Juke-Box

John Miles

Music

di Federico Romagnoli
John Miles - "Music"
(inclusa nell'album "Rebel", Decca, 1976)



John Miles non è stato una one-hit wonder, a differenza di quanto si possa credere. Vero che "Music" sia l'unico suo pezzo sopravvissuto nel ricordo collettivo, come testimoniano le cifre dei servizi di streaming, che riportavano, il 5 dicembre 2021, 17 milioni di ascolti su Spotify e 15 milioni di visite su YouTube (divisi fra vari video). Qualsiasi altro suo brano è ancora lontano dal traguardo del milione.
Eppure, già ben prima che lo streaming prendesse il sopravvento, "Music" sembrava essere l'unica sua canzone mai esistita: nelle radio con programmazione con un occhio al passato, nelle ospitate televisive, nei vari articoli giornalistici sulla storia del rock.

Non ci sono certo dubbi sull'impatto che il brano ebbe in Europa nel 1976: numero 3 nel Regno Unito, numero 1 in Olanda (dove rimane uno dei pezzi più amati di sempre), numero 2 in Italia (fallendo il raggiungimento della vetta a causa di "Canzone d'amore" delle Orme) e numero 10 in Germania.
Eppure non furono gli unici risultati ottenuti da John Miles. Oltre alle discrete vendite dell'album "Rebel", che conteneva il singolo di cui sopra e arrivò a sua volta al numero 9 nel Regno Unito e al numero 7 in Italia, pubblicò diversi altri 45 giri con riscontri importanti: "Highfly" fu top 20 nel Regno Unito nel 1975, "Remember Yesterday" top 40 nel Regno Unito e top 20 in Italia nel 1976, "Slow Down" numero 10 nel Regno Unito e top 40 negli Stati Uniti nel 1977.
Ci sono canzoni con risultati inferiori a queste che sono ben sopra il milione di ascolti sia su Spotify, sia su YouTube: come il tempo abbia risucchiato tutto ciò che ha pubblicato John Miles all'infuori di "Music" è crudele. I brani sopraccitati sono tutti esempio di musica pop ricercata, costantemente piazzata sul punto d'incontro fra refrain orecchiabile e arrangiamento stratificato.

"Highfly", uscita nell'autunno del 1975 e poi inserita in "Rebel" nel marzo dell'anno successivo, è un ottimo glam-rock con suono di chitarra saturo, influenzato probabilmente dai tardi Move (quelli guidati da Roy Wood e Jeff Lynne; "California Man" il brano di riferimento) o dal primo periodo della Manfred Mann's Earth Band (si pensi in particolare all'hit single "Joybringer"). Riesce a fare bella figura, nonostante i modelli di riferimento evidenti e di alto livello, grazie al dinamismo della composizione e alla sapienza di Alan Parsons in cabina di regia. Il produttore era del resto fermamente convinto delle possibilità di Miles, tanto da chiamarlo a cantare nel suo "Tales Of Mystery And Imagination", registrato in contemporanea a "Rebel", nella seconda parte del 1975. Non fu una collaborazione sporadica: Parsons avrebbe prodotto un altro disco di Miles ("More Miles Per Hour", 1979) e Miles avrebbe cantato in altri tre dischi dell'Alan Parsons Project fra il 1978 e il 1987 ("Pyramid", "Stereotomy" e "Gaudi").

Degna di nota anche "Slow Down", uscita nel febbraio del 1977 come parte del secondo album di Miles, "Stranger In The City", e poi come 45 giri nell'estate dello stesso anno, riuscendo addirittura a fare breccia sul mercato nordamericano.
È un brano di disco music con una sezione ritmica funk-rock piuttosto dura per la media del genere, in particolare per il timbro distorto e spigoloso scelto dal bassista Bob Marshall (coautore del pezzo specifico e in generale di molte canzoni di Miles). Sono presenti un assolo di sintetizzatore dal sapore progressive e uno di chitarra filtrata con il talk box, anche questi elementi solitamente estranei al manuale disco music, ma che risultano ben contestualizzati in un pezzo particolarmente aggressivo, cantato da Miles con un timbro acuto e graffiante.

Perché l'articolo è allora intitolato a "Music"? Perché se il passare del tempo ha ingiustamente sepolto materiale meritevole e all'epoca ben noto, ciò non cambia un fatto: la musica popolare in generale e la musica rock in particolare, piaccia o meno, sono intrise di mitologia. Una mitologia postmoderna, spesso gonfia di retorica e ipocrisia (si pensi a quanto peso viene dato a un elemento come l'autenticità, facendo finta che non sia quasi sempre abilmente costruita a tavolino da manager e produttori), ma non c'è modo di ignorarla e riesce a condizionare la sopravvivenza di un'opera, soprattutto quando la distanza nel tempo inizia a farsi importante. La mitologia è ciò che permette ai Beatles, ai Queen o a Michael Jackson di essere fra gli artisti più ascoltati a distanza di decenni dallo scioglimento, dalla morte o a ogni modo dalla cessazione dell'attività.
Queste meccaniche si riflettono a ogni livello di grandezza: Miles viaggia su dimensioni che rappresentano un infinitesimo dei nomi di cui sopra, tanto che il suo nome è oggi ignoto ai più. Ma se un brano è sopravvissuto, è proprio quello che aveva le caratteristiche adatte a ritagliarsi una nicchia nella mitologia del rock, forse anche perché basato sulle coordinate di altri brani del periodo divenuti classici, come "Bohemian Rhapsody" dei Queen, "Come Sail Away" degli Styx, "Live And Let Die" degli Wings, o il tema di "Jesus Christ Superstar".

Ballata pianistica, trionfo rococò (è forse questo il brano in cui l'arrangiatore Andrew Powell codifica il tipico suono orchestrale che si ritroverà in tutti i dischi dell'Alan Parsons Project), riff di clavicembalo a sorpresa, assoli di chitarra hard rock su intermezzi in tempi dispari, cambi di tonalità dal maggiore al minore e viceversa (espediente particolarmente evidente verso il finale, sul rientro del cantato), e un testo che in contrasto a una struttura tanto elaborata, risulta di una semplicità quasi lapalissiana: la musica è uno degli elementi più importanti nella vita di molte persone.

Se all'inizio dell'articolo si è riportata la lettura dei dati al 5 dicembre 2021, è perché in quel giorno John Miles è venuto a mancare. Questo articolo è in ricordo del suo talento.

Music was my first love
And it will be my last
Music of the future
And music of the past
To live without my music
Would be impossible to do
In this world of troubles
My music pulls me through
.
Streaming




Autore: John Miles
Produttore: Alan Parsons
Etichetta: Decca
Pubblicazione: marzo 1976
Durata: 5'52''

Musicisti
John Miles: voce, piano, chitarra, clavicembalo
Bob Marshall: basso
Barry Black: batteria

Arrangiamento orchestrale: Andrew Powell