22-23/07/2011

Meet In Town

Auditorium, Roma


di Alberto Asquini
Meet In Town

Meet In Town, ossia il miglior evento che l'Italia ha da offire in estate. E di mezzo non c'è solo la line-up, ma anche la location (l'Auditorium di Roma, nelle sue tre sale più la Cavea) che è davvero il valore aggiunto. Il 22 e 23 luglio è andato in scena l'annuale appuntamento. Con la defezione del Dissonanze di quest' anno, il Meet In Town è divenuto un vero catalizzatore anche e soprattutto di musica elettronica come purtroppo in Italia pochi altri esempi (Club To Club a Torino, RobotFestival a Bologna i principali).


Si è discusso, appena dopo l'annuncio della rinuncia del Dissonanze ad organizzare l'evento che apre la stagione estiva al Palazzo Dei Congressi ed il flop dell'Heineken Jammin Festival, se il sistema-festival fosse in crisi in Italia. Se anche sia mai esistita una tradizione italiana al festival di massa, beh ora è evidentemente entrata in uno stato di confusione. Partiamo quindi dalle pecche, poche ma significative di carattere organizzativo, per poi dedicarci ai pro, indubbiamente diversi. In primis: il prezzo, settanta euro (con eventuali sconti dedicati a studenti, under-26 ed altri) per una due giorni non è sicuramente una cifra totalmente fuori portata, ma lo diventa nel momento in cui il singolo biglietto giornaliero per Primal Scream costa quaranta euro, forse esagerato.

Non che le performance di port-royal (che avrebbero replicato due volte anche il giorno dopo) Andrew Hung, Walls e Zero 7 (tutto in djing tranne i primi) fossero di secondo piano, però è evidente che chi avrebbe pagato quel biglietto, l'avrebbe fatto essenzialmente per ascoltarsi "Screamedelica". Risultato: pochissima gente, le tribune superiori quasi vuote (eccetto la zona centrale). Per un gruppo che fa soldout nei club più grandi ed importanti di mezzo mondo non deve essere stato certo un piacere.

Ma andiamo per gradi: ad aprire la serata ci ha pensato il djset, sempre ficcante e in 4/4 di Andrew dei Fuck Buttons che oramai si sta facendo una discreta fama, al pari della metà albionica dei Walls in fatto di djing. Di gran lunga la cosa più soprendente della serata, sono stati i port-royal. Il collettivo genovese ha portato alla Sala Petrassi uno spettacolo a metà tra musica e ballo. Sulle note create da loro e Panthasformel, un ballerino si è esibito in una breakdance a ritmi del tutto particolari. Nel live di uno dei gruppi italiani più popolari all'estero riemerge la chitarra e con essa quegli sfondi ambientali che avevano caratterizzato i loro esordi, cioè "Flares" e l'ep per Marsiglia Records "Kraken". Trame non distanti dalle splendide scie tracciate da "Jeka" hanno illuminato e spalancato le porte di visioni astrali, semplicemente strepitosi.

Passiamo quindi ai Primal Scream, che in data unica e a ventanni dalla pubblicazione, presentano "Screamedelica". L'età media del pubblico segnala la presenza degli appassionati della prima ora, gli allora ventenni che rimasero stregati dalla novità del suono legato a quel disco. L'ardore e la passione del pubblico non ho potuta averla io, pur amando il disco, per motivi anagrafici. E quindi ho assistito ad una performance piuttosto mediocre, di una band che sembrava messa lì, senza molta voglia di suonare, a svolgere il compitino da un'ora e mezza.

Ad aggravare ulteriormente le cose ci ha pensato un'acustica che dire imperfetta è usare un eufemismo: suoni impastatissimi, simil-polpettone, con una chitarre tamarrissima che ha per lunghi tratti sovrastato basso e sassofono. Il tiro funky di brani immortali ha però risollevato nel complesso il live, purtroppo sacrificato e di poco nerbo. L'invasione finale di palco - tutti a ballare con i Primal - è stata forse una delle cose più belle della serata.

Decido di rinunciare ai djset di Zero7 (che su disco non ne azzeccano mezza dal loro esordio) e Walls (visto diverse volte e decisamente divertente. Propone un set molto ballabile e sulla scia di un'elettronica frizzante e divertente non così distante da certi suoni di The Field).


La seconda giornata è forse la vera chicca di tutto l'anno. In una sola serata: Apparat, Modeselektor, port-royal, Kode9, Nicolas Jaar, Prins Thomas, Tiger & Woods, Space Dimension Controller, Cocorosie, Gold Panda, Lamb, Onra, Wolf+Lamb, Stateless e molti altri. Ovviamente la varietà del programma e le relative sovrapposizioni mi hanno costretto ad operare delle scelte.

