Per la serie “dischi belli che quasi non sembrano fatti in Italia”, ecco la terza uscita a nome Clever Square, che segna una svolta importante per un progetto che ha rischiato di disintegrarsi e ora procede sulle salde spalle di Giacomo D’Attorre. Nonostante vicissitudini e difficoltà assortite, ne esce fuori un lavoro ancor più centrato rispetto al passato, che raggiunge il bersaglio anzi tutto attraverso la piacevole immediatezza di una “Cringe” che mostra la medesima solare malinconia di ”Range Life” e di una “Denial And The Wizards” che ci riporta agli spensierati tempi dei Dinosaur Jr.
Due citazioni – quelle di Pavement e J Mascis - non casuali, visto che le influenze del disco sono tutte incastonate negli anni 90: un indie-rock moderatamente obliquo che fa tanto Sebadoh e Guided By Voices. Ma a un ascolto non distratto non sfuggiranno anche influenze di Americana (“Busted Religions”), rimandi alla migliore tradizione alt-folk d’oltreoceano (la commovente “He Cried, She Decried”, a due passi dagli Sparklehorse più evocativi) e persino morbide ritmiche jazzate sempre pronte a incresparsi (“Endless Herman”).
In “Too Spoon-Feed You” la dolcezza del pianoforte viene lacerata sul finale da improvvisi feedback di chitarra, mentre sulle note di “Fast Food Lovers” (ma anche altrove) Giacomo cerca inflessioni vocali che lo avvicinino ad Alan Sparhawk. Ospite d’onore Adele “Any Other” Nigro, impegnata con voce e sassofono in “Avocado Phishing”, brano dall’estetica slacker tipica dei lavori di Courtney Barnett e Kurt Vile. Il suo bassista Marco “Halfalib” Giudici ha registrato il tutto, con Andrea Napolitano alla batteria e Francesco Lima alle chitarre.