The Killers

Battle Born

2012 (Island/Vertigo) | pop-rock

Ironia e leggerezza. Due caratteristiche che non dovrebbero mai venire meno ogniqualvolta un artista si addentri in territori in bilico tra il kitsch e la parodia; per giustificare la mossa azzardata, certo, ma soprattutto per non essere accusato di eccessivo cattivo gusto e pretenziosità. I Killers di “Battle Born” sono ormai quasi completamente privi di quelle due qualità.
Le prime avvisaglie si erano manifestate con la pubblicazione dell’album solista di Brandon Flowers, Flamingo, e la sua band aveva comunque già commesso un peccato simile ai tempi del loro secondo album, che alla luce di questo loro nuovo lavoro potrebbe (anzi dovrebbe) essere addirittura rivalutato.

La lezione svolta da Stuart Price per l’album “Day & Age”, che riportava la band a una più congeniale (per loro) e giocosa dimensione, sembra essere stata velocemente dimenticata; ne è rimasta una vaga traccia nel brano d’apertura “Flesh And Bones” e nell’ammaliante “Deadlines And Commitments”, le cui fascinazioni anni 80 suonano però stanche ed eccessivamente seriose.
Persino lo stesso dj/produttore britannico, presente nella sola “Miss Atomic Bomb”, fallisce nel donare loro l’auspicata lievità: li doma per pochi secondi, trasformandoli quasi in una cover-band degli Alphaville, prima che i quattro del Nevada si ribellino ed eccedano con un’enfasi da stadio che avrebbero fatto meglio, perlomeno, a diluire. E invece è diventata la protagonista assoluta del nuovo album, come il singolo “Runaways” declama orgogliosamente, in grado di affossare persino il songwriting, generalmente delicatissimo, di Fran Healy dei Travis, all’opera per un’appena discreta “Here With Me”.

Una certa tendenza all’epicità melodica ha sempre contraddistinto i Killers, è vero, ma stavolta a corroborare, e peggiorare, il tutto vi è spesso una roboante produzione tutta “tastieroni e chitarroni” (si ascoltino “A Matter Of Time” e la title track) che suona come il botto di un frontale tra il Jon Bon Jovi capellone e la Cher che arrapava i marinai (e coi Queen tutti in coro a cantare poi l’omelia funebre).
Sapere che alle loro spalle ci sono stavolta anche due guru come Brendan O’Brien e Steve Lillywhite indispone un po’, sia perché fa impietosamente capire che, per i due produttori, i tempi di “VS” e di “War” non sono mai stati così lontani e irrecuperabili, e sia perché pone automaticamente i Killers nell’antipatica posizione di chi vuole a tutti i costi prendere il testimone dai propri idoli senza poterselo ancora permettere ed ergersi a difensori di quella “rockeggiante” grandeur che ormai suona persino anacronistica.

Se i loro intenti non fossero ancora ben chiari, tra gli autori dei brani salta fuori anche un certo Daniel Lanois. Ameno lui, però, riesce a essere un vero valore aggiunto per l’album in questione. I tre brani che portano la sua firma sono, infatti, anche i migliori del lotto: la snella “The Way It Is” e la ballata “Heart Of A Girl” (che vede Lanois anche come produttore) presentano delle melodie finalmente riuscite e che riescono a non farsi sopraffare troppo dalla prosopopea dei colleghi coinvolti in regia, mentre la dolente e sospesa “Be Still” ci ricorda che Flowers, nel giusto contesto, sarebbe anche un eccellente vocalist e non soltanto un insopportabile poseur.

Las Vegas: città di eccessi, divertimento e peccato, sa anche offrire lusso e raffinatezze elitarie ma rimane nell’immaginario collettivo come il più grande contenitore di patacche e dispendiose americanate. “Battle Born”, purtroppo, è una di queste.

(27/09/2012)



  • Tracklist
  1. Flesh And Bones
  2. Runaways
  3. The Way It Is
  4. Here With Me
  5. A Matter Of Time
  6. Deadlines And Commitments
  7. Miss Atomic Bomb
  8. The Rising Tide
  9. Heart Of A Girl
  10. From Here On Out
  11. Be Still
  12. Battle Born
  13. Carry Me Home*
  14. Flesh And Bones (Jacques Lu Cont Remix)*
  15. Prize Fighter*

*solo nella deluxe edition
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