Pop e psichedelia, ancora una volta a braccetto in quel di Cambridge.
Quella di The Doozer, qui al secondo lavoro per la Pickled Egg dopo “Sheet Music” del 2008, è una vita piuttosto attiva se, oltre a registrare deliziose canzoncine fatte con zucchero filato e qualche piccolo additivo chimico, collabora, di tanto in tanto, con Sunburned Hand of the Man, MV & EE, Flower-Corsano Duo, Animal Collective e Alasdair Roberts.
“Great Explorers” continua, dunque, a venerare il santino di Syd Barrett, proponendo fragili esempi di un pop storto e stralunato, disorientato e disorientante (“Nothing Like The Hero”). Melodie acerbe, sconclusionate e dall’anima amatoriale (“Up And Down”), intrise di quella delicata nostalgia che, se qualcuno ti dicesse che si tratta di materiale d’archivio dei primissimi Pink Floyd, ci crederesti senza battere ciglio (“Decisive Mind”).
Se si escludono i due esperimenti per radiofrequenze in libera uscita di “Semut 1” e “Semut 2”, tutto il disco è attraversato da un’aura surreale ed eccentrica, anche quando, dietro l’angolo, avverti il pathos delle piece drammatiche di Nico (“Brother Lazarus”).
Una chitarra, una drum-machine e qualche sintetizzatore scassato: è tutto quello di cui The Doozer necessita per spargere i colori sulla sua variegata tela sonora. Una tela che si nutre di visioni distorte, di scarti umorali impercettibili eppure fondamentali per il raggiungimento di un trip privatissimo, intimo. Mentre i brani si trascinano stanchi e annoiati, qualche frizzo elettronico, qualche eccentrica sortita vocale, qualche intermezzo strumentale da manicomio (la title track agita i fantasmi di Kevin Ayers e Residents) lasciano che il senno si smarrisca a più riprese.
Da questo punto di vista, il momento più avventuroso è sicuramente quello di “Public Transport”: psych-pop da cameretta che, improvvisamente, prende il largo. Ma sempre con discrezione, senza mai esagerare.
(01/01/2010)