E qui si arriva al secondo punto dolente organizzativo. Nella prima parte della serata la scaletta era piuttosto "obbligata": djset di Giorgio Gigli, quindi scelta tra Cocorosie e Gold Panda. Mentre l'ottimo Gigli piazza fasce sonore scurissime con beat ora placido ora serrato, decido di fare una capatina da Gold Panda. Purtroppo però c'è una fila di almeno un centinaio di persone in attesa di entrare, la sala era strapiena. Risultato: diciamo ciao a Gold Panda e ci si prepara, visto che da studio a live le nenie delle Cocorosie si trasformano da dolci a noiose, per Modeselektor.

Il duo tedesco di stanza a Berlino si rivela come una delle performance più esaltanti, se non proprio forse la migliore, dell'intera serata. Trasformano la Cavea, finalmente gremita e danzante, in un'immensa discoteca, aizzano la folla, sfottono gli addetti alla sicurezza  rivolto a loro e alternano techno sparatissima, "Hey Boy Hey Girl", deepate profondissime e bassi nero pece. Tirano su e distruggono muri, sentono e assecondano la sincronia /sintonia col pubblico, lo vivono e lo accolgono a braccia aperte. Tripudio generale.

A seguire arriva Apparat con la band, a presentare il disco in uscita a settembre per la Mute: una delusione totale. Un'ora e un quarto di elettronica darkeggiante molto pomposa, una sorta di M83 prima maniera virato ai Lycia. Sebbene, a differenza della prima sera, i suoni fossero settati decisamente meglio, Apparat delude proponendo un polpettone difficilmente digeribile, seppur a tratti godibile. Ed è un vero peccato perchè visto due mesi fa a Londra ad aprire per Pantha Du Prince, in djset, fu strepitoso. La sensazione è che a lui piaccia davvero quel tipo di suoni, tronfi ed epici. Purtroppo però non gli vengono affatto bene ed il pubblico tiepido nè è lampante testimonianza. La verità, forse un po' cruda, è che sarebbe meglio che ritornasse sulla sua vera strada, quella di "Orchestra Of Bubbles", dove la sua dimensione emergeva in tutta la sua forza.

Finito Apparat ci sono gli Stateless, una delle delusioni, assieme al tedesco, più cocenti: live insipido ed estremamente fedele all'ultimo disco, col pubblico che abbandonava la sala già dopo dieci minuti. Band fredda, senza nerbo e in verità pure un po' spocchiosa. E' mezzanotte e venti e inizia il tempo delle scelte, sempre che di scelta si possa parlare.

Tutti si fiondano sul enfant prodige Nicolas Jaar col risultato identico a quello con Gold Panda. Sala (piccola) strapiena e duecento persone obbligate a fare dietrofront, sottoscritto incluso(persone che urlavano in dialetto romano "ridateci i soldi"). Poco male perchè ci si sposta dai Tiger & Woods, dietro cui si cela Passarani. Nu-disco, edits, funky, seventies/eighties e tutto di più per un live di un'ora assolutamente travolgente. Parte "Time" ed è delirio generalizzato, si divertono, fanno divertire: assieme a Modeselektor la miglior cosa vista.

Decido di spostarmi ora e rimbalzarmi tra Prins Thomas, Kode 9 e Space Dimension Controller. Prins ai piatti gira che è un piacere, strepitoso il muro eretto con "Panta Rei" di Agoria, un delirio di colori e suoni cui si contrappongono alcuni momenti di stanca ma in fondo va bene così. Kode 9 a dispetto delle aspettative delude un po', piuttosto noioso ed inconcludente. Capito l'andazzo (a fronte di due tentativi), giro i tacchi in direzione Space Dimension Controller: un ragazzino, è un classe '90, che mixa e spinge come un veterano. Passa anche lui Agoria (da paura il suo pezzo su "Fabric 57") e si destreggia su cassa drittissima, sempre pompata al massimo, mai una pausa, davvero fenomeno.


Termina così anche quest anno il Meet In Town con qualche ombra e diverse luci. Aldilà dei problemi organizzativi (prezzo biglietto prima serata, scaletta troppo "esigente" nella seconda con troppi accavallamenti -magari era meglio tentare di rendere più omogenea la due giorni, spalmando meglio l'offerta-) il Meet In Town conferma tutta la sua trasversalità e capacità di selezionare ciò che c'è di meglio sulla piazza. Molti applausi e qualche tiratina di orecchie. Al prossimo anno.

Setlist

Primal Scream

port-royal

Walls

Fuck Buttons

Zero 7 

Lamb

Stateless

Gold Panda

Cocorosie

Apparat

Modeselektor

Nicolas Jaar

Tiger & Woods

Prins Thomas

Kode 9

Space Dimension Controller

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