Black Walls

Acedia

2012 (Pleasence) | psych-folk, dark-folk

Se qualche buontempone mi avesse fatto ascoltare “Acedia” senza che io ne conoscessi l'autore, e me ne avesse parlato come del quinto album di Boduf Songs, non penso che avrei avuto molti problemi a credergli. Sarà che il buon Mat Sweet manca all'appello con un full-length dal 2010 (quest'anno è giusto uscito un breve Ep, “Internal Memo”, ad addolcire l'attesa), sarà che un titolo del genere avrebbe potuto essere utilizzato tranquillamente dal cantautore di Southampton, il capriccio di attribuire frettolosamente la paternità del progetto a questi si fa forte.
Ma è nei dettagli che al solito si celano le differenze, e con un briciolo di concentrazione in più non si fatica a notarle. Si scopre così di aver a che fare con tutt'altra persona, per giunta proveniente da oltreoceano, e con una solida carriera nell'underground più oscuro alle spalle. Non che con questo lavoro il suo uditorio si sia ampliato chissà quanto, ma attraverso un nuovo moniker (in precedenza firmava i suoi lavori come Four Horses) e una mutata sensibilità artistica, le fosche confessioni psichedeliche del canadese Kenneth Reaume sono terreno fertile su cui lasciar aderire i recessi della propria malinconia, esclusive dichiarazioni di un'anima solitaria.

Solitaria, ma non desolata: nonostante il disco tragga impulso da apatiche riflessioni sul proprio essere (l'accidia, appunto), è nell'ampia gamma delle soluzioni e dei timbri che gli intenti vengono invece parzialmente smentiti. Un'ampia gamma da far risalire fino alle influenze: Reaume attesta infatti di amare grandi fingerpickers del passato e del presente (si va da Leo Kottke a James Blackshaw, passando per Ben Chasny), Joy Division, ma anche insospettabili nomi di culto del panorama metal come Burzum e i Sunn O))). Tutti nomi che il Nostro sa comunque far propri e incanalarli nella sua ombrosa visione musicale.
Di fatto, attorno a una robusta matrice folk, delineata da un picking asciutto ma comunque vivido ed espressivo (esemplificative in tal senso l'impetuosa bonus-track "Sapling" e “Hiatus”, nenia arcana che avrebbe potuto comparire come episodio più uptempo nel debutto dei misconosciuti Lady Space) ruotano brumose superfici elettroniche (le stesse punteggiature sintetiche di “Hiatus”, i bagliori sfumati che avvolgono “Sun To Rise”) e reiterazioni armoniche a stretto contatto con la sacralità di certo drone (“Passing Away”), che intensificano il taglio felpato e sbieco delle chine melodiche. Il tutto sotto un manto di nebbia violacea, che ben inquadra le inflessioni più patetiche del sound.

Prende forma in tal modo un'opera avulsa da ogni connotazione spaziale e temporale, in cui l'unico ambiente possibile è quello limitato all'interiorità del proprio essere, ambiente che trova la propria esternazione in una voce trasognata che ne dilata e restringe i contorni a piacimento, a seconda delle necessità.
E tra un fulmineo spoken-word in bassa fedeltà (“Brian Lotti”), e le narcolettiche cadenze di lunghe elegie (“Pines”), i muri neri del musicista di Toronto non ci impiegano poi troppo tempo a disperdere l'aria minacciosa che li ricopre, arrivando forse a costituire addirittura una barriera affascinante entro la quale muoversi.

L'accidia sarà anche un peccato capitale, ma per ora Reaume sembra proprio non volersene curare. E ha ragione lui.

(19/12/2012)

  • Tracklist
  1. Acedia
  2. Sun To Rise
  3. Passing Away
  4. Brian Lotti
  5. Hiatus
  6. Pines
  7. Marks Song
  8. Sapling (digital bonus)
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