Approfondimenti

Futurepop

Dieci dischi cruciali per il synth anni 00

di Paolo Chemnitz
Per affrontare l’argomento futurepop, dobbiamo fare un salto all’indietro di circa vent’anni, quando alcune sonorità di matrice Ebm ed electro-industrial si stavano momentaneamente spegnendo per una serie di motivi (a tal proposito, una label di primaria importanza come la Zoth Ommog aveva chiuso i battenti sul finire del 1999). Proprio in quel periodo, nei club frequentati dal popolo dark, alcuni dj stavano cominciando a proporre qualcosa di assolutamente nuovo, perché il futurepop in qualche modo prendeva le distanze sia dalla classica Ebm tout court che dalle sue derive più industriali e sperimentali.
In effetti, questo genere ibrido eredita al suo interno solo qualche piccola peculiarità di taglio Electro Body Music, rivoluzionando la visione stessa di clubbing oscuro: le influenze principali del futurepop, sebbene siano da ricercare nella new wave (le vocals profonde e melodiche, persino romantiche) o nel synth-pop (anche in questo caso i Depeche Mode rivestono un ruolo fondamentale), non possono prescindere dalla musica trance o dalla più commerciale eurodance (due generi che, guarda caso, erano diventati molto popolari nella seconda metà dei 90s). Via dunque ogni riferimento industriale (martelli, fabbriche o ingranaggi), per far posto invece a copertine molto minimali e a un look plastificato che guarda avanti, alle conquiste spaziali e al futuro del genere umano. Motivo per il quale, almeno secondo il nostro punto di vista, è decisamente errato accomunare il futurepop all’Ebm o viceversa. Il futurepop, per semplificare la formula, è praticamente il synth-pop elevato a un livello 2.0.

Le mode cambiano e oggi le uscite in questo ambito sono ridotte al minimo, soprattutto perché, in tempi non sospetti, i grandi nomi legati al genere hanno fiutato nuove strade da percorrere, abbandonando quella via maestra che tanti ottimi dischi ci aveva regalato. Anche da un punto di vista qualitativo, il futurepop contemporaneo si può ridurre a qualche buon singoletto che spesso sparisce dai radar nel giro di poche settimane. Infine, aspetto per nulla trascurabile, ormai da tanti anni l’Ebm ha ritrovato in pieno tutte le sue forze, prima con il revival old-school e infine con le recenti e vincenti commistioni con la techno e con l’industrial.
Attraverso dieci album chiave, ripercorriamo dunque le tante sfumature di questo affascinante universo musicale, rispettando ovviamente un rigoroso ordine cronologico:

vnvVNV Nation - Empires (1999)
All’epoca i VNV Nation avevano già realizzato due dischi molto importanti per l’evoluzione del genere (soprattutto “Praise The Fallen” del 1998), ma è con “Empires” che arriva il botto definitivo. Il guru Ronan Harris, di origini irlandesi, modella la sua creatura fino a farla diventare il punto di riferimento principale di tanti musicisti allora giovani. Questo grazie a un disco cupo e notturno, filtrato da una malinconia latente che ne aumenta la carica emozionale. “Kingdom” è un viaggio nello spazio, “Standing” è un pezzo di storia, mentre “Legion” alcuni di voi l’avranno ballata fino allo sfinimento. Il capolavoro è servito, ovviamente insieme all’altro manifesto “Futureperfect”, uscito tre anni dopo.

apoApoptygma Berzerk - Welcome To Earth (2000)
Gli Apop (chiamati così dai propri fan) rappresentano invece la punta dell’iceberg di una fiorente quanto sorprendente scena norvegese (nel 1997 collaborarono persino con i Satyricon remixando un loro brano). Dopo due album più vicini al synth-pop (tra cui l’ottimo “7”), nel 2000 arriva il disco della consacrazione: produzione cristallina, melodie accattivanti e una sfilza di hit indimenticabili (da “Eclipse” a “Kathy’s Song”, passando per il tributo a "Twin Peaks" con “Moment Of Tranquility”). C’è anche spazio per una cover dei Metallica (“Fade To Black”). Tanta carne al fuoco per un classico indiscusso del genere.

coveCovenant - United States Of Mind (2000)
Anche i Covenant di Eskil Simonsson (da non confondere con gli omonimi norvegesi, poi diventati The Kovenant) hanno lasciato un segno profondo all’interno del futurepop, soprattutto con questo disco, oggettivamente distante dai più grezzi e ipnotici lavori precedenti (“Europa” merita comunque tutta la vostra attenzione). “One World One Sky” incarna questo nuovo sound alla massima potenza, contemplando significative influenze eurodance, mentre con “Dead Stars” siamo catapultati in un trascinante anthem da dancefloor alternativo, un pezzo capace di proiettare new wave e synth-pop di vecchia data nel futuro più tecnologico del ventunesimo secolo.

assemblageAssemblage 23 - Failure (2001)
In America stanno a guardare? Assolutamente no. Ecco infatti spuntare tra gli scaffali di dischi questo progetto firmato Tom Shear, da sempre unico titolare del marchio A23. Se il precedente “Contempt” (1999) si dimostra purtroppo acerbo sotto molti punti di vista (nonostante le ottime intuizioni di base), “Failure” è la sorpresa che non ti aspetti: un album per certi versi ancora sporco e lontano dalle cristalline produzioni successive, ma qualitativamente inattaccabile. “I Am The Rain” non si dimentica facilmente, così come le splendide “Divide” (dal refrain sognante) e “King Of Insects”, quest’ultima ibridata con alcune sfumature di chiara matrice reznoriana. Un tassello importante nel genere di riferimento.

