03/09/2011

Horrors

Hartvest Festival, Montalcino (Si)


di Luca Stefanucci
Horrors
Qualcuno si ricorda di "Strange House"? Sì proprio lui, l'esordio degli Horrors che solamente pochi anni fa, correva l'anno 2007, eccelleva più per il look da copertina patinata "fighetta" (leggesi "NME"), che per la proposta musicale. Veniva il sospetto di pensare che di fronte ci trovassimo l'ennesima "next big thing" britannica pronta a finire nel dimenticatoio al secondo disco, o meglio, appena le luci dei riflettori della carta stampata si fossero spente. Niente di più sbagliato. Se è vero che anche il primo capitolo discografico della band dell'Essex mostrava buone qualità, ha del clamoroso come, nonostante la giovanissima età, gli Horrors abbiano intrapreso un cammino importante e una maturità decisamente sorprendente.

La curiosità per come i cinque ragazzi se la cavassero sopra il palco dell'Hartvest Festival di Montalcino, prima data italiana del loro tour, era decisamente alta, considerando anche l'attenzione che la band ha da sempre dedicato al lavoro di produzione che, sia in "Primary Colours", con il mago Geoff Barrow a trovare il miracoloso trait d'union tra Jesus and Mary Chain, Cure e Joy Division, sia in "Skying", certosina e raffinata auto-produzione che omaggia la new wave inglese anni 80, è sempre stato prioritario.

Gli Horrors salgono sul palco dopo il lungo, e valido, concerto di Paolo Benvegnù. Magri, pallidi, tipicamente british, ci mettono poco a scaldare gli animi della platea. Si parte con "Changing The Rain", probabilmente il manifesto del nuovo corso intrapreso dalla band: la voce, mai così pulita, di Faris Badwan, si distende su un tappeto di tastiere che rimanda direttamente al synth-pop anni 80. Il giro di basso "assassino" annuncia "Who Can Say", gioiellino darkwave impreziosito dalla chitarra distorta di Joshua Third. Le tastiere tornano in primo piano in "I Can See Through You", pezzo che omaggia con classe e rara intelligenza la new wave di fine anni 70.
Che i ragazzi abbiano assorbito pienamente la lezione dei "maestri" lo dimostra l'esecuzione di "Scarlet Fields": la voce di Badwan e l'autentico delirio di tastiere alla New Order, contribuiscono alla costruzione di un pezzo carico di pathos, sorretto da una robusta sezione ritmica.

Il concerto si struttura alternando le canzoni degli ultimi due dischi ("Strange House", come dichiarato recentemente da Faris Badwan, rimane fuori dalla scaletta) ed evidenza come in "Skying" non solo la voce, ma anche le lunghe distorsioni della chitarra e i suoni "gothic" delle tastiere, abbiano lasciato spazio a timbriche più eleganti con un retrogusto psichedelico che testimonia un approccio diverso del quintetto, all'esplorazione di nuovi orizzonti musicali. L'intro di "Endless Blue" ma soprattutto il singolo "Still Life" (con richiami degli Echo & the Bunnymen) ne sono un valido esempio.

Certo, la spavalda disinvoltura con cui i ragazzi eseguono pezzi come "Sea Whithin A Sea" o "Mirror's Image" avvisano che la furia degli esordi è ancora tutta intatta. E sarà questo l'interrogativo che accompagnerà gli Horrors nei prossimi capitoli della carriera dopo la svolta di "Skying": continuare a essere i portabandiera della nuova scena wave britannica o tentare la scalata al grande pubblico? Club o grandi arene? Staremo a vedere.
"Skying", lavoro di grande coesione ed equilibrio, ha aperto nuove strade. Vedremo se i ragazzi fileranno dritto o se si lasceranno ammaliare dalle sirene del pop che in passato ha contagiato, non sempre con grandi risultati, band come Echo & the Bunnymen, Simple Minds e Cure.

Il breve ma intenso concerto di Montalcino ha mostrato un gruppo in buona forma e con una marcia in più rispetto alla concorrenza: la sezione ritmica è solida e pulsante, le chitarre e le tastiere (seconda voce della band) colorano i brani imprimendo mood vari e originali. Il cantante, taciturno e schivo, tiene bene il palco e ha tutte le carte in regola per aggiornare la tradizione dei grandi frontman d'Oltremanica. Il futuro è nelle loro mani. Di che colore sara?

Foto di Andrea Fabrizi
Setlist
  1. Changing The Rain
  2. Who Can Say
  3. I Can See Through You
  4. Scarlet Fields
  5. Dive In
  6. Three Decades
  7. Endless Blue
  8. Sea Within A Sea
  9. Still Life
  10. Mirror's Image
  11. Moving Further Away
Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.