parte delle proprie giornate immortalando stanze d'albergo disfatte, vestiti firmati, ascolti su Spotify, gustose delizie mangerecce e smorfie assortite.
In molti hanno iniziato a pensare che avesse venduto l'anima al "dio successo", rinnegando le radici e gli intenti primordiali, quelli che la portarono a sdoganare presso le nuove generazioni un pezzo di tradizione del folklore spagnolo, il flamenco, rendendola eroina popolare.

La musica sembrava scomparsa oltre la linea dell'orizzonte, fatta eccezione per qualche sporadica collaborazione, quella con Lisa ("New Woman", 2024) buona per consolidarla nel mercato orientale, oppure quella con Bjork ("Oral", novembre 2023), uno degli incontri chiave nella carriera di Rosalía: l'icona islandese avrà senz'altro dispensato consigli utili.
Nel frattempo si interrompeva la relazione sentimentale con la super-popstar portoricana Rauw Alejandro (i versi al passo di valzer de "La Perla" sono senz'altro indirizzati a lui), col quale aveva persino condiviso la realizzazione di un Ep ("RR", marzo 2023): l'interruzione di un flirt inizialmente presentato come indistruttibile lascerà profonde cicatrici nel cuore della cantautrice catalana.
L'incontro con Bjork (chisssà chi ha cercato chi?) e la fine di un amore: da questi due eventi si deve partire per analizzare e comprendere la nuova svolta artistica ed estetica di Rosalía, che nel mese di ottobre 2025 annuncia a sorpresa la pubblicazione di "LUX", il suo quarto album, che la conferma paladina della sperimentazione e del trasformismo.

L'artista catalana torna a reclamare il diritto al cambiamento, staccandosi dall'immagine aggressiva e trasgressiva electro-reggaeton di "Motomami" per puntare su un trend completamente diverso (qualcuno lo ha definito "nun-core"), centrato su una spiritualità sobria, a tratti austera, l'immagine di una donna che intende evadere da tutto il rumore di fondo che popola le sue intense giornate per concentrarsi sulla ricerca di una nuova forza interiore. E fa questo attraverso la preghiera, i canti sacri, rivolgendosi a Dio, un'ascesi dove l'abito monacale non va interpretato come simbolo di rinuncia, bensì di introspezione e successiva rinascita. In questa reinvenzione artistica Rosalía torna a fondere sacro e profano, pop e orchestrazioni massimaliste, tradizione e avanguardismo, raccontando un viaggio interiore alla ricerca della guarigione, della salvezza, della luce (aggiungerei divina).

Nonostante gli impetuosi interventi della London Symphony Orchestra, e gli imponenti cori dei ragazzi della Escolanìa de Montserrat, la straordinaria voce di Rosalía conserva sempre una posizione centralissima nelle diciotto tracce di "LUX" (tre delle quali riservate all'ascolto da supporto fisico). Il suo canto è potente, anche quando in "Mundo Nuevo" si libra nel vuoto, come accadde in "Sakura", la traccia che chiudeva "Motomami". E se in qualche frangente si scovano gli ultimi detriti del passato ("De Madrugà" è l'aggiornamento orchestrale di "Saoko"), il concept - sia musicale che lirico - che guida la composizione di "LUX" è per gran parte completamente nuovo per il repertorio di Rosalía. Si tratta di mini-opere concentrate in uno spazio che oscilla fra i due minuti scarsi e i quattro minuti e spicci di durata, aventi uno svolgimento complesso (per gli standard pop) ma mai inaccessibile, spesso prive di un vero e proprio ritornello ma con continui, repentini cambi di scenario.

Una chitarra pizzicata disegna l'atmosfera sulla quale è costruita "La Yugular", uno dei momenti più commoventi del disco, specie quando Rosalía enuncia alcuni versi in arabo, per poi slanciarsi in una preghiera-filastrocca sostenuta dall'imperioso crescendo impresso dall'orchestra, e sfociare nel campionamento di un'intervista rilasciata nel 1976 da Patti Smith (ecco la spiegazione del divertente selfie di qualche settimana fa), nella quale fra l'altro cita i Doors. Questo per far comprendere l'enorme quantità di elementi presenti all'interno di ciascuna canzone di un lavoro densissimo, cantato utilizzando 14 lingue (a conferma dell'approccio globalista da sempre perseguito), fra le quali l'italiano, in "Mio Cristo piange diamanti", un vero e proprio canto sacro, interpretato con grazia sovrannaturale. Altro esempio è "Porcelana", nella quale dopo una citazione in latino, Rosalía abbraccia intrusioni trap, una strofa che ricorda Arca, un passo in cinese mandarino, chiudendo poi il brano con sentori di flamenco.
Il flamenco, le sue radici, che tornano con forza ne "La Rumba del Perdòn", ospiti Estrella Morente - sorella del leggendario Enrique - e la folksinger catalana Sìlvia Pérez Cruz.
Oltremodo toccante anche lo sviluppo di "Sauvignon Blanc" (che rinnova la pura bellezza di "Hentai"), giocato per gran parte sul pianoforte, per non parlare dell'infinita poesia contenuta nel minimalismo ecclesiale di "Memòria", duetto in portoghese condiviso con Carminho, e la conclusiva "Magnolias" dove Rosalia affronta l'epilogo affermando "Io che vengo dalle stelle/ Oggi mi trasformo in polvere/ Per ritornare da loro", preghiera finale che sottolinea la caducità dell'esistenza umana, l'inevitabilità della morte, da sempre centrale nella sua poetica, sin dai primi versi di "De Plata", correva l'anno 2017: "Cuando yo me muera...".

