De La Mancha

The End Of Music

2012 (Karaoke Kalk) | folk-prog rock

Il nome De La Mancha non tragga in inganno: Jerker Lund e Dag Rosenqvist sono due musicisti svedesi, affascinati da una varietà di artisti e artefici di un ambizioso dream pop che non tradisce le loro origini. Frutto di buone e nobili intenzioni, questa loro seconda prova trasmette sensazioni che hanno il profumo di una passeggiata per le strade di Stoccolma.

Pur citando Led Zeppelin e My Bloody Valentine tra le loro influenze, i due si gettano tra le braccia confortevoli dei Pink Floyd confondendo pubblico e critica. La manifesta devozione per i Red House Painters è altresì evidente nelle romantiche trame di "Ursa Minor", un brano che i Porcupine Tree non disdegnerebbero di avere in repertorio, mentre il dubbio che abbiano trafugato un demo dei Sigur Rós vi assillerà quando "Willow Lane" s'imposseserà delle vostre fantasie.
Un album ricco di conflitti di stili, eppure onesto e sincero al punto da lasciarsi amare: meticolosi e dotati di buon gusto, i due si avventurano in territori impervi, gestendo con parsimonia morbide armonie pastorali che ambiscono all'epicità del progressive e alla grazia del pop inglese, con una evidente fragilità culturale che tradisce schiettezza e dedizione.

"The End Of Music" si differenzia per un pregio molto raro nella produzione odierna: il duo non tenta di distogliere l'attenzione con trucchi stilistici, e quello che le prime note di "Golden Bells" promettono non viene mai tradito. Un carezzevole album di folk malinconico decorato da arrangiamenti leggermente sinfonici, pop privo di ambizioni e che raramente insegue il climax melodico per adagiarsi in spazi ampi e confortevoli.
Tra i nove brani "Under A Leaden Sky" offre una dinamica più intensa, mentre "Hidden Mountain" trasforma le tentazioni sinfoniche in groove esibendo una padronanza stilistica versatile e interessante, guarnita da cori west-coast e cambi di registro sonoro che delineano una mini suite di folk-prog.  E nonostante i nove minuti di "At Lands End" annuncino gustose evoluzioni per il duo, la già citata "Ursa Minor" resta il vero punto focale dell'album: agile, sicura e malinconicamente gioiosa, la canzone crea un vortice lirico e sonoro che ha il sapore dell'unicità.

Senza smuovere le montagne, i De La Mancha sono approdati fuori dai confini svedesi e pur con qualche ingenuità e troppo candore sono pronti a misurarsi col caotico mondo discografico odierno. Calibrando ambizioni e buon gusto, i due hanno buone possibilità di offrirci in futuro un'emozione ancor più ricca di questo piacevole secondo disco.

(20/07/2012)



  • Tracklist
  1. Golden Bells
  2. Ursa Minor
  3. Under A Leaden Sky
  4. Hidden Mountains
  5. Willow Lane
  6. Erase
  7. What If Going Back Meant Coming Home?
  8. For Family
  9. At Lands End


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