YOURCODENAMEIS:MILO - They Came From The Sun

2007 (V2)
post-hardcore, space rock

A dimostrazione di come la musica rock non smetta mai di riscoprire sé stessa, riprendendo ed esplorando regioni e paesaggi che altre epoche musicali avevano già iniziato a definire, arriva, atterrando direttamente dal sole, questo "They Came From the Sun". Nome in codice del gruppo: Yourcodenameis:milo. La band viene dalla florida scena di Newcastle (Maximo Park e Futureheads su tutti) ed è operativa già da qualche anno, con all’attivo un Ep, "All Roads To Fault" (2004) e un album, eloquentemente intitolato "Ignoto", uscito nel 2005. Il gruppo deve comunque gran parte della propria notorietà internazionale a un disco composto di collaborazioni con illustri esponenti dell’indie britannico (tra gli altri Bloc Party, Hot Club De Paris, Field Music, i già citati Futureheads e Maximo Park), chiamato "Print Is Dead" e uscito alla fine dell’anno passato, di cui per altro è già stato annunciato un seguito (che dovrebbe probabilmente vedere coinvolti Elbow e addirittura Jason Lytle dei Grandaddy).

La stampa inglese ha tendenzialmente inserito la proposta musicale dei Yourcodenameis:milo nel solco di un revival post-hardcore, ma, alla luce di questo nuovo disco, la definizione appare quantomai riduttiva. Già dalla prima traccia, "Pacific Theatre", lo stile risulta infatti molto più articolato e complesso di quanto si possa pensare: lo si potrebbe dire un rock spaziale e sconfinato, sulla scorta degli Hawkwind, disteso lungo i tracciati espansi di una psichedelia progressiva in odore di King Crimson, Black Sabbath e Van der Graaf Generator. Il che sta a significare severissime costruzioni geometriche attraversate da aggrovigliati vortici di chitarre e improvvise epifanie melodiche. In altre parole, l’algebra esatta dei Battles coniugata alle guizzanti e polimorfe astrazioni dei Mars Volta. Il tutto, poi, pazientemente ricollocato all’interno di un’accessibilità melodica e concettuale tipicamente "inglese". Piccoli universi e supernove estatiche che entrano in collisione, generando altri universi e invisibili micromondi pulsanti. Così "All That Was Missing" sbriciola le sue linee ritmiche in una pioggia di asteroidi baluginanti e "Understand" (una delle migliori composizioni del disco) si perde contemplando la scia del suo bellissimo ritornello orbitante. In "About Leaving" il suono si lascia corteggiare da ritmi sintetici più pronunciati, componendo un disegno ritmico che accumula e sovrappone strutture e schematismi prima di esplodere in una sequenza non troppo distante da certi Radiohead di "Kid A" e dintorni.

La seconda parte del lavoro assume un approccio più apertamente sperimentale, sganciandosi progressivamente dalla forma-canzone (che nonostante tutti gli innesti e gli elevamenti a potenza era stata fino a questo punto, nei suoi snodi fondamentali, rispettata). Affiorano così, all’interno di lunghe cavalcate strumentali in bilico tra post-rock e prog-metal, le decisive influenze (apertamente riconosciute dalla stessa band) di gruppi come Tool, Isis o Mastodon.

Si tratta più che altro di esercizi ed esperimenti fatti di accelerazioni e furtivi rallentamenti, distorsioni e organismi biomeccanici dal metabolismo mutevole (interessanti in questa direzione soprattutto "Evenig" o "Take The Floor"), che portano a una estrema rarefazione astratta delle forme. Una sorta di Area 51 (peraltro evocata nella copertina del disco) o di osservatorio astronomico che distende i suoi dispositivi ottici e le sue piattaforme di lancio, congiungendo la vibrazione tellurica dell’heavy-rock più sfrenato con il delirio siderale della psichedelia. Astronomia e visione sciamanica.

Da seguire con attenzione nel prossimo futuro. Potrebbero regalare piacevoli sorprese.

24/06/2007

Tracklist

  1. 1. Pacific Theatre
  2. 2. All That Was Missing
  3. 3. Understand
  4. 4. I'm Impressed
  5. 5. About Leaving
  6. 6. Sixfive
  7. 7. Translate
  8. 8. Evening
  9. 9. Take To The Floor
  10. 10. To The Cars
  11. 11. Screaming Ground
  12. 12. Dicta Boelcke

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