Tante le eccellenze coinvolte nel progetto: Guy-Manuel Homem Christo dei Daft Punk partecipa alla composizione della vivace e bellissima dichiarazione d'amore "Reliquia", probabilmente mettendo mano ai sorprendenti ultimi venti secondi, Charlotte Gainsbourg a quella di "Jeanne", Bjork e Yves Tumor (che ripete una vecchia frase pronunciata da Mike Tyson: "I'll fuck you till you love me") nobilitano il singolo "Berghain", uno degli episodi più potenti dell'album; gran parte degli arrangiamenti sono curati dalla compositrice Caroline Shaw, già vincitrice di un Premio Pulitzer e di un Grammy Award; fra i credits si scorgono anche i nomi di Nigel Godrich, Pharrell Williams e Tobias Jesso Jr.
Ma alla fine dell'ascolto ai detrattori resteranno alcuni dubbi: "LUX" sarà scaturito da una scelta consapevole dell'artista, oppure sarà il frutto di una strategia concertata a tavolino dallo staff che gestisce la sua immagine? Quanto è considerabile spontaneo e quanto costruito? Rosalía è davvero un'artista grande a tal punto da poter ideare, concepire, scrivere, co-produrre un progetto tanto sfidante, sia per sé stessa che per i suoi ascoltatori?
La sensazione è che nessun'altra popstar del suo calibro avrebbe potuto produrre oggi un lavoro come "LUX", un concentrato di avant-pop, modern classical e musica sacra. Si fa fatica a immaginare un disco simile da Dua Lipa, Lady Gaga, Miley Cyrus o Billie Eilish. Essere originaria di una terra profondamente cattolica forse rende Rosalía più idonea, credibile e sincera nell'interpretare un ruolo cattolico-centrico, entrando nella parte anche in maniera molto personale, distante ad esempio dalle modalità utilizzate da Madonna ai tempi di "Like A Prayer". Con ancor maggiore difficoltà si potrebbe immaginare un prodotto simile realizzato attraverso l'utilizzo di intelligenze artificiali, alle quali molti artisti con carenza di idee e di ispirazione oggi pare si stiano rivolgendo. È come se Rosalia avesse trovato una strada per dire: è tutto vero, è tutto realmente suonato e cantato, ora provateci voi...

Recentemente un noto magazine specializzato spagnolo, Rockdeluxe, ha posto due dischi di Rosalía ("El mal querer" e "Motomami") in vetta alla classifica degli album spagnoli più importanti e significativi degli ultimi 25 anni. Ora grazie a "LUX" possiamo ritenere idealmente conquistato l'intero podio, peraltro con tre lavori molto diversi fra loro. Un risultato eccezionale. A Rosalíaè bastato lo spazio di quattro dischi per entrare di diritto fra i più grandi musicisti spagnoli di tutti i tempi, acquisendo quell'immortalità che nei versi di "LUX" non viene mai citata, ma che in molti ora sentiranno di poterle riconoscere.
Io entro nel mondo
E il mondo entra in me
Io occupo il mondo
E il mondo occupa me
Io entro in un haiku
E un haiku occupa un paese
Un paese entra in una scheggia
Una scheggia occupa l'intera galassia
L'intera galassia entra in una goccia di saliva
Una goccia di saliva occupa la 5a strada
La 5a strada sta in un piercing
Un piercing occupa una piramide
E una piramide sta in un bicchiere di latte
E un bicchiere di latte occupa un esercito
E un esercito sta in una pallina da golf
E una pallina da golf occupa il Titanic
Il Titanic sta in un rossetto
Un rossetto occupa il cielo
Il cielo è la spina
Una spina occupa un continente
E un continente non ci sta in Lui
Ma Lui ci sta nel mio petto
E il mio petto occupa il suo amore
E nel suo amore voglio perdermi
(da "La Yugular")

Tracklist

  1. Sexo, Violencia y Llantas
  2. Reliquia
  3. Divinize
  4. Porcelana
  5. Mio Cristo piange diamanti
  6. Berghain
  7. La Perla
  8. Mundo Nuevo
  9. De Madrugà
  10. Dios es un Stalker
  11. La Yugular
  12. Focu 'ranni
  13. Sauvignon Blanc
  14. Jeanne
  15. Novia Robot
  16. La Rumba del Perdòn
  17. Memòria
  18. Magnolias