Ombre dei Portishead e schegge meccaniche di matrice synth-wave si disperdono nel magma nero e trasparente della voce della cantante. Un lento e penetrante fluire che scandisce scene fantastiche, giardini d'oscurità, matrimoni alchemici, in un palcoscenico stretto e angusto ma dalle altezze vertiginose.
È quasi superfluo sottolineare le radici in comune fra questo concept e quanto fatto dai Dead Can Dance e i Cocteau Twins, da un punto di vista sia linguistico sia compositivo. Ma Paola Bianchi non cade nella semplice fotocopia, e traccia i contorni di un tempio personale. Un luogo di culto e introspezione le cui mura riecheggiano i suoni di un lento e accorato salmodiare.
Difficile separare un brano dall'altro, poiché la loro individualità si fonde in un corpo unico d'invocazioni e confessioni: "Amplexus Mentis" è un abbraccio, un canto aperto verso il cielo notturno e i suoi segreti. Interromperlo o lasciarsi rapire è una scelta nostra.
Terzo disco finora prodotto da Femina Faber, questo è sicuramente un punto nodale della sua evoluzione artistica e spirituale, nella speranza che questa sfera magica che pare avvolgerla attualmente non imploda in un semplice manierismo, ma prosegua nell'inglobare immaginari sempre nuovi.
(10/07/2012)

