Boards Of Canada

Geogaddi

2002 (Warp) | elettronica

C’erano una volta due fratellini che amavano trascorrere il tempo guardando in televisione i documentari del National Film Board Of Canada. Quelle visioni naturalistiche, associate a sottofondi ambientali costruiti con primordiali synth, influenzarono in maniera determinante il background di Michael Sandison e Marcus Eoin. La lunga gavetta, trascorsa pubblicando introvabili cassette nella natia Scozia, ha lastricato un percorso imperniato sulla sperimentazione elettronica, costruito attingendo dalle fonti più disparate ed inusuali, ma mantenendo sempre una grandissima attenzione per la melodia, anche negli episodi più stranianti.
La suprema ricerca del suono particolare li conduce ad individuare strumenti poco comuni, meglio se analogici, utilizzati a volte soltanto per produrre una manciata di note all’interno di una canzone. Questa piacevole ossessione consente oggi agli scozzesi di realizzare un lavoro singolare, che potrebbe assurgere al ruolo di spirito guida della scena electro del nuovo millennio.

Il contratto siglato con la Warp Records ha generato nel 1998 (in co-produzione con la Skam, e distribuito dalla Matador anche negli States) il loro primo vero album ufficiale: “Music Has The Right To Children”. Il gran vociare che ne è scaturito, ha incuriosito John Peel, pronto a certificarne il valore artistico attraverso l’invito ad esibirsi il 21 luglio di quell’anno nelle ambite BBC sessions: le registrazioni sono poi state pubblicate ad inizio 1999 in un Ep, al quale ha fatto seguito l’anno successivo l’ulteriore corto “In A Beautiful Space Out In The Country.
Oggi i BoC (come spesso vengono denominati) hanno un valore unanimamente riconosciuto, e si son tolti più di qualche soddisfazione, condividendo palchi importanti con alcuni dei propri eroi musicali, e partecipando a festival di primaria importanza. I tempi sono maturi per la deflagrazione su scala mondiale.

E la deflagrazione oggi ha un nome: “Geogaddi”, pubblicato a febbraio dalla Warp. Come nel caso dell’esordio, anche questa volta la tracklist si basa sulla sequenza filmica di brevi frammenti (una vera specialità della casa, pare ne abbiano composti svariate centinaia) e brani lievemente più estesi, spesso giocati sulla ripetizione e su una visione “cosmica” della materia musicale. La qualità cinematica e visionaria dell’approccio musicale dei Boards Of Canada viene codificata in un mirabile equilibrio di abilità melodica e sperimentazione avant-garde. L’album è un esercizio di geofisica interiore, un viaggio sonoro compiuto su ipotetici pianeti remoti che, come nella miglior tradizione della kosmische musik, si traduce in un percorso tutto interiore, condito da accenni psichedelici. Elettronica astratta, dunque, ma anche "umanizzata" attraverso il largo impiego di voci filtrate, di “stonature” create ad arte e di un timbro generale analogico.
Dal punto di vista musicale, è innumerevole la quantità di stili assorbiti o citati: dall'ambient alla new age, dal glitch all'hip-hop, dalla lounge alla psichedelia. I brani, apparentemente sconnessi tra loro ma idealmente legati da una sottile cartilagine sonora, assemblano campionamenti lo-fi, tastiere psichedeliche vagamente sixties, ed una strumentazione elettronica decisamente all'avanguardia. L'impressione è quella di vivere un lungo sogno, sospesi tra continue fluttuazioni e vibrazioni sonore. Ma, a dispetto dell'atmosfera dolce e rilassata di fondo, serpeggia sottotraccia un senso d'inquietudine, tra note sospese, vocine in reverse, cori in sottofondo e ritmi tribali.

Sonorità eteree pervadono "Alpha and Omega" (impreziosita da percussioni orientaleggianti e da un flauto esotico) e "Dawn Chorus", una sorta di invocazione del sole che sorge, costruita sull’incastro di una melodia sinistra con sample vocali e suoni di autentiche percussioni. Il surreale campionamento di "Sunshine Recorder" (un bambino che esclama: "A beautiful place") è disturbato da un’insinuante melodia, che prelude a un incalzante beat. L'ammiccamento romantico-spaziale di "Julie and Candy", con i suoi intrecci vocali e la tenue melodia appena "sporcata" da qualche distorsione, è l'altra faccia della morbidezza sensuale espressa in "1969", dove il vocoder fa il verso agli Air, ma in versione meno retrò e più psichedelica.
Gli stati d’animo si rincorrono: si può restare ipnotizzati tra le fluttuazioni di "Gyroscope", incantati al cospetto della voce narrante di Leslie Nielsen (!) in documentari educativi ("Dandelion"), assopiti davanti a un ipotetico schermo che irradia un filmato sugli extraterrestri ("The Beach at Redpoint"). Lo sguardo viene proiettato verso il futuro, ma nel cuore resta un misto di malinconia strisciante e nostalgia.

Decisamente più oscuro del precedente album, “Geogaddi” contribuisce a creare intorno ai Boards Of Canada un’aura di occultismo e di ossessione per la numerologia: il disco dura 66 minuti e 6 secondi e uno dei brani di punta s’intitola “Music Is Math” (da molti considerata una vera dichiarazione d’intenti, quasi un inno post-moderno per una web-generation prossima al collasso da eccesso d'informazione, con dentro spezie orientali, droni, distorsioni, beat sincopati e accenni melodici psych). Inoltre è senza ombra di dubbio una poetica "algebrica" quella che ispira episodi come "A Is To B As B Is To C" e "The Smallest Weird Number".
Non mancano riferimenti al divino ed al diabolico (“The Devil Is In The Detail” è una delle composizioni più riuscite), riferimenti che nella traccia finale (“From One Source All Things Depend”, inclusa però soltanto nell’edizione giapponese) raggiungono il proprio apice, con tanto di cori di bambini in preghiera. Ovviamente la band si guarda bene dal confermare o smentire l’interpretazione dei propri brani, lasciando a terzi qualsiasi tipo di elucubrazione.

Assimilando la lezione dei più ingombranti maestri sia del passato (Kraftwerk su tutti, ma anche gran parte della scena kraut-rock) che del presente (Orb, Autechre, Aphex Twin) i Boards Of Canada si confermano tra i più ispirati interpreti dell’odierna new wave elettronica.
“Geogaddi” conferma la smisurata passione per i dettagli dei due fratellini, ed un’innata smania di perfezionismo, con alchimie sonore e piece astrali avanguardistiche che ci guidano verso mondi sconosciuti da esplorare. Una nuova imprescindibile pedina inserita all’interno di un percorso di ricerca musicale che si fa sempre più esaltante. Una pietra miliare istantanea.

(20/02/2014)

  • Tracklist
  1. Ready Lets Go
  2. Music Is Math
  3. Beware The Friendly Stranger
  4. Gyroscope
  5. Dandelion
  6. Sunshine Recorder
  7. In The Annexe
  8. Julie And Candy
  9. The Smallest Weird Number
  10. 1969
  11. Energy Warning
  12. The Beach At Redpoint
  13. Opening The Mouth
  14. Alpha And Omega
  15. I Saw Drones
  16. The Devil Is In The Details
  17. A Is To B As B Is To C
  18. Over The Horizon Radar
  19. Dawn Chorus
  20. Diving Station
  21. You Could Feel The Sky
  22. Corsair
  23. Magic Window
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