Fiery Furnaces

Blueberry Boat

2004 (Rough Trade) | avant-rock

I Fiery Furnaces sono stati fondati nel 2002 dai fratelli Matthew (tastiere, organo e chitarre) e Eleanor Friedberger (voce e chitarre), di Chicago. Con il loro Lp d'esordio "Gallowsbird Bark" (Rough Trade, 2003) hanno provato a coniugare - riuscendoci - il blues bislacco e caotico di Captain Beefheart di "Shiny Beast" con quello vitale e viscerale dei Rolling Stones di "Let It Bleed", passando per la grinta intellettuale di Patti Smith di "Radio Ethiopia" e i crescendo psichedelici dei Jefferson Airplane di "Volunteers". Ora ci riprovano, con il nuovo "Blueberry Boat", ampliando le strutture e, contemporaneamente, passandole al setaccio del rock progressivo. Non di vero e proprio cambio di rotta si tratta, e nemmeno (o non solo) di una significativa evoluzione del loro personale percorso, ma di un'articolazione, semmai, una precisazione profonda nelle tessiture melodiche e armoniche del loro fantasy-rock.

E forse è anche di ambizione che bisogna parlare, come dimostrano le cinque mini-suite presenti nell'album, ad affiancare brani di più corto respiro. L'inziale "Quay Cur", la più complessa del lotto, è ammirevole per la sua multiforme miscela di garage, surf-rock sovreccitato, battiti cibernetici e rumori industriali del lungo incipit, modulazioni improvvise di dinamica e le melodie vocali modellate da Eleanor. Su tutto svetta il piano, a cui - nel finale - è affidato il compito di condurre una concertazione corale e risolutiva. La successiva "Straight Street" propone un acid-garage sfasato e sconnesso, poi trasfigurato da un piano tamburellante e da una chitarra a-là Velvet Underground, e volto infine a un dialogo di strofe e refrain dell'ugola vibrante di Eleanor, con intermezzi di orchestrine clownesche e variazioni fantasiose.

"Chris Michaels", invece, parte con un sapiente sprint rock'n'roll di fattura call-and-response (con un'ottima, possente parte di batteria), tra le impennate della linea vocale e le scivolate delle chitarre ruggenti, per poi darsi a distorsioni psichedeliche e infine chiudersi con una sorta di power-ballad Lennon-iana.
Più avanti vengono "Mason City" e "Chief Inspector Blacnheflower". La prima è piece piano-driven con altri echi Jefferson Airplane, intermezzi spoken e jam chitarristiche da far invidia allo stesso Jorma Kaukonen, mentre la seconda è un collage electro che nel mezzo sfoggia un'altra magnifica ballata pianistica, su cui le profonde evoluzioni vocali di Eleanor hanno modo di esibirsi con ancor più tensione e partecipazione emotiva.

Ma i pezzi brevi, quelli che più si riallacciano al precedente lavoro, non sono da meno; anzi, si può dire che è proprio in questi casi che il duo trova le intuizioni melodiche più felici. Si prenda il techno-folk di "Spaniolated", con quel suo incedere dissacrante e dissonante, tra solfeggi sgraziati di organo e chitarre che richiamano quasi l'irriverenza psichedelica dei Godz, o il garage-rock rilassato in andamento vaudeville di Wings-iana memoria di "Birdie Brain", efficace nei suoi effetti luminescenti del synth e nelle volute del piano, o ancora il baldanzoso gospel tip-tap di "My Dog Was Lost". "Turning Round" e "1917" sono due corali per unisono di organo, tastiere e voce dalla pregnante atmosfera barocca, in bilico tra il brivido electro e la sortita sperimentale e cacofonica, mentre la chiusa ("Wolf Notes") è affidata a un nuovo tour de force dissonante - come se i Pere Ubu più scanzonati si fossero dati al techno-pop - funestato da lamentazioni della chitarra slide e svolazzi impertinenti delle tastiere.

Trattasi, con le dovute (e sacrosante) approssimazioni per eccesso, di uno scalmanato "Twin Infinitives" del garage-indie-pop. Attento alle concatenazioni progressive, quasi Canterbury-iane nella loro frizzante visionarietà, governato da una regia che usa pianoforte e tastiere per esasperare i toni, impartire il movimento, sorreggere le impalcature, deformare in senso caricaturale, è un trattato imprevedibile e fuggevole di sub-generi mischiati e subito riesposti con ricchezza strumentale e voluttà inventiva, spesso e volentieri incredibile nelle sue eruzioni di scatti fantastici e melodici, melliflui, ironici. Sprizza di mirabolante divertimento e di profonda tenerezza. I fratelli Friedberger, co-autori di musiche e testi, sono supportati - anche nelle performance live - dalla collaborazione degli amici Toshi Yano (basso e synth) e Andy Knowles (batteria), entrambi musicisti emergenti.

(13/12/2006)

  • Tracklist
  1. Quay Cur
  2. Straight Street
  3. Blueberry Boat
  4. Chris Michaels
  5. Paw Paw Tree
  6. My Dog Was Lost But Now He's Found
  7. Mason City
  8. Chief Inspector Blancheflower
  9. Spaniolated
  10. 1917
  11. Birdie Brain
  12. Turning Round
  13. Wolf Notes
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