Bee Mask

When We Were Eating Unripe Pears

2012 (Spectrum Spools) | experimental neo-kosmische

Chris Madak alias Bee Mask è uno dei nomi "storicamente" legati al marchio Spectrum Spools. Amico di lunga data del “boss” John Elliott, fu proprio lui a inaugurare l'attività della label nata dal grembo della Editions Mego, con la ristampa di “Canzoni dal laboratorio del silenzio cosmico”. Musicalmente, Madak è un autentico esploratore sonoro: con ben tredici album all'attivo fra Lp, Cd-r e audiocassette, si è addentrato alla ricerca di ogni lato incontaminato di quell'elettronica sperimentale che tanto deve ai corrieri cosmici, nata negli anni Novanta ma riuscita a scavarsi un posto di rilevanza solo in quest'ultimo periodo.

Successore di pochi mesi del nostalgico “Vaporware/Scanops”, sorta di omaggio alle potenzialità pressoché infinite del sampler, “When We Were Eating Unripe Pears” si pone come sunto delle precedenti ricerche del sintetista americano: il campionatore gioca ancora un ruolo di primaria importanza, che deve spartire però con le alienazioni psico-ambientali già proprie di “Hyperborean Trenchtown” e con gli intrugli acido-cosmici delle opere raccolte su “Elegy For Beach Friday”.

La caratteristica prima che traspare immediatamente – nonché forse il maggior difetto del disco – è la totale mancanza di dialogo tra le forme di cui sopra: le tre “anime musicali” si alternano infatti tra un brano e l'altro, scambiandosi però molto di rado le proprie velleità e causando un'evidente divisione in tre insiemi dei singoli brani, peraltro squilibrati anche per qualità.
A svettare sugli altri episodi sono infatti tre jam neo-cosmiche, colonne sonore per altrettanti viaggi surreali: la title track conduce verso un gelido universo sublunare per poi atterrare nell'Eden artificiale (guardare l'artwork per credere) di “Rain In Coffee”, mentre la cavalcata di “The Story Of Keys And Locks” trasporta “In Den Gärten Pharaos” dei Popol Vuh nel Quarto Mondo.

Inferiori ma non troppo sono i segmenti che compongono il binomio d'apertura, dedicati in toto ai suoni organici: “Frozen Falls” prepara all'immersione fra crepitii e sinusoidi e “Moon Shadow Move” mescola campane, stalattiti, inquietudine e sussulti. Con questa struttura a cinque, il disco sfiorerebbe da vicino l'eccellenza: a rovinare i piani a Madak ci pensano però i due colpi da “terrorista sonico”, che si materializzano nell'harsh-noise à-la-Drumm di “Pink Drinq” e nel mix di concretismi e sinusoidi di “Fried Niteshade”, che non sfiora minimamente i livelli dell'ultimo Mika Vainio.

“When We Were Eating Unripe Pears” ci presenta lo spettro sonoro di Bee Mask al completo, con tutti gli elementi che lo compongono, dai più peculiari ai meno interessanti. E' un disco che nasce con lo scopo di riassumere gli (ancor pochi ma intensissimi) anni di attività del musicista, nonostante lo faccia con l'ormai usuale e inesauribile voglia di stupire.
Quando ci riesce, il risultato è talmente forte da resistere ai tentativi di auto-distruzione. Questi ultimi, però, contribuiscono ugualmente nell'impedire al disco di presentarsi all'appuntamento con l'eccellenza, rinviato (c'è da crederlo) a un futuro comunque prossimo.
Riuscito, nel complesso, ma nulla più.

(21/11/2012)

  • Tracklist
  1. Frozen Falls
  2. Moon Shadow Move
  3. The Story Of Keys And Locks
  4. Pink Drinq
  5. Fried Niteshade
  6. Unripe Pears
  7. Rain In Coffee


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