Approfondimenti

Electro/club inverno 2020

Dodici Ep/12'' a misura di dancefloor

di Vassilios Karagiannis
Se altri generi e settori hanno assistito negli ultimi tempi a una riscoperta massiccia dell'Ep, specialmente come formato di lancio e promozione di nuovi talenti, nondimeno l'intero mondo dell'elettronica da dancefloor ha sempre tenuto in estrema considerazione il formato, a tutt'oggi considerandolo il veicolo principe per la diffusione di nuove tracce e l'emersione di talenti freschi, che possono costruirsi così una solida platea in attesa di progetti a più ampio respiro. Pratico e versatile a sufficienza per essere impiegato nelle più svariate occasioni, col vantaggio di fornire una prospettiva più ampia rispetto alla traccia sciolta, il tanto amato dodici pollici continua a essere la merce di scambio preferita tra gli appassionati di club-culture, un mezzo comunicativo tanto affascinante quanto estremamente dispersivo, specialmente nel mare magnum discografico attuale. Per mettere un minimo di ordine in un universo distributivo spesso fin troppo caotico, il seguente articolo prova a fornire una selezione dei migliori Ep/12'' usciti nel precedente quadrimestre, sondando tra nomi di culto, chicche per intenditori e nuovi talenti in cerca della ribalta. Senza gerarchie e preferenze particolari, le più stuzzicanti novità in materia di house, techno, electro e dintorni, pescate dai più svariati angoli del globo. Now dance, dance, dance till you drop!

DJ Trystero – High Speed Wind (The Trilogy)

dthswSarà pure un esordiente assoluto, ma a giudicare dai brani che compongono “High Speed Wind” il sound è frutto di mani esperte, di chi si è fatto le ossa per anni per affinare nel dettaglio la propria estetica. Ed è nelle sfumature che il mini-album di debutto del misterioso producer giapponese rivela il meglio di sé, giocando nel rischioso territorio di una tech-house in bassa fedeltà, dalla progressione caracollante e dal bizzarro gusto melodico, annidato tra le pieghe di beat ostinati, quasi droneggianti. Momenti di vera sinestesia ambientale, reminiscenti di Actress e del primo Huerco S., si insinuano sornioni tra gli episodi più lunghi, spezzando il flusso e sfaldando lo sviluppo in lenti meccanismi di rilascio e tensione, in cui le strutture club mantengono soltanto una finta ossatura. Chissà come DJ Trystero farà evolvere un congegno sonoro così idiosincratico.

ELLES – summers_of_love (Naive)

esolNon è di certo un segreto che l'Uk-garage, nelle sue forme più pure, mondate delle successive ibridazioni con l'universo dubstep, stia assistendo ad una nuova rinascita. I ricorsi dei vent'anni, si dirà, ma è vero che c'è chi da questo sguardo verso il passato coglie invece l'occasione per proiettarsi in avanti, e restituire l'immagine nitida di un futuro più che eccitante. È il caso di Eleanor Pinfold, meglio nota come ELLES, che realizza con “summers_of_love” una curiosa fusione tra i classici pattern 2-step della garage britannica e i più disparati contesti di contorno, che siano le guarnizioni acide e le venature grime di “put on our classics”, oppure gli annebbiati flussi di pianoforte di “gotchu”, quasi dispersi in lenti paesaggi ambient. In questo senso “end of nite”, col suo tacco piano-house appena increspato di influenze baleariche, parrebbe un'eccezione, se non fosse per le docili qualità atmosferiche che tengono salda la produzione della musicista (dotata pure di un bel timbro vocale). Allusivo e ricombinante, un progetto che lancia un nome da annotarsi.

Eris Drew – Fluids Of Emotion (Interdimensional Transmissions)

edfoe_01Ha quasi del surreale il fatto che questo sia il primo progetto di materiale autografo a firma esclusiva di Eris Drew. La producer australiana, alquanto conosciuta per l'approccio del tutto eterodosso e personalissimo al mixing, nonché per le collaborazioni di livello insieme all'amica Octo Octa (con la quale è fondatrice dell'etichetta T4T LUV NRG) ripaga l'attesa con una tripletta di brani che ne certificano l'abilità, il potente carico progettuale, teso tanto a reimmaginare la rave culture in un eccitante ibrido di house e breakbeat, quanto a farsi veicolo di messaggi di cura e amore, in una sorta di ascolto dalle proprietà terapeutiche, prontamente rivelate anche dallo stesso titolo. Campioni tratti dai KLF (il banger conclusivo “So Much Love To Give”, in cui l'anima percussiva di Drew emerge con assoluta urgenza), dinamiche psichedeliche (i cluster sintetici della title track), aperture scuotipista con tanto di vistosi pad d'archi (“Transcendental Access Point”) compongono un progetto pienamente formato, dotato della visione necessaria per stagliarsi senza la benché minima fatica. Si attendono con fiducia nuovi dispacci da questo così peculiare universo creativo.

