Stereo Mc's

Emperor's Nightingale

2011 (K7, Graffiti) | dance-pop

La storia dei britannici Stereo Mc's merita almeno qualche riga per essere raccontata. La band del vocalist Rob Birch e dei dj/produttori Nick Hallam e Ian Rossiter, dopo avere attraversato gli anni 80 nell'anonimato, esplode fragorosamente nel 1992 sulla scena electro/hip-hop internazionale, trascinata dal successo del singolo "Connected". Uscita nel settembre 1992, la canzone spopola in tutto il mondo elevando il trio al rango di star, fino alla vittoria del Brit Award come miglior gruppo e miglior album dell'anno. Un successo planetario e un tour mondiale di due anni che però disorientarono i tre, che anziché cavalcare l'onda si ritirarono per un decennio a cercare la forma migliore per tornare sulla scena. Dopo aver rifiutato di remixare pezzi di gente tipo i Massive Attack e David Bowie e l'offerta di produrre l'esordio da solista di Robbie Williams, i tre aspettano fino al 2001 per tornare sulla scena con "Deep Down And Dirty". Album che vende bene (arrivando fino alla 17° posizione in UK) ma sul quale pesa come un macigno la volontà di replicare un disco, quello precedente, che ormai era "fuori tempo".

"Finalmente ci sentiamo liberi da quella pietra miliare che è stata "Connected" sia per la musica in generale che per la nostra creatività" hanno detto i tre in un'intervista. Niente di più vero. Via lo stretto legame con l'hip-hop e la rave music degli anni 90 che ancora segnava le opere degli anni Zero per abbracciare l'elettronica in una dimensione meno legata al dancefloor ma più vicina alla forma pop in senso tradizionale.
Entrare nel disco tra le tastiere liturgiche dello strumentale "Wooden Heart" è straniante per chi conosca i singoli del glorioso passato degli Stereo Mc's. Una dichiarazione d'intenti che però verrà rispettata solo in parte nel corso del disco. Il singolo "Boy", con la partecipazione del pianista lounge-jazz Jamie Cullum, sembra ripercorrere i tempi bui passati dopo gli anni del grande successo con la solarità e la consapevolezza di chi si è liberato di un peso gravoso. Solo dopo questa liberazione i tre possono finalmente iniziare a mostrare le nuove direttrici del loro lavoro, finalmente affrancato da quel macigno che gravava sulle loro anime.

Peccato che il terzetto non sappia farsene granché di questa nuova consapevolezza. I tre navigano a vista nel mare di possibilità offerte da synth e tastiere, sfornando canzoncine dance-pop di fattura piuttosto ordinaria. Con qualche reminiscenza del passato ("Tales" è ciò che resta di "Connected" vent'anni dopo) e ben poca ispirazione, a parte il succitato singolo e l'aggressiva "Levitation".
L'effetto che si potrebbe avere superata la metà del disco è quello di una persona che decisa com'è a voler fare qualcosa di totalmente diverso, finisce per fare qualcosa di assolutamente inutile. Una rivoluzione fumosa, quella degli Stereo Mc's, che non fa che confermare che per loro, superati i 50 anni, la via del declino sia ormai decisamente avviata.

(17/10/2011)

  • Tracklist
  1. Wooden Heart
  2. Boy
  3. Phase Me
  4. Far Out Feeling
  5. Sunny Day
  6. Manner
  7. Tales
  8. 2 Can Do
  9. Bring It On
  10. Levitation
  11. Desert Song
  12. Wooden Heart (reprise)
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