Sarah Slean

Land & Sea

2011 (Pheromone Recordings) | art-rock, orchestral pop

La terra e il mare, le storie che scandiscono il ritmo e l'umore dei nostri giorni e il desiderio di estraniarsi dalla realtà muovendosi verso una dimensione onirica, per purificarsi, rigenerarsi e fare pace con i demoni interiori. Questo e molto altro ha reso il nuovo lavoro della cantautrice e pianista di Pickering (nell'Ontario) il più maturo e compiuto di una carriera quindicennale che non è mai stata avara di colpi di scena. Di ripensamenti drastici, di momenti in cui altro non si sarebbe voluto che premere il tasto reset. Sarah Slean oggi non è più una giovane promessa, bensì una donna con un articolato curriculum vitae di tutto rispetto e una storia sempre più affascinante da raccontare.
Non è possibile scindere le due facce di "Land & Sea", le due anime della nuova opera, tanto diverse quanto inevitabilmente interlacciate e dipendenti l'una dall'altra. Lo yin e lo yang. Si contrastano e si completano - come la carne e lo spirito. "Molte tradizioni spirituali hanno gettato via il corpo, ma io trovo che sia sbagliato condannarlo", ha spiegato una volta la 34enne canadese. "Perché il corpo è proprio il portale attraverso il quale arriviamo all'esperienza viscerale dell'eternità. Come se Dio, o chiunque sia, giocasse con le forme". Come se fossero angeli con una sola ala, le due metà di questo disco possono spiccare il volo solo se abbracciate l'una all'altra.

Da sempre attratta dalla musica, Sarah iniziò a prendere lezioni di pianoforte all'età di cinque anni e riuscì a incidere e pubblicare il suo primo disco nel 1997 per un'etichetta indipendente. Di lei si accorse presto la Warner, che per dieci anni ha supportato la sua opera in Canada, negli States (appoggiandosi alla Atlantic) ma anche in Francia. L'ultima pubblicazione con la nota multinazionale è "The Baroness Redecorates", Ep prezioso - tutto fuorché una semplice appendice dell'album che l'ha preceduto, forte di un brano come "The Rose" corredato da un suggestivo videoclip prodotto da CJ Wallis che ha vinto il premio "Best Music Video" ai recenti Leo Awards. La Slean negli ultimi anni ha flirtato più che volentieri con altre forme d'arte, pubblicando due volumi di poesie e dedicandosi anche al cinema (nel 2004 ha partecipato alla realizzazione del film noir "Black Widow" nel cui cast ci sono Mary Margaret O' Hara e Simon Reynolds).

Il fecondo "raptus creativo" è stato scatenato da una serie di felici eventi che hanno profondamente cambiato la vita di Sarah Slean: nel 2009 ha sposato il suo compagno Royal Wood, cantautore di belle speranze più volte accostato a Randy Newman e Ron Sexsmith, e ha finalmente ultimato gli studi in musica e filosofia presso l'Università di Toronto. In più è tornata un'artista indie, e la Pheromone le ha lasciato la massima libertà. Doppio album dalla gestazione quasi anarchica, "Land & Sea" ha preso forma quando l'autrice si accorse che le canzoni appartenevano a due diverse famiglie: da una parte c'erano i quadretti più pop da lei mai proposti, e dall'altra i momenti che infine hanno composto una suite orchestrale dal sapore neoclassico.
"The Baroness" era il capitolo conclusivo di un lungo libro, ma negli episodi migliori di "Land" traspare ancora quella voglia di stupire, di raccontarsi, di fare autocritica e di immergersi in un'atmosfera senza tempo abbeverandosi ora di suggestioni da cabaret, ora di robuste melodie sostenute dal piano e da tocchi di wurlitzer che, come freschi addobbi floreali, incontrerebbero senza esitazioni il sornione beneplacito del buon Jeff Lynne. L'aria che si respira ci riporta alla sana eccentricità pop di Tori Amos e alla tradizione intimista che annovera Joni Mitchell e Sarah McLachlan tra i suoi numi tutelari, ma è con il collega Rufus Wainwright che la Slean dimostra di avere più aspetti in comune, dai testi personali e intelligentemente sardonici all'amore per le dive Audrey Hepburn e Judy Garland, protagoniste indiscusse di una Hollywood che ancora oggi fa sognare.

