Salvare grande musica dall’oscurità: questo è l’impegno della
label Joyful Noise e della serie di pubblicazioni in
limited edition della White Label Series. Ogni mese un musicista sceglie un artista in quell’enorme sottobosco produttivo contemporaneo, affidando alla capillare distribuzione dell’etichetta 500 copie in vinile, portando così alla ribalta dei media album altrimenti destinati a essere appannaggio di pochi fortunati navigatori del web.
Dodici album scelti da dodici artisti (quest’anno tocca tra gli altri a
Thurston Moore,
St Vincent e
Yonatan Gat), offerti al pubblico anche in un pacchetto in abbonamento, sottoscrivibile solo sul sito della Joyful Noise.
Particolarmente interessante è l’album scelto per la serie White Label dalla musicista
Cate Le Bon, ovvero l’esordio solista dell’ex-componente del gruppo gallese Y Niwl, nonché collaboratore di
Gruff Rhys, Gruff Ab Arwe. Sotto il
moniker Bitw (slang fanciullesco per il termine
tiny - piccolo - ma anche acronimo per
best in the world), Ab Arwe mette in campo un esordio stravolgente, un piccolo capolavoro di miniature
pop-psych-baroque sulle orme di
Martin Newell e
R. Stevie Moore. I fan di
Xtc,
H.Hawkline,
Monochrome Set ed
Euros Child sono avvisati: “Bitw” è il perfetto disco
outsider che desideravate da tempo e che non avevate più il coraggio, o la fiducia, di chiedere. Dieci brani che offrono un condensato
naif di quel sottobosco pop anni 80 che contrapponeva alle roboanti produzioni da Mtv intuizioni melodiche potenti spogliate da inutili orpelli, antesignane di quel
lo-fi che tiene ancora banco nel panorama della musica indipendente.
Ambizioso nella scrittura ma modesto nelle pretese, ”Bitw” offre un surf-pop alla
Gainsbourg (“Diolch Am Eich Sylwadau, David”), armonie elettro-pop in salsa
new wave (“Chwefror”) e delizie psichedeliche che mettono d’accordo i fan, ammesso che siano in conflitto, sia dei Monochrome Set che degli Xtc (“Honey Milk Salt Miracle”).
Ab Arwe fa sue anche le prerogative anti-sessiste e anti-capitaliste della Sarah Records, un atteggiamento ideologico che è percepibile anche nell’estetica delle canzoni, tra
jangle-pop in chiave
twee (“Siom”), malinconici twist scanditi da vellutati
beat elettronici (“Love is Happening!”), elaborate melodie
folk-baroque (“With You”, “Plentyn Oeddwn I”) e intuizioni pop che da sole valgono l’acquisto dell’album (“Don't Get Caught In The Rain”, “Split Six”).
Se siete ormai annoiati e delusi dalle tante
next big thing proposte da stampa e web, è forse il caso di dare un ascolto a questo delizioso esordio. Come diceva Euripide: "Gli Dei ci creano tante sorprese: l’atteso non si compie, e all’inatteso un Dio apre la via".