Deep Purple

Ian Gillan e la reunion con Ritchie Blackmore: “È stato magico, alla fine era un po’ brillo”

Una reunion storica, quella dei Deep Purple, avvenuta lo scorso 12 agosto al Northwell at Jones Beach Theater di Wantagh, New York. Sul palco assieme agli ex-compagni anche il chitarrista Ritchie Blackmore, che non suonava dal vivo con la band dal 1993 e che ha raggiunto a sorpresa il gruppo sul palco per eseguire “Smoke On The Water”, suggellando così un riavvicinamento che fino a pochi anni fa sarebbe apparso difficilmente immaginabile.

Intervistato da Joann Butler nel podcast “In Studio With…”, il cantante Ian Gillan ha ricostruito la genesi dell’incontro, spiegando che i rapporti con Blackmore si erano in realtà ricomposti già da tempo: “È stato bellissimo. È stato fantastico. Io e Ritchie siamo in contatto da qualche anno ormai; ne è passata di acqua sotto i ponti. Non amo usare i cliché, ma in questo caso è davvero calzante. Ritchie mi ha scritto una bella lettera qualche giorno prima del nostro arrivo a New York, chiedendomi: ‘Pensi che vada bene? Che ne dici se salissi sul palco per ‘Smoke’?’. Io ho risposto: ‘Certo, assolutamente’. Mi è subito venuto un sorriso. Ho pensato: ‘Beh, certo che sarebbe meraviglioso. Sarebbe fantastico’”.

Blackmore vive non lontano da Jones Beach, a Long Island, e organizzare la sua partecipazione al concerto è stato quindi relativamente semplice. Ben diverso, invece, il peso simbolico di quel ritorno, dopo oltre trent’anni di lontananza e una storia segnata anche da forti contrasti personali. “È stato grandioso quando è salito sul palco: un momento magico. È passato molto tempo. Una volta risolti i problemi tra di noi, ci si dimentica un po’ di tutto il resto; anche se, ovviamente, non tutti ne sono consapevoli. È stata una sensazione meravigliosa e calorosa. Dopo lo show abbiamo bevuto qualcosa insieme nel camerino. Credo che lui sia tornato a casa un po’ brillo. Ma è stato fantastico: davvero un momento magico”, ha raccontato Gillan.

Il cantante dei Deep Purple ha quindi riflettuto sui rancori e sulle tensioni che in passato avevano incrinato i rapporti all’interno della band britannica, sottolineando come con il trascorrere degli anni sia diventato naturale lasciarseli alle spalle: “La vita attraversa tante fasi diverse e non puoi davvero permettere che tutti questi problemi continuino a esistere; finiscono per diventare forze distruttive di per sé. Noi abbiamo superato tutto questo. Hai mai visto ‘Spinal Tap’? Beh, per la maggior parte di noi è andata proprio così, inclusi i Beatles e tutti gli altri. Quando metti insieme quattro o cinque ragazzi poco più che adolescenti o ventenni, formi una band e vai in tournée, si crea uno spirito di cameratismo e un’unità che li rende quasi inseparabili, conferendo loro grande forza e identità. Ma quando le cose si ingrandiscono, entri in contatto con il mondo reale e con una realtà più vasta; entrano in gioco molte influenze esterne. E la chimica umana è la più complessa di tutte le scienze, quindi non possiamo gestirla o prevederla quando siamo giovani; poi ti trovi ad affrontare situazioni inedite, momenti critici. Certo, le cose possono andare storte, ma questo non significa che debbano restare tali. Così, col passare degli anni, ti lasci tutto alle spalle”.

Anche Blackmore, pochi giorni dopo il concerto, aveva raccontato a “Guitar Player” le emozioni provate tornando sul palco con i Deep Purple: “È stato molto toccante, perché sono salito sul palco velocemente e ho dovuto suonare subito. Non ho potuto fare un riscaldamento, ma non ero lì per suonare le note perfette. Ero lì per rivedere vecchi amici che non incontravo da 40 anni; stiamo tutti invecchiando. Credo che ci siamo resi conto che forse quella sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo visti. È stata una situazione delicata; non ho suonato nulla di troppo tecnico, perché sentivo di dovermi attenere alla semplicità. A un certo punto ho comunque perso il filo, ma non era quello il motivo per cui ero lì. Ero lì per sanare eventuali ferite… anche se non ce n’erano. Eravamo come commilitoni che si ritrovano dopo aver combattuto insieme sul fronte occidentale. Un momento davvero emozionante”.

La portata dell’incontro era stata sottolineata dallo stesso Gillan già durante il concerto. Al termine di “Smoke On The Water”, il cantante si era rivolto al pubblico per rendere omaggio al vecchio compagno: “Devo dire una cosa. Un paio di giorni fa ho ricevuto un messaggio. Un paio di giorni fa ho ricevuto un messaggio da un ragazzo del posto. Mi è arrivata una lettera da quest’uomo che diceva: ‘Abito proprio qui dietro l’angolo. Ti dispiace se vengo a suonare un po’ con voi?’. Vi assicuro che è stato un vero piacere riavere sul palco il membro fondatore, la grande leggenda, l’immortale Ritchie Blackmore. Grazie, Ritchie. Devo dire che è stato un grande piacere. Ci vediamo al bar”.