colonyColony 5 - Structures (2003)
Questo duo svedese incarna uno dei lati più soft del futurepop, non a caso alcuni in passato hanno avvicinato la proposta dei Colony 5 a un certo powerpop energico e pompato. “Structures” è un ottimo disco al riguardo, poiché ci trasmette tante piacevoli sensazioni: “Black” è una hit molto semplice ma dannatamente efficace, dove un melodico giro di synth diventa la linea guida di tutto il brano. “Hate” e “Synchronized Hearts” sono invece più malinconiche, ma non tradiscono l’approccio meno elaborato dei nostri, capaci di inserirsi con prepotenza tra i nomi più caldi della sempre florida scena elettronica scandinava. Un lavoro meno ambizioso ma non per questo trascurabile.

iconIcon Of Coil - Machines Are Us (2004)
Ancora Norvegia con gli Icon Of Coil del poliedrico Andy LaPlegua, poi convertitosi all’industrial da club e infine al metalcore con la sua esperienza americana targata Combichrist. Per gli Icon Of Coil tre album tutti di alto spessore, abbiamo però scelto l’ultima fatica per una questione di maturità compositiva: “Machines Are Us” è infatti il disco più completo di questo trio (in line-up troviamo anche Christian Lund e Sebastian Komor), un compendio di bordate da club (“Remove/Replace”), anticipazioni dal futuro (“Android”), citazioni per i Nitzer Ebb (“Pursuit”) e struggenti ballate (“Sleep:less). Qui il carisma di Andy fa davvero la differenza, in effetti parlare di pietra miliare non è per nulla azzardato.

roteRotersand - Welcome To Goodbye (2005)
Spesso accostati al futurepop, questi due tedeschi hanno cercato negli anni di alzare l’asticella del genere, riuscendoci benissimo almeno con un paio di album (quello in esame e “Random Is Resistence” del 2009). “Welcome To Goodbye” è il loro secondo lavoro e forse rappresenta uno dei dischi più eclettici usciti durante quel periodo. In questo caso affiorano elementi techno, altri industrial, altri puramente electro o addirittura Ebm, tutti comunque uniti da un imponente collante futurepop. “Storm” è il pezzo da novanta, così come l’incredibile hit “Exterminate Annihilate Destroy”, ma non mancano passaggi maggiormente oscuri e rilassati, una vera altalena di emozioni per uno dei diamanti più brillanti mai partoriti dalla scena.

pride_and_fallPride And Fall - Elements Of Silence (2006)
Non è stato facile scegliere tra il pregevole debutto “Nephesh” (2003) e questo successivo “Elements Of Silence”, sta di fatto però che siamo al cospetto di due tra i dischi più sottovalutati del genere. Ancora una volta finiamo in Norvegia, ma al contrario di Apoptygma Berzerk e Icon Of Coil, i Pride And Fall sono molto più tenebrosi, quasi depressivi (il sound trasuda persino influenze darkwave), una sorta di versione ancora più cupa dei VNV Nation. “The Perfect Circle” emoziona nota dopo nota, mentre “The Violence In Me” sembra voler citare i Depeche Mode prima di volare nello spazio verso lidi puramente trance. Non c’è un brano da buttare, questo è un album di altissimo livello.

solitarySolitary Experiments - In The Eye Of The Beholder (2009)
Le origini dei Solitary Experiments si perdono fin dalla metà degli anni Novanta, quando le sonorità proposte dai nostri erano molto più contaminate e industriali. Poi, una lenta evoluzione, passata attraverso release di tutto rispetto (“Advance Into Unknown”) fino alla perfetta quadratura del cerchio, raggiunta nel 2009 proprio con questo album. Smussata ogni spigolatura, “In The Eye Of The Beholder” ci offre il lato più melodico e quadrato del futurepop, senza comunque rinunciare a qualche frangente più violento (la rivisitazione di “Seele Bricht” in compagnia dei Feindflug) oppure a qualche passaggio più oscuro (la conclusiva ottima “No Surrender”). Peccato che gli ultimi album siano molto meno incisivi di questo.

frozenFrozen Plasma - Dekadenz (2015)
Bella coppia quella formata da Vasi Vallis e Felix Marc, artefici nel 2015 di uno degli ultimi veri baluardi legati al genere di riferimento. In realtà anche i loro dischi precedenti meritano più di un ascolto, ma “Dekadenz” ha rappresentato un fulmine a ciel sereno, poiché nel 2015 nessuno si sarebbe atteso un disco di tale spessore inquadrabile nell’ambito che stiamo analizzando. I Frozen Plasma sono molto mielosi, a volte stucchevoli, ma questo connubio tra synth-pop e sonorità da dancefloor qui è amalgamato in maniera alquanto naturale e offre tante diverse soluzioni: passiamo dal classico futurepop di “Age After Age” alla maliziosa electro di “Crazy”, per finire con la sontuosa “Faith Over Your Fear”, a suggellare il carattere 100% sintetico del prodotto. Tra i pochi a crederci ancora.

In appendice, ecco un’altra lista di ulteriori dieci titoli realizzati da altrettante importanti realtà legate, con approcci diversi, alle sonorità in esame:

Neuroticfish - Les Chansons Neurotiques (2002)
Glis - Balance (2003)
Negative Format - Cipher Method (2003)
Imperative Reaction - Redemption (2004)
Seabound - Double-Crosser (2006)
Spektralized - Capture The Moment (2006)
Edge Of Dawn - Enjoy The Fall (2007)
Syrian - Alien Nation (2007)
State Of The Union - Evol Love Industry (2008)
Culture Kultür - Spirit (2010)
Playlist
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