Einstürzende Neubauten

Halber Mensch

1985 (Some Bizarre) | industrial

"Mezzo uomo, vai avanti, in ogni direzione. Abbiamo stabilito noi le tue verità.
Nelle loro crepe scintillano i nostri trasmettitori.
Di ora in ora trasmettiamo noi i tuoi valori
Vai avanti, ci prendiamo noi cura di te
…"



"Halber Mensch", il terzo album degli Einstürzende Neubauten: "Halber Mensch", il canto sospeso della civiltà industriale. Ad accoglierci è un ossessionante coro manipolato secondo i canoni dell’avanguardia contemporanea: voci deformate, moltiplicate e sovrapposte, a creare contrappunti maniacali. Voci e nient’altro, un coro a cappella, maligno e terrorizzante. Voci che declamano la morte dell’intelligenza e del libero pensiero, voci che annunciano con brama demoniaca l’avvicinarsi della fine.

"Noi azioniamo i tuoi pensieri. Noi percepiamo per te. Noi ci preoccupiamo per te, così che la tua seconda metà non ti incontri mai…" "Mezzo uomo, guarda la tua seconda metà, che senza alcun motivo si sveglia urlando, si avvicina urlando. Tu non la vedi, completamente rapito dal programma serale". "Mezzo uomo, niente a me, niente a te. Laggiù c’è la Mietitrice, va’ avanti."

Uno scenario degno dei peggiori incubi orwelliani, spoglio e grigio come i quartieri periferici delle grandi metropoli, come l’area depressa dell’Üntergang, l’ex mattatoio diventato punto di ritrovo della gioventù anarco-punk della Berlino di fine anni Settanta, quello scenario da cui prese vita il collettivo degli Einstürzende Neubauten ("nuovi edifici che crollano"), guidato da Blixa Bargeld.

Giunto al terzo album, l’ensemble è reduce da due dischi all’insegna del rumore e del più radicale terrorismo sonoro. Si trova alle prese con una necessità impellente di evolversi, di maturare in qualcosa di più "musicale" e al tempo stesso di ancora più apocalittico. Bargeld è entrato l’anno prima a far parte del gruppo di accompagnamento di Nick Cave, il gruppo è già uno dei più noti dell’underground europeo.

Allargare lo spettro musicale della propria opera, è la parola d’ordine dei Neubauten: ogni brano diventa dunque un tentativo di sperimentare in direzioni diverse, cercando nel contempo di dare unitarietà tematica e sonora. "Halber Mensch" diventa così un gigantesco caleidoscopio che si immerge negli abissi più disumani del loro sound degradato e straziante, alla ricerca — destinata a fallire — di residue tracce di vita, di armonia e di "musica", di tutto ciò che sembra essere la negazione stessa degli intenti sonori del progetto Neubauten.

Nicolaj Weidemann, musicista d’avanguardia, aiuta il gruppo nell’arrangiamento del coro infernale della title-track, apertura-shock dell’opera. I Neubauten piegano ai loro voleri la musica colta, la musica vocale di Stockhausen, di Nono, di Ligeti.

Blixa Bargeld allarga non solo lo spettro musicale ma anche quello concettuale della sua musica: i testi sono sempre volti a dipingere scenari di atroce crudezza, ma non sono più criptici e stringati come in passato. Bargeld si lascia andare a fiumi di parole, loquace e allegorico come non mai. Ma il suo sarcasmo e le sue metafore, unite all’essenzialità veramente estrema della musica, sono la fotografia di un mondo popolato di esseri che affondano in esistenze vuote e allucinanti senza rendersene conto, vite all’insegna dell’isolamento, senza ideali e senza scopo.

Il vuoto, il nulla è il soggetto messo in scena con mezzi e stili sempre diversi da ognuno dei brani dell’album.

A partire da "Yu-gung (Futter Mein Ego)", una lunga e martellante danza tribale, scarnificata, epilettica. Un sabba messo in scena tra fabbriche abbandonate e squallidi caseggiati urbani. Inno al continuo movimento, affannoso e senza meta, della ricerca dello "sballo": "Stanotte! Mai dormire! Tutto è una bugia! Piaceri in polvere!". Gioventù suburbana e sradicata, alcol e droghe sintetiche, con una sola parola d’ordine: continuare a muoversi, ad andare avanti, a cercare qualcosa che non si conosce. "Yu Gung" ha la sua appendice nel "Trinklied", breve racconto di degrado e desolazione, che è l’apice dello squallore allucinato di cui si nutre la musica di Blixa e soci.