Ingi Visions – Ingi Visionair EP (SlapFunk)

ivivC'è aria di festa in casa SlapFunk, e siete tutti invitati a farne parte. Attivi da un decennio buono, i fratelli Samuel Deep e Julian Alexander uniscono i propri percorsi e firmano un breve Ep a nome Ingi Visions, pronto da sudare sulla pista da ballo. Il verbo è la house, ma le declinazioni non potrebbe essere più divergenti, tra staffilate bass (i trascinanti pattern percussivi di “Visionair Wain”), rimandi alla garage che fu (“SlapTrax”), sinistri presagi, schiacciati dalle linee di synth di base (l'ambience infausta di “Macrodyn”). Se l'Olanda ha dato spesso dimostrazione di saper personalizzare e approntare la propria firma ai linguaggi house, i due fratelli di Utrecht qui dimostrano l'evoluzione raggiunta dal contesto, capace di combinare evasione e consistenza emotiva/descrittiva al massimo grado: pronti per un party a tinte fosche?

Jett Chandon – Julia (Kontainer)

jcjStaple della scena techno di Washington, Tara Algios ne è interprete magnetica, in virtù di una ricerca su timbri, melodie e composizione che esula da facili accostamenti a scene e influenze. Quartetto di tracce per poco meno di mezz'ora di durata, “Julia” è lavoro bizzarro, difforme, dal passo cangiante, che sa mantenere desto l'interesse con la sua grande varietà interna e un senso del tutto alieno dell'ambience e della progressione. “Warrior” si muove eccentrica, una continua sorpresa dietro l'angolo, clangori industriali che intercettano sospese parentesi Idm. Se la title track sa trarre vantaggio dalla sua lunghezza per acuire il senso di ipnosi derivante dal suo suadente loop percussivo, “Flutter” è pura energia electro inserita in un contesto di opprimente ossessione ritmica, pronta per le più ricercate serate a tema. Ipnotico.

Julian De'Angelo & Viola Klein – We (Meakusma/Ominira)

jdeavkwColonia e Detroit si uniscono, alla volta di Dakar e del suo patrimonio musicale. Senza alcuna discrepanza che ne rovini l'andamento sospeso, privo di riferimenti temporali specifici, la house di Julian De'Angelo si combina con l'eclettismo linguistico della seconda e traccia un affascinante collegamento tra la più lussuosa deep-house con lo mbalax (il genere musicale senegalese per eccellenza), scoprendone le reciproche affinità elettive. Ne deriva un progetto dal forte umore collettivo (tante le collaborazioni, vocali e strumentali) che sa essere profondamente atmosferico e tracciare convulsi traccati ritmici, spesso e volentieri complementari agli interessanti pattern senegalesi (il tono quasi footwork del primo movimento di “We”), curati in ogni singolo dettaglio. Ennesima dimostrazione di un globalismo che è sinonimo di profondo coinvolgimento culturale e ampia conoscenza lessicale, si rivela uno dei momenti più brillanti di questo primo trimestre del 2020.

KamavoSian – Sign Of Light (Death Bell)

ksolCantante nei Ghoulchapel, quartetto di black-metal sinfonico di Yerevan, Ando Kamavosyan cura parallelamente anche la sua carriera solista, dedita ad esplorare i contorni della techno più suggestiva e atmosferica. Ultima fatica di un percorso già avviato nel 2017, “Sign Of Light” presenta cinque brani dalla durata consistente ma ai superflua, che espongono il brillante gusto del producer per composizioni dal fascino sinistro, il riflesso del profondo rosso immortalato dalla stessa copertina. Ambience livide, dalla carica drammatica, si accompagnano a poderosi pattern ritmici, liberi di spaziare nella più assoluta libertà, tra cupe interruzioni e ripartenze (i presagi funesti di “Meet In Dream”), cambi di abito (le accelerazioni martellanti della title track), remote aperture vocali (la progressione inarrestabile di “Through Time And Memories”). Pulsante ed evocativa, la techno del musicista armeno esercita immediatamente il proprio magnetismo.

Mor Elian – Clairvoyant Frog (Visible Spectrum)

mecfHa un tocco ancestrale, per non dire soprannaturale, l'ultimo 12'' della produttrice di origine israeliana (ma residente a Berlino) Mor Elian, per una tripletta di tracce che ne trasla le superfici techno verso lidi ulteriormente evocativi e surreali, mai soggetti ad un inquadramento definitivo, sfumati come la più vera essenza del ricordo. Se “Shoshana's Roses” avrebbe le carte in regola per rivelarsi un club-banger di prim'ordine (eccellenti i riferimenti mediorientali, in una sorta di più ispido electro-dabke), i serpeggianti droni sullo sfondo forniscono ulteriori spunti di lettura, donando all'ascolto attento una dimensione privilegiata. Più vicina ad una sinistra rilettura dell'Idm, per quanto scandita da una tornitura ritmica regolare, è “Clairvoyant Soup”, dedita a bizzarre riflessioni aliene, “Planet Kismet” dirige la sua ricerca verso una techno narcotica, ossessiva, che cela il suo profondo mistero dietro a cupi ostinati sintetici. Si fa davvero presto a rimanere affascinati.

