Fabri Fibra

Chi Vuole Essere Fabri Fibra?

2009 (Universal) | rap, hip-hop

Ultimo atto (ma se le vendite tengono non sarà di certo quello finale, potete scommetterci) della tragicomica decadenza di un piccolo mito del rap nostrano. Di lui come fenomeno para-sociologico e mainstream ormai sanno tutti tutto, ma repetita juvant, che non si mai. Fabrizio Tarducci in arte Fabri Fibra e più tardi Mr Simpatia è uno degli esponenti interessanti emersi nella generazione post-'96, l'anno chiave per l'affermazione e la visibilità esteriore della scena hip-hop italiana: già piccolo eroe locale della old school marchigiana e rivierasca con gli Uomini Di Mare, poi autore di uno dei migliori lavori in assoluto del 2.0 italico ("Turbe Giovanili" del 2002, prodotto da Neffa su beat periodo Sangue Misto), splendida crisalide multicolore poi mutatasi in didascalica e canzonatoria farfalla eminemi(tali)ana con l'ottimo "Mr. Simpatia" (2004), prima del salto pop (condito da finti scandali e polemiche pretestuose artatamente orchestrate sul modello in scala del genio detroitiano) verso l'alta classifica di "Tradimento" (2006) e "Bugiardo" (2007).

Per arrivare all'uscita, fresca di un paio di mesi, di "Chi Vuole Essere Fabri Fibra?", una domanda d'apertura che con facile dialettica potrebbe tranquillamente essere ribaltata in "Chi si crede di essere Fabri Fibra?". Ardua sentenza: perché in quest'ultima fatica (si fa per dire: dieci pezzi in croce infarciti di featuring dal gusto alterno) il rapper senigalliese (ma con residenza a Milano, come ci tiene più volte a precisare) s'illude veramente di poter fare a meno di tutto e di piacere lo stesso, perdendosi per strada anche quel poco di buono che l'aveva contraddistinto nei suoi due ultimi sbandierati successi. L'ironia, innanzitutto: l'ex-outsider e antisociale sta sempre lì a vantarsi di aver vinto due dischi di platino (come se al popolo gliene fregasse qualcosa), di essere ormai parte integrante del bel mondo vip di cui si faceva beffe, con (cattivo) gusto e irresistibile salacità, in "Mr. Simpatia", ma di essere nel profondo intimamente diverso e tuttora alienato (ascoltare per credere la tamarrissima "Extra Large" o gli incensanti sample dal vivo inseriti nell'altrettanto deprecabile "Donna Famosa", su una specie di crescendo latino/euro-disco bulgara da far accapponare la pelle), salvo poi piangersi addosso finte lacrime di coccodrillo chiedendosi cosa succederà quando, facendo gli scongiuri, il fumo si sarà diradato e ai suoi concerti torneranno dieci persone (cinque da casa e cinque per caso) come agli esordi ("Alla fine di tutto questo").

Assente ingiustificata anche la puntuale verve polemica e linguistica: sempre le stesse metriche, le stesse parole che si ripetono, chiudendo il quarto, con frequenza imbarazzante per un Mc e freestyler del suo livello, i temi triti e ritriti del suo viaggio allucinante nel mondo dello show biz e la satira banale e senza mordente dell'Italia ai tempi della crisi ("10 Euro in tasca"). La musica, infine: un'accozzaglia di robetta alla moda un po' dancefloor all'acqua di rose tipica del suo produttore Big Fish (anche lui che, Sottotono a parte, qualcosa di buono l'aveva fatto, qui ai minimi storici), un po' street di scuola milanese area Dogo Gang, un po' horror-core all'amatriciana di provenienza Truceklan/Ministero dell'Inferno ("In testa" featuring Noyznarcos), qualche tocco electro-synth à-la Daft Punk tradotto Dargen D'Amico (ma qui vocoder, filtri, flanger e quant'altro conferiscono all'insieme un effetto ancor più pacchiano).

In questo bailamme senza capo né coda si salvano, a stento, "Via Vai", bell'electro con sparuti numeri lessicali in cui sembra la brutta copia di se stesso in "Turbe Giovanili" ma almeno funziona e soprattutto la strofa di Dargen in persona che quando entra in scena ci ricorda che "la classe non è ac...qua" ("Vai via! Nessuno vuole essere Fabri Fibra/ qualcuno Iva Zanicchi gli altri il Liga/ musica lassativa rilassati mica/ vida loca, coca poca, che mi fa l'effetto moca"), peccato che vada via (perdonatemi il gioco di parole) subito, la botta epica e danzereccia di "Speak English", che almeno un po' d'ironia surreale e goliardica sui luoghi comuni esterofili da Erasmus la sfodera, e "Incomprensioni", singolo d'apertura, slow orchestrale e intimista col ritornello di "Per me è importante" dei Tiromancino cantato dallo stesso autore.

Davvero troppo poco, troppo "di fretta", come recitava il titolo di una sua vecchia canzone, e assuefatto a logiche smaccatamente commerciali. Nadir.

(26/06/2009)

  • Tracklist
  1. Chi Vuole Essere Fabri Fibra?
  2. Dieci Euro In Tasca
  3. Speak English
  4. Donna Famosa
  5. Via Vai
  6. In Quel Posto
  7. Extra-Large
  8. In Testa
  9. Alla Fine Di Tutto Questo
  10. Incomprensioni
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