Delirio sintetico, ancora e sempre: come quello di "ZNS" (o SNC, ovvero Sistema Nervoso Centrale); altra danza industriale ridotta all’osso, dove ogni elemento "ballabile" viene bloccato e negato. Il ritmo è scandito dallo schioccare delle dita e dal balbettio eroinomane di Bargeld (quasi un rap), la musica compare a spezzoni irregolari. Tra percussioni sparse e elettronica minimale, il racconto del vocalist procede tra immagini scollegate come in uno zapping televisivo, elencando e richiamando con spaventosa efficacia le sensazioni della crisi d’astinenza.

E intanto le atmosfere iniziano a farsi pesanti, drammatiche, pervase da un senso di morte e disfacimento quasi tangibile: "Meine Seele Brennt", "la mia anima brucia", urla Bargeld in questo straordinario capolavoro espressionista, giocato sui silenzi e sulla suspance, solcato a tradimento da clangori ferroviari e dall’urlo senza forma di Blixa; è il momento giusto per la "Sehnsucht", preludio però all’apocalisse finale. È la Morte che fa irruzione, cavalcando rumori stridenti, battiti metallici e rombi minacciosi, mentre Bargeld ce la descrive: "Der Tod Ist Ein Dandy", ci dice quella voce, sardonica e malevola. Gli spazi vuoti vengono riempiti dal rumore più sordo ed estremo. Unghie che grattano su una lavagna, lamiere arroventate, lame taglienti: "la morte arriva su un destriero per mettere la parola fine a tutte le feste".

Qualunque esperimento rumoristico tentato precedentemente dalla band impallidisce di fronte a questo lungo e spaventoso rituale di purificazione, a questa tortura sanguinaria nella quale l’elemento più tagliente e pauroso è paradossalmente proprio la voce. Tutto è soffocato in un’atmosfera infernale, è puro espressionismo, è vera anti-musica, non più suonata con "strumenti", ma con "oggetti" (qui si annoverano seghe circolari e travi metalliche) e solcata dal canto stridulo di Bargeld, questo Caronte che ci traghetta tra le macerie della nostra epoca, in un incubo senza risveglio, senza consolazione, senza possibilità di uscita.

Un gemito deforme riesce ancora a sollevarsi dopo che la Morte ha terminato la sua cavalcata distruttrice: è quello della "Letztes Biest Am Himmel", il capolavoro, oltre che la prima composizione che somiglia vagamente a una "canzone". "Io sono l'ultima bestia nel cielo, l'ultima bestia nel cielo… Sorgi a oriente, l’oriente è rosso, e tramonta ad occidente".

Disperata invocazione d’aiuto lanciata nel gelo e nel vuoto più assoluto, "Letztes Biest" si staglia come una meteora nel totale deserto emotivo che la circonda. I toni e i timbri restano laidi, sfigurati, scarnificati: ma qui i Neubauten tirano davvero fuori una struttura melodica e armonica che per loro sembrava essere impossibile. Lo fanno a modo loro come nessun altro potrebbe mai pensare e permettersi di fare.

Solo una parentesi, però: "Das Schaben" si immerge infatti in un altro lunghissimo tour de force di rumori, stavolta senza nemmeno l’orpello della voce umana. Oltre nove minuti di lenta e inesorabile avanzata in un caos di suoni siderurgici assortiti e urlanti, con questo "tritatutto" il teatro dei Neubauten giunge così alla sua messa in scena definitiva: una sinfonia di rumori "concreti", malata e decadente, apoteosi della distruzione totale, è chiamata a mettere il sigillo finale a questa esplorazione allegorica dell’habitat dove si svolge la vita dell’Halber Mensch, del "mezzo uomo". E una straniante canzonetta come "Sand", straziata da ogni sorta di rumore "estraneo", è posta alla fine quasi come una auto-parodia. Ma sono la Morte sul suo destriero, l’apocalisse tecnologica, le reliquie e le rovine della civiltà industriale a incombere sugli innumerevoli "mezzi uomini" che si aggirano inconsapevoli, alla ricerca di un senso nelle cose e nella vita che è ben oltre la nostra portata. L’arte degli Einstürzende Neubauten mette a nudo la realtà di un’esistenza senza punti di riferimento. Andare avanti e ancora avanti, è l’unica cosa da fare: "Mezzo uomo, va’ avanti, ci prendiamo noi cura di te, ci preoccupiamo noi per te". E chi si nasconda dietro quel "noi" è forse meglio continuare a ignorarlo.

(29/10/2006)

  • Tracklist
  1. Halber Mensch
  2. Yu-gung (Fütter Mein Ego)
  3. Trinklied
  4. ZNS
  5. Seele Brennt
  6. Sehnsucht
  7. Der Tod Ist Ein Dandy
  8. Letztes Biest Am Himmel
  9. Das Schaben
  10. Sand
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