Pongo – UWA (Caroline)

puNon smette di regalare emozioni la diaspora lisboneta, e il secondo Ep dell'angolana Engrácia Domingues, meglio nota come Pongo, evidenzia un contesto tutt'altro che spento o seduto sugli allori, anzi pronto ad affrontare a tu per tu la sfida dell'approccio pop. Radicato nel contesto elettronico del paese (non faticherete a riscontrare i tratti ritmici di kuduro, kizomba e della più sfrontata batida portoghese) la musicista combina il tocco frenetico, scintillante dei vari generi considerati, approntandovi un interessante comparto melodico, che struttura i pezzi in canzoni fatte e finite. La voce della musicista, energica ma soulful, si impossessa di ogni singolo momento, proiettandosi come nuova regina dance in un eccitante gioco di specchi. Alla chiusura di “Wafu”, il brano che più si avvicina ad un contesto dance più “ordinario”, la voglia di schiacciare nuovamente “play” è quasi istintiva.

Roman Flügel – Garden Party (Running Back)

rfgpParlare di Roman Flügel significa attraversare venti e rotti anni di avventure a cavallo tra techno e house, di un'esperienza che ha travalicato i contesti e nel tempo si è arricchita di nuovi spunti, anche grazie all'uso mirato di molteplici moniker. Tenuto a battesimo con il nome anagrafico, “Garden Party” è una brillante rivisitazione della italo-disco che fu, osservata però attraverso un'angolazione obliqua, che non ne sacrifica il groove e l'impatto melodico ma ne acuisce la spigolosità, ne dinamizza le direttrici ritmiche, ispessendo il sound di bordate electro e luminosi squarci house. Se la title track si ritaglia la parte del leone, sfruttando ogni goccia della sua euforica sensibilità melodica (qualcuno cita Todd Terje e il paragone non è così azzardato), “Parade d'amour” si arma delle cullanti nuance dello Studio Barnhus, mantenendo intatta la propria fascinazione Eighties, prima che “Juke City” esibisca più chiare ambizioni deep, rilette attraverso una vena che non dispiacerebbe ad un Juan MacLean. Vero outlier della breve collezione, “Young & Lean” approfondisce aspetti più sottili e minimali rispetto ai precedenti brani, nondimeno sa come traslare un sound del genere in un contesto più soffuso e chillout, senza perdere di consistenza. Un 12'' dall'effetto assicurato.

Sofia Kourtesis – Sarita Colonia (Studio Barnhus)

skscLeggi Studio Barnhus, e sai già dove andrai a parare. Non che la peruviana Sofia Kourtesis scada in chissà quali cliché associati all'etichetta co-fondata da Kornél Kovács, è indubbio però che condivida tantissimo di quelli che sono i tratti fondanti della label. L'estetica, naturalmente house, sa quindi come trarre il massimo da campionamenti (qui ancora più arditi che in passato) e loop, come combinare il dancefloor alla più sottile malinconia, come ammantare il proprio linguaggio di un'ovattata aura onirica. Nei quattro brani di “Sarita Colonia”, la produttrice è in prima linea nel dispiegare una slanciata sensibilità micromelodica, che agli ossessivi giri ritmici delle prime prove contrappone qui un più marcato sviluppo interno, tanto memore del french-touch di Motorbass e Pépé Bradock quanto della techno meno angolare, sfruttata anche negli diversi stacchi di supporto alle linee conduttrici (si prenda la sezione centrale di “Hollywood”). Lussureggiante, confortante, dotato del tiro giusto per non appiattirsi a solo (comunque ottimo) sottofondo, il 12'' vive di una solidità che conferma il fiuto e la compattezza di un'etichetta di livello.

YNZN.P – How About That (Skip-A-Beat)

yphatDritto da Kathmandu, la capitale del Nepal, Prasidha Yonzon, il producer celato dietro all'abbastanza esplicativo moniker YNZN.P, firma per la Skip-A-Beat di Mumbai uno dei momenti electro più peculiari ed elusivi della stagione, un autentico traguardo di concisione che sa sfruttare ogni frangente e dotarlo di un suo peso specifico. Neanche dieci minuti di durata, l'EP scava nel profondo di un sound che elude aspettative e incasellamenti, ma che sa fornire pregevoli spunti ritmici (per quanto diffratti da una lente simil-chopped) e tradursi in intricati reticoli percussivi. Talvolta si intercettano addirittura parvenze di melodia (“Dirty Swing Thing”, avvolgente nel suo continuo spostarsi di baricentro), talaltra procede verso una direzione più oltranzista, mai comunque votata all'abrasione o alla respingimento uditivo. Techno, campionamenti frammentati e ricomposti, giochi d'atmosfera si combinano in strutture cangianti, dagli equilibri fragili, che rivelano però un'anima docile, finanche delicata, tanto evidente quanto è fresca la creatività del suo possessore. Semplicemente delizioso.
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