"Land" si apre con un inno vigoroso e squillante ("Life") contraddistinto dalle immagini del ghiaccio dei ricordi che finalmente si scioglie nel fuoco della vita. "È la fine di un impero, non ci sono più linee sulla sabbia... è l'alba di un mondo nuovo". Lo stesso ottimismo lo si incontra subito dopo in "The Day We Saved The World", in cui Sarah Slean riesce a gestire pochi accordi lavorando molto con l'espressività della voce e gli accordi di quinta. "Set It Free" è un'esortazione a guardare sempre il lato positivo su un divertito sfondo di piano elettrico vintage, chitarre elettriche e acustiche - sembra qualcosa che potrebbe firmare Jake Shillingford, discolo frontman dei My Life Story. Al posto dei pad tanto presenti nelle canzoni dei precedenti dischi, qui c'è una live band in presa diretta con suoni asciutti e diretti.
"Amen" è un diamante che scintilla fiero, al centro della scaletta insieme al midtempo "I Am a Light" (vicino ai Keane del debutto). "New Pair Of Eyes" era già comparsa in una compilation benefica per le vittime dello tsunami in Giappone, "Songs Of Love For Japan", cui la Slean partecipò insieme alla Amos, ad Ani DiFranco e a Sara Bareilles: è una versione moderna dell'amore che "ammobilia di meraviglie e ricopre col sole il brutto dei quartieri" di breliana memoria. In questo brano un uomo del mistero arriva alla porta di Sarah e la esorta a buttare via i "barattoli di lacrime" e tutte le inutili paure. Con occhi nuovi ogni cosa ci sembra diversa - persino gli estranei che incontriamo per strada ci guardano in un altro modo. Completano il tutto un'invettiva contro i giovani di dubbio talento alla ricerca dei loro quindici minuti di celebrità e i reality show che li spremono ("Non sai cosa dire? Dillo lo stesso, è tutto come un'opera anche se la tua aria non è stata ancora scritta, e ora siamo in coda per guardare il film della nostra vanità", da "Everybody's on TV") e una denuncia contro la scarsa solidarietà femminile tra le trentenni, troppo impegnate a disperdere sane energie in una folle competizione ("un gioco, un crimine, una perdita di tempo: ragazze che odiano ragazze") che di certo non le porterà da nessuna parte.

"Sea" è il suo contraltare ultraterreno, registrato con un team totalmente diverso - nel primo disco ci sono professionisti del pop come Joel Plaskett e Vic Florencia, già con Nelly Furtado, a forgiare potenziali hit mentre qui c'è Jonathan Goldsmith (autore della colonna sonora del film "Casino Jack" con Kevin Spacey) a scrivere insieme a Sarah partiture orchestrali di evidente ispirazione classica (Bach, Mozart e Beethoven sono i compositori preferiti dell'artista). Con lei in studio c'è un'orchestra di ventuno elementi che conferisce al tutto una qualità cinematica e sognante.
Ogni singolo passaggio ha un aroma, un profumo, degli abbellimenti che lo rendono subito riconoscibile: si passa dalle atmosfere impetuose, timburtoniane di "Napoleon" (dall'anima quasi gitana) al più delicato valzer notturno di "Everything By The Gallon". È impossibile resistere alla bellezza dell'iniziale, sublime "The Cosmic Ballet" e alla melodia orientaleggiante di "The One True Love". In più di un caso Sarah Slean si interroga sul ruolo che hanno la religione e il misticismo nella nostra vita, influenzata dalla lettura di Lev Tolstoj e Tom Harpur. Pazienza se un paio di momenti più deboli possono ricordare Katie Melua ("Attention Archers") o le musiche scritte da George Martin per "Yellow Submarine", da sempre oggetto di dibattito tra gli estimatori più accaniti dei Fab Four - specie se "You're Not Alone" ben risolleva le sorti. Naufragare sarà così dolce, in questo mare...

Siamo di fronte al disco più ambizioso di Sarah Slean, che sfida le convenzioni di una discografia che penalizza sempre più chi si dedica ai concept album coniugando due diverse esperienze d'ascolto, che celebrano la "scioccante meraviglia dell'esistenza" attraverso le esperienze comuni ("Land") e quelle straordinarie ("Sea"). Resta da capire quale anima prenderà il sopravvento nel suo prossimo disco. Intanto "Land & Sea" resta l'introduzione perfetta alla musica e al mondo di un'artista di cui, si spera, si sentirà parlare di più anche in Europa. Uno tra i migliori dischi cantautorali del 2011.

(20/12/2011)

  • Tracklist

Land

  1. Life
  2. The Day We Saved The World
  3. Set It Free
  4. Everybody's On TV
  5. Amen
  6. I Am A Light
  7. New Pair Of Eyes
  8. Girls Hating Girls
  9. Society Song


Sea

  1. The Cosmic Ballet
  2. Everything By The Gallon
  3. The Devil & The Dove
  4. Napoleon
  5. Attention Archers
  6. You're Not Alone
  7. The One True Love
  8. The Right Words
  9. My Eyes & Your Eyes
Sarah Slean on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.